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Cenni
Storici | La paranza | 24
paia di barche | 1900-1950 | I
trabucchi
La paranza
nell'ambito della tradizione marinara
Ciò
che ha maggiormente caratterizzato negli ultimi 150
anni la tradizione marinara termolese sono state, senz'alcun
dubbio, le paranze. Il termine paranza deriva dalla
voce meridionale paro, paio, e sta ad indicare
due barche che procedono in coppia per pescare a strascico.
Oggi, sempre più spesso, si
tende ad identificare con tale termine un unico e determinato
esemplare d'imbarcazione, invece che due. Nel gergo
marinaro termolese, invece, la distinzione è
stata sempre netta: si chiamava "barca", quella
adibita per la pesca in coppia e "battello"
una diversa imbarcazione a vela di forme e dimensioni
più contenute rispetto alla prima, che era invece
adoperata per metodi di pesca solitaria. Con gli stessi
termini (barca e battello) erano registrate anche presso
gli uffici marittimi.
Ad Ortona la barca da paranza era chiamata
"Paracòcce", nelle Marche e nell'alto
Abruzzo "Lancetta", "Barchino" o
"Barchetto " in Romagna, "Bragozzo"
(a fondo piatto) e "Brazzera" a Venezia e
dintorni. Il termine "Lancetta", tradotto
in dialetto Lanzétte, fu adoperato anche
a Termoli fino ai primissimi anni del Novecento, probabilmente
arrivato da più a nord insieme alla barca, poi
si tramutò in paranza.
Paranzona e paranzella erano le varianti,
rispettivamente più grande e più piccola
della paranza-tipo in uso in tutto l'Adriatico centrale,
le cui misure erano all'incirca le seguenti: lunghezza
sui 10 metri o poco più, larghezza da m.3.30
a 3.50, stazza lorda tra le 8 e le 9 tonnellate, un'altezza
di costruzione di m.1.50-1,60.
La
prua e la poppa di queste barche erano piene e di forma
arrotondata, la prora maggiormente bombata, la carena
piatta per agevolarne l'alaggio sulle nostre spiagge,
strutturalmente molto robuste. A differenza del "bragozzo"
e del barchino, che erano dei bialberi, le paranze avevano
un albero solo e montavano vele quadrangolari, dette
al terzo. Altre caratteristiche distintive erano due
grossi occhi ai lati dell'asta di prua, a scopo ornamentale,
e la "toppa", una specie di testa situata
alla sommità del dritto di prua.
La paranza, oggi, è prevalentemente
intesa ed accreditata dappertutto come specifica tipologia
d'imbarcazione, più che come metodologia di pesca,
la cui origine è da ricercarsi quasi sicuramente
nella brazzera veneta, a sua volta derivata da quella
istriana e dalmata.
Al riguardo,
più ancora che un confronto d'immagini, risulta
molto convincente la dettagliata descrizione che ne
fa, in un saggio del 1989, uno dei maggiori studiosi
italiani in questo campo, Mario Marzari, secondo cui
la brazzera era "
l'imbarcazione più
diffusa della costa orientale e dell'alto Adriatico
"(1).
La descrizione è tanto precisa quanto utile per
capire come la brazzera possa essere stata l'antenata
della nostra paranza.
Non
molto dissimile da quella del Marzari è la descrizione
che Raffaello De Gaetano fa di quello che egli chiama
"Paranzello".(2)
Del
tutto coerente con l'opinione del Marzari e del De Gaetano
è l'affermazione di Carmen Pelusi, secondo la
quale "
barche chiamate paranze compaiono
alla fine del '700 nel porto di Rimini e tale denominazione
stava ad indicare sia il tipo di natante, sia il metodo
di pesca con esso praticato.
"(3)
A volere essere più esaustivi
va aggiunto che fino al XV secolo nell'Adriatico erano
presenti solo grossi velieri, tipo galeoni e galere,
per lo più dediti ai commerci. Nel secolo successivo,
al graduale abbandono delle navi di notevole stazza
fa riscontro la costruzione e l'uso di quelle più
piccole, tipo trabaccoli e brazzere.
L'impiego prevalente è ancora
quello del trasporto delle merci. Un maggiore sviluppo
di tipi d'imbarcazioni s'ebbe nei secoli XVII e XVIII
con la messa in esercizio di natanti ancora più
piccoli (trabaccoli fino a 15 metri di lunghezza, bragozzi
e paranzoni) in grado di svolgere attività mista:
pesca e trasporto.
