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La storia di Termoli


LE VICENDE STORICHE

DAI SARACENI AI VENEZIANI (dall'827 al 1484)
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a cura di Marcello Paradiso

Le vicende storiche
Dai barbari ai conti
Dai Saraceni ai Veneziani
Da Pialì Pascià ai Fratelli Brigida
Da Napoleone alle guerre mondiali

Termoli, avamposto di particolare importanza strategica nel conflitto tra Benevento e Bisanzio, nell'827 subì un primo violento assalto dei Saraceni i quali risalendo dalla Sicilia, dopo aver devastato l'Apulia, spinsero le loro scorrerie sino ai nostri lidi. Si susseguirono banditeschi assalti negli anni 842 e 851.
Il Cronista della Cronaca di S .Stefano, già citata, ha fissato per la storia la triste calamità con espressioni sintetiche ma di forte efficacia.
Né furono assenti in queste ondate di barbare scorrerie gli Ungari, appartenenti alla stirpe dei Kazari. Idolatri e feroci come gli Unni di Attila, nell'889 valicarono per la prima volta le Alpi e dopo aver desolata la Marca Trevigiana giunsero sotto le mura di Pavia. A nulla valse l'opposizione di Berengario che intendeva illustrare il suo nome con una strepitosa vittoria. Gli Ungari animati dalla disperazione inflissero una tremenda sconfitta che mise in allarme città, vescovadi e monasteri.
La vittoria degli Ungari su Berengario mise l'ltalia in balia dei feroci barbari i quali abbandonati alla voluttà di scorrerie, pervennero sino ad Otranto scorrendo lungo la costa adriatica. Dalle rapine e dalle distruzioni di questi predoni non sfuggì il contado di Termoli. L'autore della Cronaca di S. Stefano ad rivum maris annota il passaggio delle orde ungariche.
Al furore degli uomini si aggiunge in quell'epoca lo sconvolgimento degli elementi, determinato da due spaventosi terremoti e precisamente nel 1088 e nel 1125.

Durante il periodo normanno la nostra Regione e quindi Termoli passò sotto il dominio di Roberto, Conte di Loritello, il quale fu il primo Contestabile del Regno, quando Ruggiero istituì tale carica. Egli tenne varie volte Corte Regale in Palatio Termulensi.
La nostra città non fu esente dalle tristi conseguenze derivanti dalle rivalità dei pretendenti al trono di Germania e al possesso delle varie regioni d'Italia. In quell'epoca due erano le Famiglie che signoreggiavano tutta la Germania: casa Guelfa da cui dipendevano Baviera e Sassonia con Turingia e casa Hohenstaufen, erede della casa Ghibellina, da cui dipendevano Svevia e Franconia. Dopo la morte di Enrico V veniva eletto imperatore il Duca di Sassonia Lotario II, nemico acerrimo della casa di Franconia. Si iniziava così per la Germania un periodo di guerre civili che distraendo gli Imperatori dalle cose d'Italia permisero, non senza gravi sacrifici, il progredire dei Comuni nelle libertà.
Nel 1130 essendo morto il Papa Onorio, dalla maggior parte dei Cardinali veniva eletto il pio Prelato di S. Angelo che prese il nome di Innocenzo II. Contro di lui insorse un certo Pier di Leone, discendente da ebrei e di cattiva fama, che fu l'antipapa Anacleto II. Quindi Roma, I'ltalia e la Cristianità venivano turbate da un deplorevole scisma contro il quale ebbe ad insorgere S. Bernardo Abate di Chiaravalle che, venerato dai popoli e dai principi, era quale arbitro di tutta Europa. Egli forte del suo prestigio morale raccolse la Cristianità intorno al legittimo Papa.
Intanto Ruggero II che fin dal 1101 era succeduto al padre nella Contea di Sicilia, aveva riunito sotto di sé la intera eredità dei figli di Tancredi di Altavilla, cioè la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Ma il titolo di Duca gli pareva troppo umile. Così pensò di accrescere il suo potere traendo profitto dallo scisma che dopo la morte di Onorio II funestava la Chiesa.
Per realizzare il suo piano offrì il suo pieno appoggio all'antipapa Anacleto II il quale gli conferì subito la investitura del Regno di Puglia. Un legato del falso pontefice pose, con grande solennità, sul capo di Ruggero la corona nella Cattedrale di Palermo nel 1130.
Il vero Papa fuggì da Roma in Francia e le sue ragioni furono validamente sostenute oltre che da S. Bernardo anche da Lotario. Questi nel 1136, accompagnato da Corrado e da Enrico il Superbo, discese in Italia a capo di un poderoso esercito, prese Pavia, Bologna ed altre città. Poi passò in Puglia per attaccare direttamente Ruggero che, senza alcuna esitazione, spiegava il suo pieno appoggio per l'antipapa Anacleto. Durante la marcia verso la Puglia Lotario attaccò e s'impadronì di Termoli che costituiva lungo la costa adriatica, uno dei più forti baluardi di difesa.

