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Cenni storici
Termoli
ha una tradizione marinara antichissima, che secondo
alcuni storici risale al tempo dei Frentani; una tradizione
che, come sostiene Alfonso Perrella ne "L'Antico
Sannio e l'attuale provincia di Molise"(1)
si è affermata e sviluppata grazie alla presenza
del porto.
Prima
ancora dell'abate Perrella, del porto a Termoli al tempo
dei Frentani e soprattutto della pesca parla Pietro
Pollidori, studioso abruzzese vissuto tra il 1600 ed
il 1700, in un manoscritto conservato presso la biblioteca
della Società Napoletana di Storia Patria, al
capitolo intitolato "Dissertatio de portibus et
emporiis Frentanorum". Ne dà conto Edviger
Corsetti. (2)
Al
tempo dei Longobardi e, con più convinzione,
a quello della dominazione normanna fa, invece, risalire
il porto termolese G.B. Masciotta, storico di Casacalenda,
in una sua monumentale opera. (3)
In
un altro ponderoso lavoro, anche un altro studioso,
il barone larinese Giandomenico Magliano, si è
chiesto se Interamnia Larinatium, nome di Termoli al
tempo dei Frentani, avesse avuto il porto. (4)
Altre testimonianze e documentazioni
rafforzano queste tesi, una in particolare, che racconta
di una controversia che opponeva nel 1430 i Vastesi
ed altre popolazioni limitrofe agli amministratori del
porto termolese a causa di una imposta, la "portorio",
applicata per trasportare nel regno e fuori di esso
derrate e vettovaglie.
La
controversia fu portata davanti al re Alfonso D'Aragona
per essere risolta e questi decretò che i ricorrenti
avevano diritto a godere delle stesse immunità
riconosciute al tempo di Re Gugliemo I di Sicilia (1120-1166).
Non v'è, dunque, alcun dubbio
sull'esistenza del porto in epoca normanna; parecchi
e concordi sono gli storici e gli studiosi dell'epoca,
così come è certa la sua importanza ai
fini commerciali.
I traffici dovevano essere così
intensi da rendere necessaria addirittura la stesura
di veri e propri accordi commerciali, specie con le
popolazioni della costa jugoslava, per far sì
che tutto si svolgesse in un rapporto di reciproco interesse,
senza dar adito o alimentare controversie.
Corrispondeva a tali necessità
il trattato di scambio ed amicizia del 3 Marzo 1203
con gli abitanti della città di Ragusa, l'attuale
città croata di Dubrovnik. (Immagine
1)
Sempre a proposito dei rapporti con le popolazioni della costa
dalmata, Gianfranco De Benedittis e Luigi Marino ipotizzano
che la posizione strategica in Adriatico delle Isole
Tremiti e la presenza sull'arcipelago di un autorevole
monastero benedettino hanno influito non poco nello
sviluppo dei traffici commerciali di Termoli con l'altra
sponda.(5)
Un altro trattato o accordo che dir
si voglia fu necessario stipulare una ventina d'anni
dopo con la città di Fermo a causa di "
tutte le cose incresciose e gli eventi un tempo
accaduti tra i cittadini vostri e nostri
".
L'intesa sottoscritta nel 1225 da Gentile di Bonfiglio
Maraldi per la città marchigiana e da tale Silvestro
de Filecto per il comune di Termoli, avrebbe regolato
da quel momento in poi i rapporti di natura commerciale
tra le due città, senza dare adito ad ingiustizie,
pena il pagamento di "100 once d'oro".
Dallo
stesso documento si apprende che i fermani esportavano
panni colorati, di lino e di lana, mentre da Termoli
partivano grano, bestie, legumi e derrate alimentari
varie. L'accordo stabiliva un vero e proprio tariffario
da applicare ai commerci da e per le due località,
sia via mare che via terra ed a questo riguardo nel
documento si parla esplicitamente del porto di Termoli.(6)
Il rapporto con i fermani da allora
non si è mai interrotto, è durato fino
alla metà del 1900. Presso i merciai della località
marchigiana i marinai termolesi continueranno ad acquistare
la tela per fare la velatura fino alla scomparsa delle
barche a vela.
