DERIVAZIONI ETIMOLOGICHE
a cura di Marcello Paradiso
La questione dell'origine della città
viene poi proposta e discussa indirettamente nelle ipotesi
fatte in diverse epoche e da numerosi studiosi circa
l'etimologia di "Termoli".
Tres Moles
Interamnia
Termulana Civitas
Le terme
Termon
Termolantes
TRES MOLES
La prima interpretazione viene fornita dall'Arcidiacono
Tommaso da Termoli, il quale vissuto nel 1400 fu consacrato
Vescovo di Guardialfiera dal Papa Innocenzo. Questi,
oltre che uomo di chiesa si affermò esimio scrittore
di epigrammi latini. Tra le sue produzioni poetiche
si legge il seguente epigramma:
"-Sunt qui tres moles, sunt qui urbi balnea parva
Tres moles formant urbem, Termaeque decorant Parvae,
quod mavis tu tibi lector Labe. Litterulas variat variata
in nomine origo Datque metrum varium, dat numerumque
simul-". Dai versi risulta evidente l'opinione
del prelato poeta il quale derivava la denominazione
Termoli sia dalla supposta esistenza, presso la città,
di piccole terme sia dalla presenza in essa di tre Torri.
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INTERAMNIA
II Romanelli vorrebbe far derivare la parola "Termoli"
dalla corruzione del termine Interamnia e scrive: "Chi
non vede che Termoli é corruzione d'Interamnia?
Da quell'inter è derivato Ter, al quale si è
aggiunto il resto a capriccio nella decadenza della
lingua latina dominante", affermazione con la quale
non concordo, per via delle leggi della fonetica.
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TERMULANA CIVITAS
L'Ughelli, nella storia dei Vescovi della diocesi afferma
che la Termulana Civitas è così chiamata
perché "quasi terminus Apuliae dicta, in
regione Frentanorum, hodie in Provincia Capitanata ad
mare posita est". In realtà Termoli non
ha mai segnato i confini della Puglia Daunia che dai
geografi antichi e moderni sono riconosciuti nel fiume
Frontone, oggi denominato Fortore che dista da Termoli
quasi 28 chilometri.
Mons. Giannelli nelle sue "Memorie" annota
al riguardo: "Questa città non è
sempre servita di confine tra la Puglia Daunia e li
Frentani o fra Capitanata e gli Abruzzi. La Puglia Daunia
a sentimento di tutti i Geografi verso queste contrade
non estendeva i suoi confini più oltre del fiume
Frontone oggi Fortore dilatati fino al fiume Biferno
nella divisione dell'Italia formata in regioni per ordine
dell'imperatore Cesare Augusto e si osserva lo stesso
nella divisione in Province formata per ordine dell'Imperatore
Adriano. Dopo il X secolo gli imperatori d'Oriente per
custodire e governare questa parte della Puglia tolta
alli Principi di Benevento e all'alto dominio degli
Occidentali Imperatori, costituirono nella ben munita
piazza di Bari, Uffiziale che per la sua indefinita
giurisdizione Catapano era chiamato: quale Ministro,
nome simile al suo diede alla Provincia, che Catapanata
o Capitanata fu detta, come adesso ancora si chiama.
I confini allora della medesima furono gli stessi, anzi
più ristretti della Daunia verso Occidente; talché
delle città marittime comprendeva solo Siponte
e di popoli di questa contrada rimasero soggetti ai
Principi Longobardi sinoacché non furono dai
valorosi Normanni soggiogati. Quindi è che se
questa città non era stata confine nella Daunia,
ma quasi centro nei Frentani, non era stata designata
per termine nelle divisioni di Augusto e di Adriano,
non era stata confine nello Stato dei Principi Longobardi,
ma capo di illustre contado e finalmente non era confine
della Capitanata ma confine solo é divenuta dopo
il sec. XIII in cui incomincia la divisione di questo
Regno in province, non si può ammettere l'etimologia
dell'Ughelli senza supporre che prima del suddetto sec.
XIII avesse avuto altro nome. II che non essendo vero,
mentre questa città Termoli era detta nei secoli
molto antecedenti, fa uopo che per altra cagione ebbe
tal nome."
