ANTICHE ORIGINI
a cura di Marcello Paradiso
L'attuale Termoli non spiega e non
esaurisce tutta la storia della città che affonda
la sua origine sicuramente in tempi molto più
remoti di quelli che si possono dedurre dal Borgo Vecchio.
La Termoli primitiva è da situarsi in una età
remotissima e in un sito non identificabile con l'attuale,
in prossimità della zona attualmente denominata
"Difesa Grande".
In questa vasta contrada sono venuti alla luce, in periodi
diversi e per il lavoro dell'uomo, muri, mosaici, tegole,
tasselli, anfore, monetine e quanto possa attestare
l'esistenza di un centro abitato antico.
Già il Pollidori aveva asserito che nella città
antica sorgeva un tempio dedicato ad Esculapio, di cui
era stato scoperto l'altare con un serpente di bronzo
recante sul dorso la seguente iscrizione: "Aesculapio
et saluti Sacrum ex voto Callixtus D.". Questo
reperto, come riferisce il Romanelli nell'opera citata,
fu portato a Napoli e deposto nel museo della Famiglia
Picchiatti. Inoltre il medesimo Pollidori, sempre in
riferimento all'antica città, parla di un colle
denominato Drijon o Drio su cui sorgeva un tempio dedicato
a Calcante e avente alla base un altro, dedicato a Podalirio.
Di questa antichità purtroppo
non abbiamo vestigia. Di scoperte a noi più vicine
parla il De Nino nelle sue "Notizie degli Scavi":
"Al di là del Vallone dell'Eremita, su di
un'altra pianura detta Difesa Grande, che appartiene
al tenimento di Termoli, ancora su poderi dei fratelli
Graziani, i rottami antichi sono molto più abbondanti.
In un punto si vedono disseminate, a breve distanza
mattonelle che l'aratro, di recente, dovette certo scastrare
da qualche pavimento ad opera spigata. A fior di terra,
si scorgono di quando in quando lunghe linee di muri
che s'intersecano e biforcano. Nel principio di un avvallamento
della Difesa Grande, formicolano a mucchietti tasselli
bianchi e neri e qua e là grossi pezzi di pavimento
costruito con essi; pavimento che tempo addietro era
intatto, con graziosi disegni, ma che oggi l'aratro
ha sconvolto".
Le parole del De Nino trovano conferma nella testimonianza
del Prof. Luigi Ragni: "Io stesso coi miei occhi
in una tenuta dei fratelli Graziani sita in Difesa Grande,
osservai un bellissimo pavimento a mosaico; e molto
più giù, nella stessa direzione, in un
campo dei fratelli Candela, una gran quantità
di pezzi di tegoloni, di cui alcuni interi, e di doli
scavati dall'aratro e accumulati sotto alberi o davanti
a siepi o serviti per fare strade da un punto a un altro".
(pag. 24)
Dai reperti affiorati e constatati da testimoni oculari
si arguisce senz'altro che anticamente la zona era abitata
e che in essa va ubicata la primitiva Termoli. Questa
antica città da chi e come trasse origine?
L'interrogativo mi richiama la "congettura"
di Mons. Giannelli il quale nel formularla come già
è stato notato asserisce di averla desunta da
antiche memorie.
La tradizione o leggenda afferma che
Diomede re dell'Etolia e compagno di Enea veleggiando
verso i lidi dell'italica penisola, abbia prima approdato
al gruppo delle isole che guardano Termoli e che per
diverso tempo ebbero a chiamarsi Diomedee (oggi Tremiti)
e poi sbarcato ai lidi del Gargano e risalita la costa
adriatica abbia fondato Termoli, Istonio e altre città.
Pur non volendo ritenere autentica tale leggenda, è
indubbiamente storico che fin dalla remota antichità
vi furono movimenti di stirpi partite dal mondo greco
e immigrate sulle coste e sul suolo d'Italia, attraverso
il mar Ionio e l'Adriatico che costituivano la via più
breve per conquistare nuove terre, maggiore spazio di
vita e irradiare la splendida civiltà micenea.
La tradizione storica ci ricorda i famosi Pelasgi, possessori
delle arti metallurgiche e valenti costruttori di acropoli
e di mura di cinta, che, partiti dalla Siria e attraverso
l'Asia Minore, poco a poco si erano spinti a colonizzare
la Grecia, donde in seguito passarono in Italia. Ci
ricorda inoltre i Japigi il cui paese si stendeva dal
capo S. Maria di Leuca, lungo le coste adriatiche, oltre
il promontorio del Gargano.
Questo dato non contraddice affatto
alla tesi che ritiene come nell'età. remota in
cui si svolsero le emigrazioni delle stirpi elleniche
verso i nostri lidi, genti della Etolia approdate alle
nostre coste, si ebbero a stabilire nella zona che ha
dato alla luce ruderi di antiche civiltà e abbiano
fondato una città a cui ebbero a dare il nome
di Terma o Termo-polis, come estremo limite della loro
peregrinazione.
In tal caso trova direi logica la sua soluzione il problema
della etimologia di Termoli così controversa
e dibattuta dai non pochi studiosi che ad essa vollero
applicarsi.
La controversia si è protratta per secoli perché
nell'esame della etimologia o si é voluta riconoscere
una matrice etimologica latina o una derivazione greca
fermandosi sulla radicale con il theta (dermos =caldo)
anziché sulla radice con il T (Terma= limite,
confine, estremità).
La parola Termoli è di origine greca e non latina.
La sillaba terminale li richiama evidentemente il termine
polis greco che si legge integro nei nomi per es.: Napoli,
Agropoli, Gallipoli. Pertanto il nome della nostra città
in origine doveva essere TERMA o TERMOPOLI, cioè
città del confine.
Nel corso dei secoli per il processo di trasformazione
per sincope o per allitterazione a cui vanno soggette
le lingue, si sono generati i nomi Termule, Termulante,
Termoli.
Rimane così confermata la primissima origine
di Termoli e dal nome di essa nel ciclo storico della
civiltà ellenica che valicando i mari ebbe ad
irradiarsi sui lidi dell'Italia meridionale, segnando
della propria luminosa impronta quella realtà
socioculturale denominata "Magna Grecia" la
cui fama è racchiusa principalmente nei nomi
di Cuma, di Velia, di Siracusa, di Sibari, di Taranto
e di Siponto.
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