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Monumenti: il Castello Svevo


IL CASTELLO: GLI STUDI, LA STORIA

a cura di Pietro Creatore

Il Castello rappresenta l'emblema della città di Termoli, un'icona senza tempo che compare, rielaborata in mille modi diversi, in ogni immagine che voglia richiamare, in modo immediato e diretto, l'idea della città stessa (Foto 1 - Castello di Termoli).
Tra coloro che hanno contribuito ad approfondire la conoscenza del Castello di Termoli3, sono da annoverare Mons. Tomaso Giannelli4, il Bertaux5, l'Haseloff6, il Laccetti, il Masciotta ed, in tempi più recenti, il Marino7.
Il Bertaux fu tra coloro i quali sostennero che il Castello di Termoli fosse stato fatto costruire da Federico II (Tav. IV), sulla base della forte somiglianza tra questo ed il Il Castello di Lucera8
(Foto 2 - Castello di Lucera).
L'Haseloff, invece, dopo aver condotto un dettagliato studio sulla morfologia e sulla struttura dell'edificio (Tav. V - Tav. VI) ne ricevette l'impressione di una costruzione con esclusive funzioni di utilità, a causa del suo aspetto austero e privo di qualsiasi ornamento. Rilevò inoltre innumerevoli modifiche che gli impedirono di datare con precisione il Castello, tuttavia ritenne errate le conclusioni del Bertaux poiché a suo giudizio nessun elemento avrebbe potuto da solo provare l'origine sveva del maniero.
Il Laccetti, acuto studioso locale, dopo aver condotto un'attenta analisi delle caratteristiche architettoniche del castello (Tav. VII - Tav. VIII) le ritenne in gran parte tipiche delle costruzioni militari normanne.
I castelli eretti dai normanni, infatti, avevano essenzialmente funzioni di difesa, per cui erano costituiti da una grossa ed alta torre al centro e da piccole torri ai fianchi; i castelli svevi, invece, dovendo principalmente ospitare la dimora del sovrano, avevano un'estetica molto più curata.
Dunque, la comune opinione secondo la quale la costruzione del castello di Termoli sarebbe da attribuirsi a Federico II è da ritenersi priva di fondamento poiché basata su notizie non documentate: è però probabile che in epoca federiciana il Castello abbia subito delle trasformazioni, nell'ambito di un preciso piano di riorganizzazione militare del reame che, tra il 1220 ed il 1246, spinse Federico II a riorganizzare e potenziare le opere fortificate normanne già presenti sul territorio ed a realizzarne di nuove.
Circa l'origine del Castello anche il Marino, interessatosi alla costruzione in tempi recenti, si è mostrato abbastanza incerto. Egli osserva che l'attuale aspetto della fortezza disorienta chiunque voglia tentare una lettura di ciò che è rimasto: alcuni elementi tipologici sono tipici dell'epoca sveva, altri dell'epoca normanna, altri ancora di epoca più antica. Rileva come non sia unica nemmeno la sua forma ed il sistema difensivo a "donjon" di importazione normanna, utilizzato a lungo anche dopo l'epoca dei Normanni (Tav. IX).
Detta organizzazione difensiva era tale da impedire ad eventuali assalitori una facile conquista della fortezza poiché la Torre superiore, utilizzata abitualmente come abitazione, essendo indipendente dal resto della costruzione, poteva essere isolata dai locali sottostanti lasciando ai difensori la possibilità di servirsi almeno di una parte delle attrezzature.
Analizzando le feritoie si ritiene che abbiano perso la loro forma originaria poiché sembrano somigliare più a finestre o prese di luce ed aria che a nicchie destinate ad accogliere soldati (Foto 3 - Feritoie). Tuttavia, crede che possano essere state utilizzate sia da arcieri che da balestrieri, anche se successivamente devono aver subito i rimaneggiamenti necessari ad adattarle all'uso delle armi da fuoco.
Nessuna trasformazione, invece, crede che abbiano subito le quattro torrette di coronamento la cui forma circolare sfuggente ha conservato notevole efficacia anche contro il tiro delle armi da fuoco (Foto 4 - Torrette di coronamento).
Per quanto riguarda invece la funzione svolta dall'edificio, sulla base dell'analisi degli elementi fortificati del Castello, ipotizza che possa essere stato utilizzato come avamposto militare del territorio pugliese per l'avvistamento e la segnalazione, e come posto di controllo e di sosta-rifornimento lungo l'antica via di comunicazione che, lungo il mare, portava alla Capitanata.
Secondo il Marino, il Castello inizia a perdere di importanza dal punto di vista militare allorché, affermandosi la dominazione spagnola, si riducono i pericoli interni ed esterni e per la Puglia comincia un periodo di relativa calma ed inerzia bellica. A partire da questo momento vengono sovrapposte decorazioni alle pareti, aperte finestre, allargate feritoie e che le attrezzature e gli uomini in forza vengono ridotti.

Il sistema difensivo I documenti storici L'architettura
Una visita guidata La conservazione La valorizzazione


Nota 3:
Nel 1902 il Castello di Termoli è stato dichiarato monumento nazionale.
Nota 4:
Nel 1753 il Vescovo di Termoli Mons. Giannelli, descrisse in un memoriale lo stato in cui si presentava il sistema difensivo della città all'atto del suo insediamento,: <<…Si vede ancora un edificio che ha la figura di Castello. Le mura sono in parte cadute, le Torri rovinate, il Castello prossimo alla distruzione>>.
Nota 5: E. Bertaux, Les arts de l'orient musulman dans l'Italie méridionale, tratto da "Mélanges d'archeologie et d'istoire", 1895.
Nota 6: A. Haseloff, Die Bauten der Hohenstaufen in Unteritalien, op. cit.
Nota 7: L. Marino, Il castello di Termoli, op. cit.
Nota 8: Il Bertaux sostiene addirittura che Pierre D'Angicourt, architetto di Federico II, prese a modello il Castello di Termoli per costruire il maschio di Lucera.

Fotografie: ANTONIO DE GREGORIO ph. - piazza cattedrale - Termoli

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