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Invito all'Opera
Stefano Pavesi

di Maurizio Giarda

Nativo di un piccolo centro nei pressi di Crema, Stefano Pavesi (1779-1850) fu un operista di rilievo del periodo di trapasso tra l'era di Cimarosa, Paisiello, Piccinni e l'avvento di Rossini.
Nelle sue pagine emerge l'eco del 700 che in un secondo tempo si colora di echi rossiniani, fu felice sopratutto nel genere comico sentimentale, tra i primi successi “LA FIERA DI BRINDISI”, del 1804, “L'AVVISO AI GELOSI”, “IL SIGNOR MARCANTONIO”, del 1810, il suo più grande successo di recente ripresa a Pesaro, che ispirò a Donizetti la trama del “DON PASQUALE”.

Pavesi si avvicinò poi al genere semiserio e tragico con “IL MONASTERO”, “CORRADINO CUOR DI FERRO”, “LA GIARDINIERA ABRUZZESE”, “LA GIOVINEZZA DI GIULIO CESARE”, un brillante successo: l'opera parla degli amori giovanili di Cesare unendo atmosfere drammatiche ad altre sensuali e comiche.

Tra il 1820 e il 1826 fu direttore dell'opera italiana a Vienna, nell'ultima parte della sua attività si avvicinò alle atmosfere romantiche più accese e cupe, con “INES D'ALMEIDA”, “EGILDA DI PROVENZA”, “IL SOLITARIO ED ELOIDIA”, “ARDANO E DARTULA”, opera ossianica ambientata sullo sfondo di tenebrose foreste, “LA DAMA BIANCA DI AVENEL” da un romanzo di Walter Scott, “GLI ARABI NELLE GALLIE”, dramma epico sul conflitto tra cristiani e arabi nel 700.

Queste opere rivelano a tratti una energica ispirazione, tratti melodici interessanti, alcune sinfonie hanno accenti vigorosi. Il gioco scenico è ricco di acute introspezioni pur essendo legate alle leggi imperanti rivelano una dose di originalità.

A parte citiamo due altri lavori, la commedia “AGATINA” del 1816, trascrizione della vicenda di Cenerentola con un brillantissimo ritmo comico, sentimentale, l'esaltazione dei buoni sentimenti, la voglia di vivere, l'esultanza finale col trionfo del bene, la punizione dei malvagi e invidiosi: l'opera in 4 atti “LA MUTA DI PORTICI” del 1831 suo ultimo lavoro, data alla Fenice di Venezia e sullo stesso soggetto dell'opera di Auber apparsa 3 anni prima. È forse l'opera tragica di Pavesi più notevole, per il ritmo serrato dell'azione, le arie dei protagonisti vibrano di autentica commozione, ivi è un impiego dei ritmi popolari napoletani svolti con fresca vivacità. Un opera che si inserisce a diritto tra le più significative di quegli anni, le scene della rivolta destarono viva emozione per i sottintesi accenti libertari.

Pavesi lasciò in tutto 65 opere, ed è uno degli operisti più interessanti, una riscoperta più approfondita della sua produzione sarebbe auspicabile.

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