Sempre
nel XIII secolo, non solo trattati, ma anche contratti
di navigazione molto precisi disciplinavano il commercio
marittimo. Lo confermano le annotazioni riportate sui
Registri della Cancelleria Angioina, dove, fra le tante,
si può leggere che nel 1283, in un non specificato
porto pugliese, fu "ordinato" di corrispondere
all'equipaggio di due galee di Termoli, oltre alle paghe
anche il "panatico".(7)
Al lavoro sul mare, ed a quanti vi
si dedicavano, accenna molto più tardi anche
il Vescovo Tommaso Giannelli nelle sue famose o famigerate
(a seconda dei punti di vista) "Memorie" del
1766. Termoli contava allora 1400 abitanti divisi in
due ceti: pescatori e contadini.
In quegli anni i pescatori termolesi
solcavano il mare nonostante non vi fosse più
da tempo un luogo di riparo, poiché l'antichissimo
porto era stato prima sconquassato dal terremoto del
Dicembre 1456, successivamente devastato dall'invasione
dei Turchi del 1566 ed infine cancellato del tutto da
un altro rovinoso terremoto nel luglio-Agosto del 1627.
Nonostante
questa grave menomazione, il commercio via mare al tempo
di Giannelli doveva essere ancora molto attivo stante
ciò che scrive il vescovo.(8)
Nelle "Memorie" è
documentata l'ampiezza che i trasporti marittimi avevano
ancora a quel tempo, nonché la loro ricaduta
economica ed occupazionale sulla popolazione di Termoli,
dove, proprio a causa della mancanza del porto, per
caricare le merci sui grossi trabaccoli ormeggiati in
rada era necessario fare la spola con i battelli; vi
è inoltre la prova che, all'infuori di quelle
da pesca, nessuno a Termoli a quel tempo pensava di
dotarsi di barche più grandi per fare cabotaggio.
In assenza di un'intraprendente classe
armatoriale locale, chi sfruttava il traffico commerciale
marittimo da e per Termoli in quegli anni erano certamente
i marinai e i commercianti pugliesi, in particolare
quelli di Giovinazzo.
"Paranzelli" e trabaccoli
di quella località, già nel Settecento,
ma soprattutto nel secolo successivo hanno incessantemente
alimentato il commercio con la nostra città e
il retroterra, trasportando dalla Puglia essenzialmente
vino ed olio ed esportandovi botti, cotone, pelli, canapi,
legumi secchi, grano, ecc.
Il
decreto del 16 Gennaio 1833 con il quale Ferdinado II
di Borbone, "Per la grazia di Dio Re del Regno
delle due Sicilie, di Gerusalemme
", elevava
dalla "
seconda alla prima classe
la
dogana di Termoli nella provincia del Contado di Molise
",
facilitò ancora di più le "
operazioni
d'importazione, esportazione e cabotaggio
"
(Immagine 2)
La
necessità di seguire sul posto quella che doveva
essere, oltre che ragguardevole, anche una redditizia
attività, obbligò alcune famiglie giovinazzesi,
come i Bonserio, De Gaetano, Molinini, Marolla, a trasferirsi
stabilmente a Termoli.(9)
Per riavere il suo porto, Termoli dovrà
aspettare più di trecento anni, ma intanto i
traffici commerciali, anche per effetto della nascita
e diffusione delle strade e di altri vettori, si erano
notevolmente ridotti, fin quasi a scomparire. La pesca,
al contrario, ha invece conosciuto uno sviluppo tale
da rappresentare una delle più importanti leve
dello sviluppo economico degli ultimi 50 anni, insieme
al turismo balneare.
Si può, dunque, tranquillamente
affermare che il rapporto dei termolesi con il mare
è antico e storicamente provato, ne ha segnato
la vita, lo spirito, l'economia, la cultura. Attraverso
un lunghissimo tempo qui è nata e si è
consolidata la tradizione di una marineria tra le più
importanti del Medio Adriatico, che da tempo, profondamente
trasformata ed innovata, ha contribuito a migliorare
non poco le condizioni di vita e di lavoro dei pescatori.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1)
A.PERRELLA, L'Antico Sannio e l'attuale
provincia di Molise, Ed.: De Matteis Isernia 1890.
"
L'antica esistenza del porto dell'Interamnia
Frentanorum traspare tra le profonde acque che la bagnano
all'est e tra i grossi scogli che la cingono. Ai tempi
dei Frentani, il porto era famoso per natura ed arte,
e dovette essere costruito quando quel popolo era giunto
all'apogeo della sua grandezza ..."
"... Decadde quando divenne il bersaglio dei barbari.
