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LE VICENDE STORICHE
"I fratelli Basso Maria e Federico
Brigida"
a cura di Marcello Paradiso
Nati a Termoli da agiata famiglia
e precisamente da Bernardo Brigida e dalla gentildonna
Maria Concetta Quici, il primo il 29 aprile 1775 e l'altro
il 29 marzo 1777; privati del padre in tenera età
vennero educati nei primi anni di vita dagli zii, indi
mandati a Napoli per ragioni di studio.
Lo slancio giovanile e l'amore per la libertà
li unirono al gruppo dei seguaci delle nuove idee che
avevano valicato le Alpi. Arrestati in giovanissima
età dalla polizia borbonica, venivano condannati
e chiusi nel carcere della Vicaria. Il 24 gennaio l799
il generale Champoniet, entrato in Napoli, vi proclamava
la Repubblica partenopea, liberando i prigionieri politici.
I due fratelli Brigida riconquistata la libertà,
sentirono il bisogno di far ritorno al luogo natio e
riabbracciare la vedova Madre. Intanto anche Termoli
aveva accettato il nuovo ordinamento repubblicano e
piantato in piazza l'albero della libertà. Il
2 febbraio 1799 trecento Albanesi, messi in armi e istigati
da fautori borbonici, assediarono Termoli. Perduta la
speranza di penetrare nella città a causa delle
fortificazioni e della strenua difesa degli abitanti,
stavano per battere in ritirata allorché, per
il tradimento di un cittadino, furono aperte le porte
ed invitati ad entrare. Giunti sulla piazza ferirono
gravemente il Dottore Domenico Bassani, cognato dei
Brigida e freddarono Giovanni Puca, di sentinella presso
l'albero della libertà nella pubblica piazza.
I fratelli Brigida nascosti in una stanzetta oscura
attigua alla Cattedrale, schermata da un grosso armadio,
sarebbero sfuggiti alla morte se lo scaccino Pasquale
Marchese non li avesse indicati alla schiera dei sanguinari
Albanesi. Presi e legati furono trascinati, tra la turba
avida di saccheggio, fuori dalla porta della cittadella
e nella località denominata "Molino a vento"
vennero fuccisi, secondo l'atto di morte trascritto
nei Registri parrocchiali dal Can. Macario de Fanis.
II Consiglio comunale nel novembre del 1893, dietro
proposta del Dott. Saverio Cannarsa, a memoria dei due
giovani fratelli Brigida considerati come martiri dell'indipendenza
italiana, volle che la via diretta allo spiazzo ove
i giovani furono uccisi fosse denominata Corso Fratelli
Brigida. Tale denominazione è tuttora in vigore.
Durante l'episcopato di Mons. Giovanni Proni, poi Vescovo
di Forlì, a causa dei lavori di sistemazione
della Cappella del Sacramento, è venuta alla
luce la lapide della tomba di Maria Concetta Quici.
La lapide è stata fissata fino al 2000 lì
dove è stata rinvenuta, ma verrà sistemata
nella zona museale della Cattedrale. Se merita di essere
apprezzata per le virtù di donna, Maria Concetta
Quici, molto più s'impone alla nostra ammirazione
per il nobile gesto del perdono cristiano. Infatti,
nello stesso mese di febbraio in cui i fratelli Brigida
erano stati uccisi, un distaccamento di truppa francese
si recò a Termoli per vendicare le giovani vittime.
La madre Maria Concetta Quici con coraggio, fattasi
avanti ai soldati, impose al genero Dott. Vincenzo Rossi
di Bonefro, che era tra i capi, di dimenticare l'offesa
e perdonare.
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