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Perché partecipare alla manifestazione di Macerata

di Redazione

Il Partito comunista laterale anche dal Molise rivolge l’appello a partecipare in massa alla manifestazione antifascista del 10 febbraio a Macerata, a seguito della tentata strage fascista, di donne e ragazzi innocenti “rei” di avere la “pelle nera”. I fascisti ormai configurano vere e proprie organizzazioni di combattimento: oggi prevalentemente contro i migranti, domani contro il movimento operaio e le sue organizzazioni, come la storia ci insegna ed il pericolo riguarda anche le masse popolari molisane.

Un Pm ed un Gip del Tribunale di Isernia con “teorie” anche prive di senso giuridico rispetto al caso, degne espressioni della giustizia borghese, nel 2012, decisero di processare il Pcl Molise ed altri l’antifascismo molisano – peraltro senza alcun presupposto di legge come dimostrato dall’assoluzione piena- per aver cantato “Bella Ciao” e per aver posto di fronte alle masse molisane l’esigenza civile di fermare sul nascere il rigurgito di ideologie criminali ed antioperaie - in doppio petto o meno - che invece venivano addirittura legittimate con la concessione di sale istituzionali della “repubblica antifascista”, super protette da ingenti e grotteschi schieramenti antisommossa a spese dei lavoratori contribuenti. Avevamo visto giusto.

Inoltre, con riguardo alla “giornata delle memoria” del 10 febbraio, anche nel Molise ogni anno assistiamo alle vergognose propagande-patacca spacciate per “memoria storica” da parte di gruppetti neofascisti che purtroppo infestano anche la nostra realtà locale, per delegittimare la Resistenza e i suoi valori di progresso civile e sociale, di Liberazione e di civiltà: ricordiamo per l’ennesima volta che questa giornata, se devi farci ricordare qualcosa, è solo il ripudio dell’odio razziale e delle idozie su cui si basa, unitamente a tutti i crimini contro l’umanità commessi dal regime di Mussolini e di Hitler contro le popolazioni balcaniche, caduti nell’oblio del tristemente famoso “armadio della vergogna” , e che furono anche la causa, vera e di fondo, dell’esodo anche di quegli italiani innocenti che nulla avevano a che vedere con le colpe fasciste.

Le centinaia di “morti delle Foibe” (non le migliaia di cui parla la propaganda patacca) non c’entrano nulla con il vero socialismo e i valori della Resistenza: laddove esse non furono frutto di legittime difese dall’oppressione nazifascista, si inquadrano comunque nel contesto storico di odio e di eccessi su base nazionalistica e razzista, creato proprio dal regime fascista, e della reazione delle popolazioni slave a fronte degli eccidi, stupri e violenze subite dai criminali di guerra fascisti.

Ma sostenere la memoria storica non basta: solo un programma d’azione che metta in discussione la dittatura dei capitalisti (a partire dalla ripartizione del lavoro, dall’abolizione del debito pubblico, dalla nazionalizzazione delle banche senza indennizzo per i grandi azionisti, dall’esproprio delle aziende che licenziano per citare alcuni esempi) può ricomporre attorno alla classe lavoratrice l’unità di tutti gli sfruttati, recidendo alla radice le suggestioni xenofobe figlie della solitudine e della divisione.

Il rilancio dell’antifascismo richiede, innanzitutto, il recupero di una politica di classe e anticapitalista, e liberare i lavoratori dai veleni populisti è un compito centrale di questa politica.

La battaglia antirazzista e antifascista deve unire più che mai la campagna per la difesa dei migranti alla battaglia contro il capitalismo e tutti i suoi partiti, perché il capitalismo ormai è solo miseria sociale e morale e i fascisti o leghisti hanno il compito di sviare la rabbia sociale verso i falsi e delinquenziali obiettivi razziali, contro altri poveri.
E solo un governo dei lavoratori può fare pulizia.
Partito Comunista Dei Lavoratori

(Pubblicato il 09/02/2018)

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