Indi acquistò di nuovo rinomanza sotto i Longobardi
ed i Normanni ..." ..."I successori di Federico
riguardarono il porto di Termoli come uno dei ricchi
rami del Regio Erario e tutte le merci della nazione
ne avevano in esso il prezzo
"
Altre notizie sono contenute nello stesso capitolo:
"
L'importanza di Termoli e del suo porto
nella mezzana età viene anche dimostrata dalla
dimora che vi fece Re Tancredi, il quale, nel 1191,
vi tenne solennemente corte dei suoi Baroni, stabilendovi
il quartier generale per far fronte alle armi di Arrigo
VI, che con grosso esercito era giunto alla conquista
del regno, come riferisce, tra gli altri il Giannone.
In tale occasione il porto accolse molte navi di commercianti
per la provvista del regio esercito. Della qual cosa
vendicossi poi Arrigo, il quale, riuscito vincitore,
recò non pochi danni a Termoli e luoghi circostanti.
Si sa pure dalla storia che Federigo I munì di
fortificazioni il porto, per renderlo inaccessibile
ai nemici dalla parte del mare. Il Romanelli riporta
a testimonianza la seguente iscrizione che esisteva
sul luogo nel passato secolo: Federicus Dei gratia Roman.
Imp. Rex Ierusalem et Cicil. Fieri fecit. An. Dom. Incar.
MCCXVII. Imp. XXVII. Regni Ierus. XXII Sicil. XLIX
"
Torna al testo
(2)
E. CORSETTI, I porti frentani in epoca romana,
Ortona 1982
" ... Il Pollidori riferisce anche notizie relative
al porto di Termoli ugualmente usato dai Frentani, ..."
e più oltre aggiunge "
prima dell'XI
secolo d.C. era stato adibito ai commerci con genti
straniere. Era praticato, tuttavia, il commercio anche
con le genti vicine: tanta era però la presenza
di navi non solo indigene, ma anche straniere, che si
usava il porto termolese come arsenale navale.
Quì si godeva soprattutto dei proventi della
pesca, di cui la decima parte fin dall'anno 976 era
stata attribuita alla chiesa termolese e la quarta parte
alla nuova chiesa di S.Bartolomeo Apostolo a Termoli.
"
Il saggio così continua: "
Di quel
porto (Termoli) fa menzione Oderisio, abate del Monastero
di San Giovanni in Venere nei Capitoli editi per gli
abitanti di Rocca S.Giovanni nell'anno 1200. Enrico
VI, che emanò le leggi per la bajulazione del
porto di Ortona, prescrisse le medesime anche per il
porto di Termoli. Lo stesso porto è ricordato
nella Storia del rinvenimento e della traslazione del
corpo di San Cataldo vescovo di Taranto e confessore,
scritta da Berlingerio Tarantino in cui, tra l'altro,
si legge testualmente: "Poi la città di
Buca fu chiamata Termoli e in questo modo l'appellano
uomini dotti esperti delle antichità dei Frentani
"Esistette Buca, città marittima, che aveva
un porto idoneo ad accogliere navigli. All'inizio del
50 d.C. da qualche parte sopravviveva e aveva suoi abitanti
e sono testimoniati monumenti scritti di diverso
genere
" Torna al testo
(3)
G.B. MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai nostri
giorni, (IV Vol.) Cava dei Tirreni 1952
" ... Il porto di Termoli può essere
tutt'al più di origine longobarda, ma non sarebbe
agevole dimostrarlo. Esso è dovuto indubbiamente
all'epoca normanna; nel periodo della conquista e dell'espansione
normanna fiorì per commerci ed efficienza bellica.
..." Torna al testo
(4)
G.D. MAGLIANO, Considerazioni storiche sulla città
di Larino, a cura di A. Magliano Campobasso 1895
"
Del suddetto porto di Termoli il tempo
divoratore di tutto fa mancarci le notizie assicuratrici
della sua esistenza a' tempi più floridi della
larinate grandezza. E' certo però ch'era in piedi
sotto la Normanna dominazione, come da diploma che si
riporta più appresso, ed altra pruova ne fornisce
l'anno 1194, quando i Crociati vi si trasferirono cercando
imbarco ad oggetto di "il gran sepolcro liberar
di Cristo"; ponendo tutto a ruba e sacco ed assai
malmenando la misera Termoli.