Lorenzo Pignorio riprendendo la ipotesi dell'Arcidiacono
Tommaso, fa derivare il nome della nostra città
da Termulae, piccole Terme che dovevano trovarsi nei
pressi della stessa città. L'autore nella sua
nota storica parlando del terremoto del 30 luglio 1625
che funestò gravemente la regione frentana, asserisce
che nel territorio di Termoli sgorgarono in gran quantità...
"le vene e le scaturigini delle acque calde e delle
terme la di cui gran copia si deduce dal nome stesso
di Thermularum, oggi Termoli dato a questa città".
L'epigramma è riportato nei primi due versi anche
dal nostro Arciprete Francesco Paolo Menna in una nota
della Dissertazione circa il ritrovamento delle Reliquie
di S. Basso Martire, Vescovo di Nizza e Patrono della
nostra città...: dissertazione scritta e presentata
a Roma preso l'Accademia degl'Immaturi nel 4 agosto
del 1767.
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LE TERME
E' storicamente documentata la presenza di acque termali
nel territorio di Termoli?
L'Abate Domenico Romanelli, nativo di Fossacesia e che
durante la sua lunga vita dal 1736 al 1819 fu instancabile
ricercatore di patrie memorie, nella sua opera "Scoverte
frentane" scrive: "In tutto l'agro di Termoli
è prodigioso il numero di sorgive mediche termali,
degli antichi acquedotti che vi sono stati scoverti
e dei sotteranei cunicoli". Da queste terme si
vuol derivare il nome di Termoli, escluso quello di
Interamnia che dalla vicinanza e dal concorso dei fiumi
scorrenti intorno Fortore, Asinarca e Tiferno aveva
sortito. II sacerdote Prof. Luigi Ragni, nostro concittadino
nel suo studio sulla origine di Termoli scrive al riguardo
di sorgenti termali: "A poca distanza dall'abitato
di Termoli, a cinquecento metri o giù di lì
con leggero pendio verso il mare si estende la incantevole
spiaggia di Rio Vivo, detta così dal nome di
un ruscelletto che ivi scorre senza interruzione. Sotto
il letto arenoso di esso, e sotto un ponte, ivi costruito
per la ferrovia, si trovano nascoste delle piccole terme
(thermulae); e a pochi passi, lungo il lido un pavimento
di mattonelle ben connesse. Quando il ruscelletto in
piena e il mare in tempesta portano via l'arena, restano
scoperte a fior di terra e si possono ammirare. Parecchi
anni dietro le ho viste io, e, per quanto la memoria
mi sarà fedele, cercherò di descriverle.
Come si sa, le celle da bagni presso gli antichi venivano
aggruppate a maggiore o minore distanza dalla fornace.
Esse prendevano il nome dal diverso grado di calore,
chiamandosi tepidarium la camera da traspirare mediante
riscaldamento dell'aria; caldarium la cella dei bagni
d'acqua calda; frigidarium la camera dei bagni freddi.
Bacini o tinozze (solium, alveus) sorgevano nel mezzo
dei caldari e dei frigidari. Di questo genere appunto
sono quelle che si osservano a Termoli. Costruite di
mattonelle con abbondante e tenacissima malta, hanno
potuto resistere alle piene del torrentello e alle furie
del mare in burrasca" (pag. 24-25).
Pur facendo fede a quanto il Romanelli ha scritto circa
la presenza di sorgive mediche termali nell'agro della
nostra città e a quanto attesta il Prof. Ragni
come dato acquisito per diretta constatazione e di cui
posso rendermi garante anch'io per quel che ricordo
di avere osservato negli anni della mia adolescenza,
oggi non rimangono tracce scoperte di sorgenti termali,
mentre continua a scorrere il ruscello Rio Vivo.
Comunque concordo con l'opinione del Prof. Ragni che
esclude l'ipotesi della derivazione del nome di Termoli
da piccole terme dato che impianti e servizi termali
presuppongono agglomerati notevoli di popolazione già
bene identificati e testimoniano indubbiamente il loro
grado di sviluppo e di benessere non comune ed è
quindi poco credibile che sia stato abbandonato il nome
originario della città per cambiarlo a causa
delle terme.
Non vi sarebbe stata proporzione tra l'abbandono di
un nome che per essere originario, era sempre ricco
di nobile vetustà e una nuova denominazione che
veniva suggerita da una circostanza di non prestigioso
valore.