La brazzera veneta, date le sue dimensioni
e caratteristiche, nasce probabilmente tra il XVII ed
il XVIII secolo e, dopo qualche rapido adattamento,
grazie al frequente scambio di esperienze sempre avvenuto
fra le varie marinerie adriatiche, divenne il tipo d'imbarcazione
più diffuso sulla costa centrale adriatica fino
alla metà del secolo XX, assumendo la denominazione
di lancetta nelle Marche e nell'alto Abruzzo e paranza
più a sud, fino a Termoli.
Trovano, pertanto, conferma in questo
modo anche le testimonianze raccolte sulla presenza
a Termoli delle paranze fin dalla seconda metà
dell'800, il cui maggior sviluppo s'ebbe, però,
soltanto nel quindicennio che va dal 1920 al 1935.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1)
M.MARZARI, Analisi della marineria tradizionale in
alto Adriatico e Dalmazia, 1989.
"
l'imbarcazione più diffusa della
costa orientale e dell'alto Adriatico, le cui origini
si possono ritenere dalmate, come specificano R.Vidovic
e E. Rosamani, e far risalire al XVI secolo. La brazzera
era impiegata per il piccolo cabotaggio, più
raramente per la pesca, e nelle forme era simile al
trabaccolo, solo più piccola. Risultava particolarmente
adatta per i collegamenti tra la costa e le isole dalmate
e del Quarnero, dato il suo ottimo comportamento in
mare."
" Il suo scafo era rigonfio, solitamente pontato,
ben carenato, con un alto bordo libero, la prua era
alta e rotonda ed a poppa aveva un robusto timone che
scendeva oltre la chiglia." "
raggiungeva
misure variabili tra i 10 ed i 15 metri di lunghezza,
poteva avere da 8 fino a 25 tonnellate di stazza, e
un ampio boccaporto di carico era ricavato dietro l'albero.
L'equipaggio di una brazzera era normalmente composto
da quattro a sei uomini
."
" La brazzera si presentava in forme diverse,
ma soprattutto attrezzata in vari modi a seconda delle
località di provenienza. La brazzera veneta era
diffusa in alto Adriatico ed era quella dalle forme
più piene e rotonde, aveva un albero, spostato
verso prua, armato con una vela al terzo ed un lungo
bompresso mobile munito di polaccone. Era forse quella
di dimensioni maggiori, sempre pontata, ed aveva sui
masconi di prua i classici oculi, com'era d'uso sui
trabaccoli.
"
Il Marzari, sostiene che la conformazione geografica
dei luoghi presi in esame: "
Nei secoli
ha portato allo sviluppo di tipologie di imbarcazioni
da lavoro profondamente diverse; la relativa distanza
tra le due sponde ha inoltre favorito un rapido scambio
di conoscenze, che ha sempre portato all'impiego della
tipologia più adatta all'uso e all'ambiente.
Vi troviamo quindi la presenza di un notevole numero
di imbarcazioni, che non ha riscontro in altri mari:
in Adriatico si possono infatti distinguere una quarantina
di scafi, tipici di quest'area, oltre a constatare la
presenza delle imbarcazioni tradizionalmente impiegate
nel bacino del Mediterraneo. Due sono i poli marinari
che hanno profondamente influenzato la marineria Adriatica:
Venezia e Ragusa.
" Torna
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(2)
R. DE GAETANO, Vele di Puglia - Dal Viceregno al
Regno, 2000
"
Lo scafo, dal fondo piatto e di poco
pescaggio, era facilmente tirato a secco sulle nostre
spiagge; le sue linee curve e piuttosto tozze - la sezione
orizzontale è quasi ovale a somiglianza dei trabaccoli
-, terminava con una prua panciuta e curva all'interno,
mentre la poppa, a cuneo, era leggermente inclinata
verso l'esterno.
"
"
Lo scafo era poco più lungo
dei 10 metri e largo, alla sezione maestra, circa 2,6
metri.
"
" ... Alla fine del '700 la paranza sostituisce
la tartana sia al traffico che alla pesca, diventando
un legno diffusissimo ed affidabile.
"
"
Caratteristica peculiare del bastimento
erano "gli occhi di prora", due vistosi ornamenti
in legno
"; "
Altra caratteristica
del bastimento era l'altezza del suo timone - circa
1/3 della lunghezza dello scafo
"
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(3)
C.PELUSI, La pesca tradizionale: reti, attrezzi,
tecniche pescatorie, 1989 Torna
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Il contenuto di queste pagine può
essere consultato in forma estesa sul volume di Giovanni
De Fanis "Paranze e Battelli a Termoli
(1900-1950). Uomini, Simboli, Colori", 2003. |