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Tradizione marinara

Note a cura di Giovanni De Fanis

L'identità di Termoli è chiaramente quella di città marinara. Anche oggi che il peso delle attività legate alla pesca si è per molti versi ridimensionato a favore di quelle collocate sulla terraferma.
Allo stato delle acquisizioni si può suddividere, grosso modo, in tre fasi storiche l'origine e l'evoluzione delle attività marittime a Termoli:

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la prima, che va dall'epoca frentana (con tutte le cautele) al 1627, segnata dalla presenza di un importante porto, poi distrutto da un terribile terremoto, dove si svolgeva una significativa attività di cabotaggio e anche militare;
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la pesca, fino ad allora sacrificata ad attività più redditizie, ricevette nuovi impulsi, finendo col rappresentare la principale attività;
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infine, con la ricostruzione del porto (quello attuale) avvenuta intorno alla metà degli anni trenta e soprattutto con la motorizzazione delle barche, si è dato il via ad un intenso sfruttamento delle risorse marine e parallelamente, cosa del tutto nuova, al turismo balneare di massa.
Tutto ciò premesso, il periodo che meglio e più di tutti gli altri ha caratterizzato la tradizione marinara della città di Termoli è stato quello delle paranze, le più diffuse imbarcazioni da pesca del medio Adriatico. Con le paranze centinaia di persone, in massima parte semianalfabete, hanno dato vita, per quell'epoca, ad una delle più riuscite e capillari forme d'impresa, loro principale fonte di sussistenza, nonchè mezzo che ha esaltato l'innata arte marinaresca.
Oltre alla pesca a strascico una certa importanza hanno avuto a Termoli, a partire dalla metà dell'Ottocento, anche i trabucchi, la cui esistenza si è trascinata fino ad oggi.
Cenni storici
La paranza
"24 paia di barche"
1900-1950
I trabucchi

Il contenuto di queste pagine può essere consultato in forma estesa sul volume di Giovanni De Fanis Paranze e Battelli a Termoli (1900-1950). Uomini, Simboli, Colori, 2003.

 
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