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La Tradizione Marinara


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La paranza nell'ambito della tradizione marinara

Ciò che ha maggiormente caratterizzato negli ultimi 150 anni la tradizione marinara termolese sono state, senz'alcun dubbio, le paranze. Il termine paranza deriva dalla voce meridionale paro, paio, e sta ad indicare due barche che procedono in coppia per pescare a strascico.

Oggi, sempre più spesso, si tende ad identificare con tale termine un unico e determinato esemplare d'imbarcazione, invece che due. Nel gergo marinaro termolese, invece, la distinzione è stata sempre netta: si chiamava "barca", quella adibita per la pesca in coppia e "battello" una diversa imbarcazione a vela di forme e dimensioni più contenute rispetto alla prima, che era invece adoperata per metodi di pesca solitaria. Con gli stessi termini (barca e battello) erano registrate anche presso gli uffici marittimi.

Ad Ortona la barca da paranza era chiamata "Paracòcce", nelle Marche e nell'alto Abruzzo "Lancetta", "Barchino" o "Barchetto " in Romagna, "Bragozzo" (a fondo piatto) e "Brazzera" a Venezia e dintorni. Il termine "Lancetta", tradotto in dialetto Lanzétte, fu adoperato anche a Termoli fino ai primissimi anni del Novecento, probabilmente arrivato da più a nord insieme alla barca, poi si tramutò in paranza.

Paranzona e paranzella erano le varianti, rispettivamente più grande e più piccola della paranza-tipo in uso in tutto l'Adriatico centrale, le cui misure erano all'incirca le seguenti: lunghezza sui 10 metri o poco più, larghezza da m.3.30 a 3.50, stazza lorda tra le 8 e le 9 tonnellate, un'altezza di costruzione di m.1.50-1,60.

La prua e la poppa di queste barche erano piene e di forma arrotondata, la prora maggiormente bombata, la carena piatta per agevolarne l'alaggio sulle nostre spiagge, strutturalmente molto robuste. A differenza del "bragozzo" e del barchino, che erano dei bialberi, le paranze avevano un albero solo e montavano vele quadrangolari, dette al terzo. Altre caratteristiche distintive erano due grossi occhi ai lati dell'asta di prua, a scopo ornamentale, e la "toppa", una specie di testa situata alla sommità del dritto di prua.

La paranza, oggi, è prevalentemente intesa ed accreditata dappertutto come specifica tipologia d'imbarcazione, più che come metodologia di pesca, la cui origine è da ricercarsi quasi sicuramente nella brazzera veneta, a sua volta derivata da quella istriana e dalmata.

Al riguardo, più ancora che un confronto d'immagini, risulta molto convincente la dettagliata descrizione che ne fa, in un saggio del 1989, uno dei maggiori studiosi italiani in questo campo, Mario Marzari, secondo cui la brazzera era "… l'imbarcazione più diffusa della costa orientale e dell'alto Adriatico …"(1). La descrizione è tanto precisa quanto utile per capire come la brazzera possa essere stata l'antenata della nostra paranza.

Non molto dissimile da quella del Marzari è la descrizione che Raffaello De Gaetano fa di quello che egli chiama "Paranzello".(2)

Del tutto coerente con l'opinione del Marzari e del De Gaetano è l'affermazione di Carmen Pelusi, secondo la quale "… barche chiamate paranze compaiono alla fine del '700 nel porto di Rimini e tale denominazione stava ad indicare sia il tipo di natante, sia il metodo di pesca con esso praticato. …"(3)

A volere essere più esaustivi va aggiunto che fino al XV secolo nell'Adriatico erano presenti solo grossi velieri, tipo galeoni e galere, per lo più dediti ai commerci. Nel secolo successivo, al graduale abbandono delle navi di notevole stazza fa riscontro la costruzione e l'uso di quelle più piccole, tipo trabaccoli e brazzere.

L'impiego prevalente è ancora quello del trasporto delle merci. Un maggiore sviluppo di tipi d'imbarcazioni s'ebbe nei secoli XVII e XVIII con la messa in esercizio di natanti ancora più piccoli (trabaccoli fino a 15 metri di lunghezza, bragozzi e paranzoni) in grado di svolgere attività mista: pesca e trasporto.

