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Le riflessioni di un professionista per non allinearsi. Pensieri e parole per ricordare, a se stessi e agli altri, che non esiste libertà senza legalità

Cineserie

di Mauro Natale

Su internet circola questa notizia : “Padova: inviati de “Le Iene” circondati e pestati a sangue da decine di cinesi”
Una notizia che si commenta da sola e che non può che suscitare rabbia ed indignazione e non solo.

Insomma, credo sia ora di riprendere qualche ragionamento sulla sana economia e su come lo Stato strangola gli onesti e commette il reato di favoreggiamento nei confronti degli evasori, grandi e piccoli.

Vi sembra normale che nella unione europea (e figuriamoci in Italia) nessuno pone un tema e cioè che i prodotti che importiamo dovrebbero essere certificati in relazione ai “giusti e corretti” processi produttivi che tengano conto della dignità dei lavoratori ? Magari in questa maniera molte imprese italiani rinuncerebbero a chiudere da noi e aprire in paesi in cui il lavoratore è molto meno garantito.

Mi spiego: se in Italia un padre o una madre di famiglia guadagna 1.000,00 euro di stipendio facendo un lavoro che, ad esempio, porta alla produzione di 100 capi di abbigliamento mentre nella vicina Cina (ormai troppo vicina visto che ci stanno colonizzando con l’investimento da parte loro di ingenti capitali di cui nessuno controlla la provenienza) un lavoratore guadagna solo cento euro al mese e, senza diritti e senza orari, deve produrre mille capi al mese.

E’ evidente che il prodotto realizzato in Italia o in Molise (mille euro al mese x 100 capi) costerà ad esempio dieci mentre il prodotto realizzato in Cina costerà uno.
Come si fa a parlare di libero “mercato” se i processi produttivi non sono comparabili?
Perché si consente che sullo stesso mercato arrivino prodotti (anche di scarsa qualità e/o magari con marchi contraffatti) che costano pochissimo e che trovano acquirenti a solo motivo del prezzo (non certo della qualità) mentre il prodotto buono rischia di restare invenduto perché il mercato spinge verso il prodotto più economico che è più economico perché frutto dello sfruttamento del lavoro, in condizioni assurde?

Bene, un ragionamento talmente facile che è anche superfluo continuare con altri esempi. Tutti si rendono conto di quello che accade eppure lo Stato non investe in strumenti per combattere e colpire la criminalità economica che ci rende, piano piano , tutti clienti di prodotti cinesi !
Io faccio lo sciopero; non voglio comprare cinese!
Vorrei che lo Stato decidesse di creare lavoro.

Ad esempio si potrebbero assumere dieci, ventimila finanziari da dedicare esclusivamente alla lotta contro le cineserie illegali, al controllo dei porti, degli interporti e dei centri commerciali “all’ingrosso”; certamente i cittadini italiani, magari giovani, assunti come finanzieri lavorerebbero con impegno così guadagnandosi non solo un ritorno per pagarsi lo stipendio ma anche, finalmente, per cercare di ridare senso al lavoro quotidiano di tanti lavoratori ed imprese serie ed oneste che sono oggi impegnati in una lotta impari e desinata, molto probabilmente, ad essere del tutto perduta.
Intanto, incominciamo a creare la crisi ai cinesi, magari qualcuno decide di chiudere e trasferirsi altrove perché le persone chiedono un mercato pulito.

(Pubblicato il 23/04/2013)

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