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ARTICOLO PROMOZIONALE
Storia di passione e tenacia: quelli dell’olio, da secoli sempre lo stesso
E’ una delle realtà più longeve e resistenti del territorio, con trecento soci e una produzione annuale di 1500 quintali di “oro verde”. L’Oleificio Cooperativo di San Martino in Pensilis rilancia grazie alla lungimiranza dei più giovani, innamorati della storia e abili nel miscelare tradizione e tecnica. In programma investimenti mirati per il biologico, l’imbottigliamento, la certificazione e la tracciabilità. Intanto fervono i lavori di ristrutturazione che, fra le altre cose, realizzeranno un impianto fotovoltaico sul terrazzo.


La raccolta delle olive - foto storica dell’Oleificio
Galleria fotografica
San Martino in Pensilis. C’è soltanto un minimo comun denominatore tra lo stile di vita dei nostri avi e il nostro. C’è un unico punto di contatto fra i molisani di due secoli fa e noi. «E’ l’olio. Tutto il resto è cambiato al punto da risultare irriconoscibile. L’olio invece è lo stesso». Sono gli stessi alberi, lo stesso sistema di coltivazione, le medesime olive. E anche la molitura è identica, uguale la pietra della “molazza” che troneggia nel capannone adibito a frantoio.

Gianni Di Matteo ha una luce improvvisa negli occhi quando parla dell’oro liquido che scorre fluido e rassicurante fra le cisterne e i tubi dell’oleificio cooperativo di San Martino in Pensili dove lui, 44 anni, colto, “contemporaneo”, eppure innamorato dell’agricoltura, come altri soci, trascorre parte del suo tempo per seguire le fasi di produzione dell’extravergine che arriva sulle tavole dei molisani e di parecchi residenti in regioni del nord che da queste parti hanno scoperto un “tesoro” .

Gianni Di Matteo, sammartinese, è uno dei trecento soci dell’Oleificio Cooperativo, una realtà consolidata che esiste da 43 anni e che spicca per essere fra le più longeve e resistenti del territorio. Un territorio votato all’economia agricola dove tuttavia proprio l’agricoltura, complici gli stravolgimenti dei mercati globali e l’abbandono della terra da parte dei giovani, rischia di diventare sempre più un’eccezione, in barba alle straordinarie potenzialità della natura e di queste colline dove gli alberi di olive sono parte integrante del paesaggio, ricchezza intrisa di storia, eppure sono minacciati dalla morte per colpa dei miseri ricavi che spingono molti a svendere la terra per un palo eolico.
Non tutti, per fortuna nostra, cedono alla tentazione e alla speculazione. Ci sono quelli che resistono , “ci credono”. E portano avanti, insieme alla produzione di un olio di straordinaria qualità, apprezzato per il suo equilibrio e le caratteristiche organolettiche che lo rendono un toccasana per l’alimentazione e la salute, la memoria e la tradizione di questo luogo.

L’Oleifico Cooperativo di San Martino, produzione annuale di 1500 quintali destinati al 70 per cento alla vendita al dettaglio e al 30 per cento all’ingrosso, ne è un esempio efficace. Grazie soprattutto alla passione dei soci, tutti produttori piccoli e grandi di olive che portano a macinare nei locali di 1000 metri quadri ora in fase di ristrutturazione. Grazie anche alla tenacia e alla competenza di Antonella Pizzuti, 46 anni, da venti inserita anima e cuore fra il settore vendite e quello della contabilità. «Ce l’abbiamo in bilancio» scherza Gianni, uno dei sei consiglieri del Cda, il cui presidente, Francesco Mastromatteo è un colonnello dei carabinieri in pensione, proprietario di una delle più belle aziende agricole della zona ed anch’egli coltitivatore di olive per passione, a capo della cooperativa da oltre 18 anni, «uno che ha riportato ordine e regole, che fa rigare dritti…». Le battute si sprecano, il clima qua dentro è informale e genuino proprio come quell’olio che sgorga dai rubinetti – sia filtrato che non filtrato, a seconda dei gusti e delle esigenze – della vendita al dettaglio.