Nell'estate del 1977 cronache molisane, sul giornale
il Tempo, ebbero a far cenno di acque minerali affiorate
ai piedi del poggio su cui sorge l'abitato superiore
di Campomarino e precisamente nel parco di un moderno
complesso alberghiero. L'autore della nota giornalistica
non trascurava di richiamare la ipotesi delle acque
termali interessanti l'antica Termoli. La notizia colpì
l'opinione pubblica della zona, ma per ora sembra che
non sia andata oltre il fatto di cronaca.
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TERMON
II Mons. Tommaso Giannelli Vescovo di Termoli dal 1753
al 1768, nel suo già ricordato manoscritto avanza
un'opinione che afferma di desumere da antiche memorie
di cui si ignora l'origine e scrive: "Si narra
che Diomede, re di Eolia, dopo Achille e Aiace il più
valoroso fra li greci eroi, che furono all'assedio di
Troia, seguita di quella città la fatale rovina,
non volle ritornare alle patrie contrade, ma verso l'Italia
dirizzò il cammino. Si fermò nelle Isole
alle quali diede il suo nome e di Tremiti oggi son dette.
Di li passò al Gargano monte che egli riuscì
di conquistare e poi, per ristorarsi sulle passate sciagure,
fondò colla sua gente città che oggi a
piena bocca per pregio di antichità il vantano
Fondatore. Se le città più lontane, come
Benevento, si lusingano di origine gloriosa cotanto
antica, perché lo stesso di questa a quel monte
più vicina e nella rada dello stesso Adriatico
mare non é lecito asserire?". Servio che
scrisse aver Diomede fondate alcune città non
esclude la fondazione delle altre, mentre dice che "Diomedes...edomita
omni montis Gargani moltitudine, in eodem tractu civitates
multas condidit".
E se non esclude la fondazione delle altre città,
anzi asserisce che nella regione del monte suddetto
ne edificò molte, è molto verosimile aver
fondato questa che si chiama Termon in greco, poi Termoli
nell'italiana lingua, quale termine delle città...
marittime, essendo le altre nell'interno".
L'opinione del venerato Mons. Giannelli, benché
da lui definita "congettura" ha dei fondamenti
storici. Vi sono, infatti, solide tradizioni che fanno
derivare diverse città del litorale adriatico
come città fondate da colonie elleniche. Mi riservo
di riprendere in esame tale "congettura",
alla conclusione di questa rassegna storica delle varie
ipotesi formulate circa l'origine e la derivazione del
nome della nostra città.
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TERMOLANTES
Ultima in ordine cronologico si presenta la tesi di
Mons. Gennaro De Rubertis, anch'egli Vescovo di Termoli
dal 1827 al 1845. Nei cenni storici stesi per richiesta
dell'Abate Vincenzo D'Avino intorno alla Diocesi di
Termoli e pubblicati a Napoli nel 1848 scrive: "Noi
facciamo derivare Termoli da Termolantes, parola abbastanza
nota nei lessici della mezza età, che denotava
terre appartenenti alla chiesa, libere ed immuni dalla
podestà secolare. Infatti, si ha nella storia,
che i primi tenutari di Termoli furono i Monaci di Montecassino.
E Leone Ostiense, che per primo faceva uso di tale vocabolo,
era monaco cassinese, e scriveva la storia di Montecassino".
Non si può affatto negare l'appartenenza di Termoli,
in un periodo storico, all'abbazia di Montecassino prima
per concessione dei Principi di Benevento e poi per
conferma dell'imperatore Arrigo II con decreto dell'anno
1014.
Ora pur riconoscendo la storicità del dominio
di Montecassino su Termoli non si avverte la ragione
perché terre appartenenti alle chiese, libere
ed immuni dalla podestà secolare dovessero chiamarsi
Termolantes da cui sarebbe derivato il nome di Termoli.
In simili condizioni venivano a trovarsi indubbiamente
altri territori per i quali avremmo dovuto riscontrare
la medesima denominazione: e ciò non risulta.
Inoltre giova ancora osservare che pur volendo riconoscere
storica la tesi di Mons. De Rubertis, sorge la questione
del come venisse chiamata la città prima del
dominio cassinese e in tal caso come verrebbe a spiegarsi
il totale silenzio al riguardo. Pertanto anche questa
ultima ipotesi lascia insoluta la questione.
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