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Stadio, campetti, palasport: la Termoli sportiva reclama spazi: "Ecco come intervenire"
Intervista ad Antonio Giuditta, presidente della V commissione consiliare sullo Sport. Dall’esigenza di regolamentare l’utilizzo delle strutture alla volontà di adeguare lo stadio e i palazzetti, l’esponente dell’Idv rivela dove e come l’amministrazione comunale vuole agire. «Nel 2015 partirà la consulta e approveremo il regolamento. Le associazioni meritano una medaglia, ma devono capire che non sono padrone degli impianti». E sulla delega che il sindaco voleva conferirgli, spiega il perché ha rifiutato. «Non ritengo fosse utile in quel momento».


di Stefano Di Leonardo

In home page un’immagine del palazzetto di piazza Giovanni Paolo II; qui sopra Antonio Giuditta
Termoli. Uno stadio inadeguato per strutture e servizi, un palazzetto senza un’area parcheggio, un altro che cade a pezzi. E poi campetti di calcio a cinque qua e là, ma nemmeno uno al chiuso. Il mondo sportivo termolese ha un bisogno vitale di nuove strutture o almeno di adeguare quelle già esistenti. L’amministrazione guidata da Angelo Sbrocca ha fatto sapere pubblicamente di essere disposta ad ascoltare proposte dai privati, ma in attesa che qualcuno sia disposto a investire sul territorio, è al Comune che si rivolgono le tante associazioni termolesi. Il presidente della V commissione consiliare che si occupa di sport è Antonio Giuditta, eletto con l’Italia dei Valori e per ora immobile davanti al fuggi fuggi dal partito dei dipietristi. «È un momento di riflessione, non per forza devo seguire gli altri. Nagni? Non lo sento dal primo consiglio comunale. Ho parlato invece con Parpiglia e Caruso» fa sapere. In quest’intervista analizza l’attuale situazione e prova a delineare il futuro dell’impiantistica sportiva cittadina.

La prima domanda è scontata. Come mai non c’è un assessore allo sport?
«Il sindaco ha mantenuto per sé la delega. Voleva affidarmela, ma non l’ho vista una cosa utile. Preferisco fare quello per cui sono stato eletto, il consigliere comunale».

Che linea sta adottando l’amministrazione comunale riguardo agli impianti sportivi? Quali sono le priorità?
«In commissione ci stiamo concentrando sulla regolamentazione delle strutture col supporto di tutti, c’è molta collaborazione. Nel 2015 dovremo porci degli obiettivi precisi».

L’adeguamento di alcune strutture, ad esempio?
«La linea è ancora da vedere. Occorre trovare modo e finanziamenti per rimettere a norma alcuni impianti assieme a delle associazioni. Pensiamo di farlo tramite dei bandi, come è già avvenuto in precedenza. Quello che vogliamo però, e ci tengo a sottolinearlo, è che gli impianti devono poter essere utilizzati da tutti».

È per questo che intendete regolamentarne l’utilizzo?
«Esatto. È un discorso che intendiamo prendere di petto, tutelando il lavoro delle associazioni, dalle più grandi alle più piccole. Ciò non toglie che l’utilizzo vada riorganizzato. Tante strutture sono abbandonate a se stesse. Non indico responsabilità di qualcuno in particolare, ma vanno rimesse in sesto e regolamentate».

Molte volte sono però le stesse associazioni ad occuparsi dei lavori.
«Sì, infatti darei una medaglia alle associazioni che lo fanno. Al tempo stesso cercheremo di riequilibrare l’utilizzo degli impianti rispetto a chi li gestisce. Per essere chiari: le associazioni che gestiscono determinate strutture, non sono proprietarie delle stesse. Faremo in modo che ci siano le stesse possibilità per quelle associazioni che non gestiscono strutture. Il nuovo regolamento imposta proprio questo discorso che per noi è fondamentale».

Detto questo, è innegabile che ci siano impianti inadeguati. Vogliamo cominciare con lo stadio Cannarsa?
«Per stadio c’è un progetto diverso che prevede il possibile utilizzo di tutta quell’area che affaccia sul lungomare. Però credo sia solo un’idea per ora».

Sugli altri campi di calcio invece c’è ancora da migliorare, no?
«La situazione migliore è quella del campo della parrocchia di SS Pietro e Paolo in erba sintetica. Occorre invece trovare una soluzione per il campo di contrada Airino, anche se quella zona, essendo limitrofa a San Pietro, è ben coperta. Inoltre su Difesa Grande bisogna realizzare la strada di collegamento col campo in erba naturale».

Passiamo ai palazzetti dello sport.
«Al PalaSabetta serve qualche lavoro, da realizzare col contributo di associazioni e privati. Il PalAirino invece non può rimanere così. Serve una riqualificazione totale».

Anche sul fronte palestre scolastiche Termoli non è messa meglio.
«Quelle comunali sono state ripristinate e rimesse in sesto. Su quelle provinciali sono dell’opinione che bisognerebbe fare un passaggio politico. La Provincia di Campobasso e i direttori scolastici dovrebbero dare maggiori possibilità di utilizzo di queste strutture.
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Le richieste delle associazioni sono tante, ma dobbiamo lavorare in sinergia».

Un’altra grande lacuna è la mancanza di un campo al coperto per il calcio a cinque, lo sport amatoriale più praticato. Come pensate di ovviare?
«Lo so bene, facendo parte dell’Arcadia calcio a cinque. Nei mesi invernali giocare all’aperto è un grosso problema. Tuttavia al momento non c’è un impianto al chiuso che si possa utilizzare per il calcetto. L’Arcadia ha vinto il bando per lo spazio di fianco al campo di contrada Airino, ma sarà un impianto in erba sintetica all’aperto».

I ragazzi del baseball reclamano un campo. Verranno accontentati?
«Hanno la necessità e anche un bel seguito, stiamo verificando quale spazio potrebbe fare al caso loro. Sarebbe grandioso se Termoli avesse il primo diamante (campo da baseball, ndr) del Molise. L’ipotesi che sta prendendo piede è quella di far utilizzare loro il campo di calcio di Rio vivo. Stiamo pensando a un bando che possa permettere alla squadra di baseball e a quella di calcio di utilizzare la stessa struttura».

Capitolo piscina: la nuova gestione è soddisfacente o ritenete che la Termoli Nuoto abbia diritto a maggiore spazio?
«Sembra che la struttura di via Asia stia funzionando bene. Occorre però trovare una soluzione a breve termine per permettere a tutti un utilizzo consono della piscina. Penso che nei bandi sarebbe meglio inserire la possibilità che associazioni senza risorse economiche abbiano l’opportunità di utilizzare gli impianti».

Il rimpianto numero uno resta sempre il parco comunale, con la sua piscina all’aperto, i suoi campi da tennis e da calcetto. Tutte strutture ormai fatiscenti. Come interverrete?
«Il parco è un discorso a parte, non possiamo classificarlo solo come impianto sportivo. La precedente gestione ha fatto un bando ma prima di dire altro vogliamo capire come si evolverà questa vicenda».

Chiedere una promessa sarebbe forse troppo. Almeno però un’indicazione su cosa ci sarà di nuovo, riguardo allo sport, nel 2015.
«Con l’anno nuovo avvieremo la consulta dello sport. Sarà un luogo di incontro e di discussione. Servirà per far emergente degli spunti».

(Pubblicato il 04/01/2015)

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