Altrove ci sono i distributori di latte, pasta, detersivi. Qui si distribuisce un olio extravergine che da due anni ha la certificazione DOP Molise e che si appresta, grazie alla lungimiranza dei soci, a subire un processo di certificazione e tracciabilità che lo renderà, anche sulla carta dell’etichetta, un prodotto speciale e senza rivali. Gli obiettivi sono ambiziosi e puntano alla crescita della commercializzazione in ambito extra-regionale”, al completamento del progetto Dop (estensione della DOP e della produzione secondo il disciplinare di "lotta integrata" dalle attuali otto aziende ad almeno cinquanta) e alla costruzione di un’area commerciale dedicata inserita all’interno del museo dell’olio.

«Dopo un investimento massiccio sui macchinari, che risale al periodo tra il 2000 e il 2002, adesso pensiamo a un investimento sulla qualità dell’olio – racconta Antonella – Gli sforzi dell’oleificio vanno in direzione del biologico, dell’imbottigliamento, della certificazione e della tracciabilità. Gli investimenti in programma sono mirati alla conservazione, all’imbottigliamento al fine della valorizzazione dell’olio e della nostra storia. Ci siamo misurati con un panel di assaggiatori specializzati che hanno certificato la bontà e la qualità del prodotto». Equilibrato, “dolce”, versatile con tutti gli alimenti e ottimo da subito. Il consumatore si reca nell’oleificio, riempie la latta direttamente dai rubinetti collegati con un impianto che contempla tre macine, estrattori, centrifuga, defogliatore.

Intanto sono in corso i lavori di ristrutturazione dello stabile, la sistemazione dell’area esterna e la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul terrazzo, «che servirà ad assicurare la corrente elettrica all’azienda e a ripagare i costi della ristrutturazione».
E’ una scommessa, tanto più interessante in questi tempi di crisi. L’obiettivo è allargare la clientela, che nel corso degli anni si è consolidata specialmente grazie al passaparola. All’oleificio cooperativo, dove le olive sono quelle coltivate su circa 40mila alberi piantati tra San Martino e Campomarino dai soci, che dividono poi in percentuale i ricavi, arrivano clienti anche dalla Lombardia, dal Piemonte, dall’Emilia Romagna. E le aziende, grandi e famose, che acquistano l’olio extravergine per rivenderlo con le loro etichette, sono più di una.

«Il prodotto – aggiunge Gianni integrando la spiegazione sugli investimenti imminenti – avrà la sua etichetta completa di tracciabilità. Il consumatore saprà esattamente la provenienza delle olive, a garanzia della qualità del prodotto». Si studiano, miscelando abilmente la tradizione e la tecnica, strategie di rilancio dell’olio «senza sacrificare una virgola dei metodi di coltivazione, gli stessi delle generazioni che ci hanno preceduto». Sarebbe più redditizio, probabilmente, sostituire gli alberi secolari con le siepi della coltivazione intensiva che stanno “spopolando” in Spagna, nord Africa e pure nella vicina Puglia, dove il raccolto ormai funziona con le macchine vendemmiatrici. Sarebbe più redditizio, «ma non sarebbe più il nostro olio - precisa con una punta di legittimo orgoglio Peppino Iannone, uno dei soci più anziani, entrato nel Cda nel “lontano” 1979 – quell’olio che vogliamo promuovere con le nostre olive, coltivate e raccolte come succedeva duecento anni fa, molite entro le 24 ore per non alterare le loro proprietà».

Ecco perché la citazione preferita nell’Oleificio, il “motto” scelto per comparire sull’etichetta dell’olio, è questa:Le nostre opere non devono mirare solo al presente ma all’avvenire, non a noi soli, ma ai discendenti nostri. E allora i discendenti, anche lontani, prenderanno un poco d’olio degli ulivi che noi abbiamo piantato.”


Info e contatti:
Oleificio Cooperativo San Martino
C.da Arenale - San Martino in Pensilis
0875.605395
info@oleificiocoopsanmartino.it

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 09/12/2010)

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