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Invito all'Opera
Luigi Ricci

di Maurizio Giarda

Napoletano purosangue, nacque nel 1805, si formò con Zingarelli e Generali che lo indirizzarono verso l’opera comica. Esordì con “L’IMPRESARIO IN ANGUSTIE” cui seguirono una trentina di opere in prevalenza comiche, delle quali 4 in collaborazione col fratello Federico.

Dotato di una vena fresca, briosa e ricca di umori faceti popolareschi colse grandi successi, specialmente con “UN AVVENTURA DI SCARAMUCCIA” del 1832, sulla figura del famoso attore Tiberio Fiorilli, attivo a Parigi nel 600. Ricordiamo anche “L’ABATE TACCARELLA”, “IL DIAVOLO CONDANNATO NEL MONDO A PRENDERE MOGLIE”, di carattere fantastico, satirico, ove Belzebù, venuto nel mondo per corrompere un’anima, è a sua volta reso succube di una avvenente giovane, “LA LUCERNA DI EPITTETO”, una allegoria stravagante con finalità moraleggianti, “IL BIRRAIO DI PRESTON”, “I DUE SERGENTI PIEDIGROTTA”, del 1852, vivacissima commedia popolare con la famosa tarantella, pervasa di un sapore giocoso e sentimentale insieme, sprazzi di vita napoletana tra vicoli, cicalecci, rivalità amorose, gelosie, serenate e feste popolari. Si conclude con un vorticoso inno di esultanza dionisiaca, che sembra echeggiare nel ritmo avvolgente della tarantella antiche danze greche.

Si provò anche con l’opera seria, ma gli mancò quel lucido, penetrante stile che rende le opere comiche divertenti anche oggi. Tra di esse la più notevole è forse”L’EROINA DEL MESSICO”, del 1828, sulle gesta di Fernando Cortez.
Altri titoli, “ANNIBALE IN CAPUA”, “ULISSE IN ITACA”, “LA SOLITARIA DELLE ASTURIE”.

Più felice riuscì nel genere sentimentale patetico, specialmente con “CHIARA DI ROSEMBERG”, che ebbe un vero trionfo alla Scala nel 1831. Ambientata sullo sfondo delle Alpi, palpita di affettuosi slanci lirici, accurata strumentazione, appartiene a una tradizione illustre che ebbe capolavori come “ELISA” di Cherubini, “LINDA DI CHAMONIX” di Donizetti, “LA FAMIGLIA SVIZZERA” di Weigl.
Anche “L’ORFANELLA DI GINEVRA” piacque per il caldo, dolce lirismo.

Negli ultimi anni fu colto da crisi di pazzia che lo portarono alla morte nel 1859 in un manicomio di Praga dopo una vita agitata e tormentata da passioni infelici come quella per le sorelle Stolz, famose cantanti. Il suo ultimo lavoro fu “IL DIAVOLO A QUATTRO”, opera fantastica, surreale, ironica e grottesca, tentativo di creare un mondo illusorio, in contrapposizione alla realtà.

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