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LE VICENDE STORICHE
DA PIALI' PASCIA' AI FRATELLI
BRIGIDA (dal 1566 al 1799)
a cura di Marcello Paradiso
Dopo meno di un secolo dall'ultimo
assalto operato dalle galee veneziane Termoli subiva
un nuovo e feroce atto di guerra di cui parlano ancora
oggi la facciata e le annerite pareti della chiesa Cattedrale.
Il gran Sultano Solimano, bramoso di invadere e saccheggiare
i paesi costieri delle regioni italiane, mirava ad occupare
qualche isola in prossimità della costa. Fallita
l'impresa di espugnare Malta, rivolse le sue mire sulle
Isole di Tremiti, in prossimità del lido di Termoli.
Affidò l'impresa a Pialì Pascià,
quale comandante dell'armata di mare e a Mustafà,
generale dell'esercito di terra. Questi con circa 200
galee cariche di soldati, dopo aver veleggiato a largo
delle isole Tremiti e depredato Pescara, Ortona e Vasto
il 2 agosto del 1566 si portò nelle acque di
Termoli. Alla vista delle galee ottomane, la popolazione
stremata dalle precedenti vicende storiche, abbandonò
la città rifugiandosi nelle campagne e in gran
parte nella vicina Guglionesi. La città deserta
restò in balia degl'invasori. Questi irritati
per averla trovata abbandonata e con i segni della desolazione,
sfogarono la loro rabbia contro la Cattedrale, restaurata
dalla carità di Alpulso, re di Napoli. Penetrati
in essa fecero scempio di tutto. Nulla sfuggì
all'avidità dei predoni e alla voracità
del fuoco appiccato nel luogo sacro, in odio a tutto
ciò che parlava di fede cristiana. Della splendida
e venerata Cattedrale non rimasero se non le pareti
quasi calcificate e l'artistica facciata che con i segni
e i danni del fuoco ancora impressi nella pietra, parla
attraverso i tempi della primitiva magnificenza. Sembra
che i pirati in quella funesta occasione portassero
via anche una grossa campana dedicata
a S. Caterina.
Nel 1625 altro tremendo terremoto ebbe a seminare in
Termoli lutti e rovine. Le costruzioni più poderose
e di maggior rilievo della città, quali la Cattedrale
e il Castello rimangono gravemente scosse e quasi compromesse.
Per la loro salvezza si impegnarono i cittadini, nonostante
la modestia delle loro possibilità.
Gli eventi bellici che nel sec. XVII funestarono l'ltalia
per la successione spagnola toccarono, benché
episodicamente, anche la nostra città.
Nel luglio del 1703 Termoli fu assediata da soldati
austriaci che volevano occuparla in nome delI'Arciduca
Carlo. La popolazione, ormai abituata a simili eventi,
non si arrese. Fortemente animata dal suo Vescovo Michele
Petirro, nativo di Belcastro, chiuse le porte e difese
le mura; con appena 25 soldati spagnoli di guarnigione,
rigettò vittoriosamente l'attacco. Il gesto coraggioso
non passò inosservato. Filippo V, venuto a conoscenza
dell'eroica difesa prestata dalla popolazione termolese,
compensò la città con la donazione dei
contributi per quattro anni. Ma, come annota nei suoi
cenni storici Mons. De Rubertis, per le successive vicende
dei tempi, Termoli poté godere di tale benefizio
per un anno solo. Per gli altri tre anni ne godette
Carlo III, elevato al trono di Napoli.
La Rivoluzione francese ebbe il suo riflesso anche a
Termoli con il sacrificio di due giovani vite, i fratelli
Basso Maria e Federico Brigida.
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