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Invito all'Opera
Carlo Coccia

di Maurizio Giarda

Fu un operista di gran nome ai suoi tempi, poi cadde nella totale dimenticanza fino a tempi recenti quando la riscoperta di “CATERINA DI GUISA” lo ha rivelato autore di rilievo.
Nato a Napoli nel 1782 fu allievo di Fenaroli e Paisiello che lo fece assumere come pianista presso la corte, intanto esordiva come operista con “IL MATRIMONIO PER CAMBIALE” nel 1807 cui seguirono con ritmo sostenuto altre trentasei opere, fino al 1841, di ogni genere, dopo una serie di farse secondo i moduli dell'opera buffa napoletana come “VOGLIA DI DOTE E NON DI MOGLIE”, “LA VERITA' NELLA BUGIA” e altre. Si avvicina all'opera seria con “CARLOTTA E WERTHER”, “LA DONNA SELVAGGIA”, “RINALDO D'ASTI”, “CLOTILDE”, “ELENA E COSTANTINO”, “MANDANE REGINA DI PERSIA”, che ha momenti spettacolari efficaci come la scena della visione di Persepoli, antica capitale della Persia.
Fu poi chiamato a Lisbona e poi a Londra ove diresse il teatro italiano, e incontrò un’aristocratica inglese che si innamorò di lui. Qui scrisse “MARIA STUARDA”, nel 1827, che fu giudicata troppo uniforme e tetra dalla critica inglese.
Non gli piaceva l'atmosfera londinese, moriva di nostalgia per Napoli, e alla fine se ne andò. A Torino fu nominato insegnante all’accademia di canto e in seguito tenne la carica di maestro di cappella del duomo di Novara, scrivendo molta musica sacra e un requiem per Carlo Alberto.
Le sue opere più significative sono “EDOARDO IN SCOZIA”, “ENRICO DI MONTFORT”, del 1831 e la citata “CATERINA DI GUISA”, del 1833, suo capolavoro che ha momenti di intensa espressività, come la scena in cui Enrico legge una poesia a Caterina, sua cugina, per tentare di dichiararle il suo amore. Tutto lo spartito respira un’atmosfera nuova, di superamento dei moduli rossiniani, anticipa la “riforma” di Mercadante, tenta un approfondimento delle situazioni sceniche e della psiche dei personaggi, con un accompagnamento orchestrale raffinato e suggestivo (secondo Carli Ballola). Le ultime opere, tra cui “LA FIGLIA DELL' ARCIERE”, ebbero fredde accoglienze e nel 1841 Coccia decise di ritirarsi dall'attività di operista.
Si spense a 91 anni nel 1873 a Novara, che intitolò al suo nome il teatro comunale. Accanto alla sua tomba fu inumato nel 1956 Guido Cantelli, il grande direttore d'orchestra scomparso in un incidente aereo.

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