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L'identità di
Termoli è chiaramente quella di città
marinara. Anche oggi che il peso delle attività
legate alla pesca si è per molti versi ridimensionato
a favore di quelle collocate sulla terraferma.
Allo stato delle acquisizioni si può suddividere,
grosso modo, in tre fasi storiche l'origine e l'evoluzione
delle attività marittime a Termoli:
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la prima, che va dall'epoca
frentana (con tutte le cautele) al 1627, segnata
dalla presenza di un importante porto, poi distrutto
da un terribile terremoto, dove si svolgeva una
significativa attività di cabotaggio e
anche militare;
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la pesca, fino ad allora sacrificata
ad attività più redditizie, ricevette
nuovi impulsi, finendo col rappresentare la principale
attività;
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infine, con la ricostruzione
del porto (quello attuale) avvenuta intorno alla
metà degli anni trenta e soprattutto con
la motorizzazione delle barche, si è dato
il via ad un intenso sfruttamento delle risorse
marine e parallelamente, cosa del tutto nuova,
al turismo balneare di massa.
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Tutto ciò premesso, il periodo che meglio e più
di tutti gli altri ha caratterizzato la tradizione marinara
della città di Termoli è stato quello delle
paranze, le più diffuse imbarcazioni da pesca del
medio Adriatico. Con le paranze centinaia di persone,
in massima parte semianalfabete, hanno dato vita, per
quell'epoca, ad una delle più riuscite e capillari
forme d'impresa, loro principale fonte di sussistenza,
nonchè mezzo che ha esaltato l'innata arte marinaresca.
Oltre alla pesca a strascico una certa importanza hanno
avuto a Termoli, a partire dalla metà dell'Ottocento,
anche i trabucchi, la cui esistenza si è trascinata
fino ad oggi. |
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