"
Il Magliano, cita nelle note anche documenti dell'epoca
angioina che parlano del porto di Termoli. In particolare
l'opera del Minieri Riccio "Il Regno di Carlo
I°" nella quale si afferma che "
Re Carlo scrisse in data 26 gennaio 1273 al Segretario
di Sicilia di permettere di uscire dal Regno il nobile
Olivieri di Termoli, suo diletto, il quale andava alla
spedizione di Terra Santa con una nave e tre galee;
che Re Carlo II°, in data 10 maggio 1283, ordinò
a Termoli di fornire due galee per la spedizione di
Sicilia; e che lo stesso Re emanò editto il 31
marzo 1289 ai portolani di Termoli, Manfredonia, ecc.
d'impedire l'estrazione dei grani dai detti porti attesa
la carestia." Torna al testo
(5)
G DE BENEDITTIS., L MARINO, Rapporto preliminare
sulla recinzione medioevale di Termoli: lo scavo archeologico
alla Torre "Tornola"(1981), Archeologia
Medievale", X 1983.
"
Non meno importante appare il collegamento
con le Isole Tremiti e con il suo importante monastero
benedettino posto in posizione favorevole per i rapporti
commerciali via mare con la Dalmazia. L'Italia meridionale,
fra X ed XI sec., ha intensi contatti con l'altra sponda
adriatica e non è difficile ipotizzare, nonostante
la scarsità di documentazione, che anche Termoli
con il suo porto prenda parte a questi consistenti scambi
commerciali.
"
Secondo gli stessi autori "
Il porto è
certo una delle strutture economiche più importanti
della città: nel 1196 è interessato da
leggi promulgate dall'imperatore Enrico VI (Cfr. A.Antinori,
Raccolta di memorie istoriche delle tre province degli
Abruzzi, II Napoli 1782, pag.84); la sua rilevanza è
comprovata da alcuni documenti
" p. 419
Torna al testo
(6)
W. HAGHEMANN, Un trattato del 1225 tra Fermo e Termoli
finora sconosciuto, in Studi in onore di R.Filangeri,I
Napoli 1959. Anche in E.CANDELA, Candela e il porto
di Termoli 827-1973, Pescara 1973. Secondo quest'ultimo
si tratterebbe di uno strumento notarile originale,
conservato a Fermo presso Arch. Dipl., Perg. N°
155 e mancante del sigillo del comune di Termoli.
Nel giugno del 1225 fu stipulato un accordo firmato
Gentile di Bonfiglio Maraldi per il comune di Fermo
e Silvestro de Filecto per il comune di Termoli "
riguardo a tutte le controversie che vi furono nel passato
tra gli uomini della città di Fermo e di Termoli
,
"Tale è in seguito l'accordo,
che il detto Gentile per il comune e gli abitanti di
Fermo stabilisce un'imposta, consenziente Silvestro
che accetta per i termolesi danneggiati, per cui un
cittadino di Fermo entrando via terra a Termoli con
delle merci, con qualsiasi carico di panni di colore,
sia tenuto a pagare come imposta due tarì d'oro"
,
"E qualunque barca o legno proveniente
dalla regione compresa dal Tenna a Fermo, fino alla
città di S.Benedetto, approderà e scaricherà
e se porterà merci a terra verso il porto di
Termoli e dal porto di Termoli fino a Campomarino, pagherà
di imposta mezzo tarì soltanto
"
(traduzione dal latino medioevale di Angelo Pasqualini).
Torna al testo
(7)
R. DE GAETANO, Vele di Giovinazzo, 1992.
Torna al testo
(8)
T. GIANNELLI, 1983: 34, 35
"
Il grano che s'imbarca per Napoli o
per altri Luoghi di questo Regno, ed anche talora per
Luoghi esteri, è il negozio, che si considera
di utile maggiore." "
ciascheduno Cittadino
riceve mercede per cavare il grano dalle fosse, per
vincolarlo, per misurarlo, per portarlo al lido, per
caricare i battelli, per trasportarlo con questi alla
nave
" Anzi, c'è addirittura il rammarico
che: "
Niuno sin ora si è impegnato
avere nave di qualche portata maggiore delle pescarecce
per mercantare nelle piazze di Ancona, Venezia, Trieste,
Spalatro, Ragusi. E pure sarebbe questo un negozio di
utile grande
" Torna al
testo
(9)
R. DE GAETANO, Vele di Giovinazzo, 1992: 61,62.
"
Questo commercio alimentò strettissimi
rapporti d'amicizia e parentela tra le nostre famiglie
marinare e quelle di Vieste, Rodi, Termoli, tanto che,
non pochi marinai si stabilirono in quei paesi, alcuni
permamentemente, curando in quei porti gli affari della
famiglia.
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De Fanis "Paranze e Battelli a Termoli
(1900-1950). Uomini, Simboli, Colori", 2003. |