II passaggio di Lotario non poteva sfuggire alla osservazione del Cronista di S. Stefano ad rivum maris.
La conquista di Termoli da parte di Lotario riportò di nuovo la città sotto il Ducato di Spoleto ma non vi rimase a lungo, poiché Ruggero, partito che fu l'imperatore Lotario dall'ltalia, riacquistò tutti i suoi stati con la medesima facilità con cui li aveva perduti. Riconquistata pertanto al Ducato di Benevento, Termoli venne designata per Curia e difatti Tancredi vi tenne corte solenne dei suoi Baroni nel 1191, allorché risalendo dalla Sicilia, veniva ad affrontare l'armata di Enrico VI il quale, valendosi dei pretesi diritti della moglie Costanza al trono di Sicilia, si portava al sud per la riconquista del Regno. Lo scontro degli eserciti dei due potenti rivali fu per Termoli causa di nuove e più ampie rovine.
Indubbiamente il suo sistema difensivo e il suo porto quasi naturale così utile, in quei tempi, per approvvigionamenti di eserciti non poteva non destare l'attenzione dei belligeranti i quali avevano vivo interesse di assicurarsi il possesso di tale strategica zona. Non minori danni Termoli ebbe a ricevere dal fervido entusiasmo, veramente poco cristiano, dei Crociati partecipanti alla IV crociata, i quali radunati presso la foce del Sangro, prima di prendere il mare, depredarono tutte le terre dal detto fiume a Termoli. Delle tristi calamità cagionate dalla furia delle milizie crociate abbiamo un'eco dolorosa in un carme, in distici elegiaci di Berardo, monaco di Santo Stefano, la cui Badia fu in quella infausta circostanza arsa e abbattuta.
I pochi versi del monaco poeta sono sufficienti a darci la misura della desolazione in cui la nostra città venne ridotta dalle razzie dei Crociati.
Nel 1240 si dischiuse per Termoli un nuovo triste periodo di lutti e di rovine a causa della guerra dei Veneziani contro Federico Imperatore e Re delle Sicilie. Le milizie veneziane che avevano preso le armi in difesa del Papa contro l'imperatore, sbarcate sul lido di Termoli distrussero la città dopo averla violentemente saccheggiata.
Fu in quella occasione che Federico, allo scopo di rendere Termoli inaccessibile dalla parte del mare, la munì di solide fortificazioni e vi fece erigere il maestoso Castello che ancora oggi, dopo secoli di storia, fa mostra di sé, quasi a guardia della città.

Nel 1323 la città venne afflitta da una terribile pestilenza da cui rimase colpita la maggior parte degli abitanti. Il Re Roberto d'Angiò commosso per tanta sciagura, esentò gli scampati cittadini per cinque anni da ogni tributo.
Nel 1456 un tremendo moto tellurico, scuotendo la regione frentana, rovinò molti centri abitati ed ebbe a mietere innumerevoli vittime. Termoli rimase in gran parte distrutta; la sua Cattedrale subì danni gravissimi e sarebbe andata definitivamente perduta se non fosse stata con tempestività restaurata.
Nel 1484 i Veneziani essendo in guerra con Ferdinando di Aragona il quale con altri principi italiani cercava di contrastare l'ambizione della Repubblica, scorazzando con le loro galee lungo le coste adriatiche, assalirono nuovamente la nostra città e ai lutti e alle rovine di un tempo non ebbero ritegno di aggiungere più gravi disastri.

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