La brazzera veneta, date le sue dimensioni e caratteristiche, nasce probabilmente tra il XVII ed il XVIII secolo e, dopo qualche rapido adattamento, grazie al frequente scambio di esperienze sempre avvenuto fra le varie marinerie adriatiche, divenne il tipo d'imbarcazione più diffuso sulla costa centrale adriatica fino alla metà del secolo XX, assumendo la denominazione di lancetta nelle Marche e nell'alto Abruzzo e paranza più a sud, fino a Termoli.

Trovano, pertanto, conferma in questo modo anche le testimonianze raccolte sulla presenza a Termoli delle paranze fin dalla seconda metà dell'800, il cui maggior sviluppo s'ebbe, però, soltanto nel quindicennio che va dal 1920 al 1935.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

(1) M.MARZARI, Analisi della marineria tradizionale in alto Adriatico e Dalmazia, 1989.
" … l'imbarcazione più diffusa della costa orientale e dell'alto Adriatico, le cui origini si possono ritenere dalmate, come specificano R.Vidovic e E. Rosamani, e far risalire al XVI secolo. La brazzera era impiegata per il piccolo cabotaggio, più raramente per la pesca, e nelle forme era simile al trabaccolo, solo più piccola. Risultava particolarmente adatta per i collegamenti tra la costa e le isole dalmate e del Quarnero, dato il suo ottimo comportamento in mare."
" Il suo scafo era rigonfio, solitamente pontato, ben carenato, con un alto bordo libero, la prua era alta e rotonda ed a poppa aveva un robusto timone che scendeva oltre la chiglia." "…raggiungeva misure variabili tra i 10 ed i 15 metri di lunghezza, poteva avere da 8 fino a 25 tonnellate di stazza, e un ampio boccaporto di carico era ricavato dietro l'albero. L'equipaggio di una brazzera era normalmente composto da quattro a sei uomini …."
…" La brazzera si presentava in forme diverse, ma soprattutto attrezzata in vari modi a seconda delle località di provenienza. La brazzera veneta era diffusa in alto Adriatico ed era quella dalle forme più piene e rotonde, aveva un albero, spostato verso prua, armato con una vela al terzo ed un lungo bompresso mobile munito di polaccone. Era forse quella di dimensioni maggiori, sempre pontata, ed aveva sui masconi di prua i classici oculi, com'era d'uso sui trabaccoli. …"
Il Marzari, sostiene che la conformazione geografica dei luoghi presi in esame: " … Nei secoli ha portato allo sviluppo di tipologie di imbarcazioni da lavoro profondamente diverse; la relativa distanza tra le due sponde ha inoltre favorito un rapido scambio di conoscenze, che ha sempre portato all'impiego della tipologia più adatta all'uso e all'ambiente. Vi troviamo quindi la presenza di un notevole numero di imbarcazioni, che non ha riscontro in altri mari: in Adriatico si possono infatti distinguere una quarantina di scafi, tipici di quest'area, oltre a constatare la presenza delle imbarcazioni tradizionalmente impiegate nel bacino del Mediterraneo. Due sono i poli marinari che hanno profondamente influenzato la marineria Adriatica: Venezia e Ragusa. …" Torna al testo

(2) R. DE GAETANO, Vele di Puglia - Dal Viceregno al Regno, 2000
" … Lo scafo, dal fondo piatto e di poco pescaggio, era facilmente tirato a secco sulle nostre spiagge; le sue linee curve e piuttosto tozze - la sezione orizzontale è quasi ovale a somiglianza dei trabaccoli -, terminava con una prua panciuta e curva all'interno, mentre la poppa, a cuneo, era leggermente inclinata verso l'esterno. …"
" … Lo scafo era poco più lungo dei 10 metri e largo, alla sezione maestra, circa 2,6 metri. …"
" ... Alla fine del '700 la paranza sostituisce la tartana sia al traffico che alla pesca, diventando un legno diffusissimo ed affidabile. …"
" … Caratteristica peculiare del bastimento erano "gli occhi di prora", due vistosi ornamenti in legno …"; " … Altra caratteristica del bastimento era l'altezza del suo timone - circa 1/3 della lunghezza dello scafo …"
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(3) C.PELUSI, La pesca tradizionale: reti, attrezzi, tecniche pescatorie, 1989 Torna al testo

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Il contenuto di queste pagine può essere consultato in forma estesa sul volume di Giovanni De Fanis "Paranze e Battelli a Termoli (1900-1950). Uomini, Simboli, Colori", 2003.

 
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