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Cosib, nessuno stop ai liquami: nuovi arrivi dalle discariche "avvelenate" di Napoli e Caserta
Malgrado il diktat di Termoli e degli altri Comuni, il depuratore consortile continua a ricevere percolato dai centri di stoccaggio di altre regioni, in particolare quelli della Campania al centro di inchieste per reati ambientali e infiltrazioni camorristiche. Fra i 15 arrivi del 2 e 3 novembre tre tir da Ferrandelle e Masserie del Re: quest’ultima discarica riaperta appena tre giorni prima dopo una chiusura imposta dallo spaventoso livello di inquinamento.

di Michele Mignogna, Monica Vignale

Termoli. Nel depuratore del Consorzio Industriale Valle del Biferno continuano ad arrivare reflui da fuori regione, e cioè rifiuti speciali, liquami maleodoranti, percolato da discarica provenienti in special modo dalla Campania e, ancora più dettagliatamente, da quelle discariche della provincia di Napoli e di Caserta che più di una volta sono state al centro di polemiche e perfino inchieste giudiziarie per reati ambientali, o coinvolte in indagini sulle attività della camorra.
I nomi di Masserie del Re e Ferrandelle, entrambe situate nella cosiddetta “terra dei fuochi”, la zona più compromessa d’Italia sotto il profilo ambientale, compaiono improvvisamente nell’elenco dei clienti del depuratore termolese, a cui sicuramente il 2 e 3 novembre hanno conferito i loro liquami. E’ l’elemento nuovo delle ultime settimane, che smentisce le parole rassicuranti pronunciate dal presidente Antonio Del Torto, che solo qualche giorno fa, a beneficio delle telecamere, ha sorseggiato i qualche goccia di acqua prelevata da una delle tante vasche del depuratore.


L’arrivo di autobotti soprattutto da territori “sospetti” mortifica le richieste, per non dire veri e propri diktat, dei Comuni che detengono la proprietà del Cosib, i quali, a cominciare dal Comune di Termoli, hanno intimato a Del Torto e ai gestori del depuratore di interrompere definitamente il business dei rifiuti da fuori regione che rischiano di trasformare il Molise nella pattumiera del Sud. Ma evidentemente ai vertici del Cosib i punti di vista degli azionisti (cioè i Comuni stessi) non importano granché, dal momento che il business prosegue, anche a beneficio delle società di intermediazione (prima fra tutte quella dell’amico ed ex socio di Del Torto, cioè Carmine De Gregorio) che senza muovere un dito su quel traffico di liquami ammorbanti guadagnano una caterva di denaro.


Non solo: la richiesta dello stesso direttivo del Cosib sembra essere stata ignorata. Il giorno 30 ottobre, infatti, i quattro sindaci che fanno parte dell’organismo decisionale (quelli di Campomarino, San Martino in Pensilis, Guglionesi e Portocannone) hanno costretto il quinto membro del direttivo – cioè Del Torto – ad approvare anche col suo voto una delibera il cui scopo era quello di interrompere o bloccare almeno temporaneamente l’arrivo e quindi lo smaltimento di reflui diversi da quelli prodotti dalle aziende del Nucleo (qui il testo della delibera). Ebbene, tre giorni dopo l’approvazione di quella delibera, il traffico di rifiuti speciali è ripreso a pieno ritmo.

Essendo abituati a parlare sulla base di documentazione certa, siamo in grado per il momento di certificare – per esempio – quanto è avvenuto il 2 e il 3 novembre e cioè tre e quattro giorni dopo l’approvazione di quella delibera.
Dunque: il 2 novembre – era un martedì – al depuratore del Nucleo sono arrivate nove autobotti trainate da altrettanti Tir e imbottite di liquami da smaltire e depurare prima di essere diluiti con grandi quantità d’acqua e finire in mare. Una di queste autobotti proveniva dalla discarica di Isernia, due da quella di Montagano, due da Foggia, due da Caserta, una da Prato, una da Napoli.
Il giorno 3 – era un mercoledì – altri sei arrivi malgrado le promesse e le delibere: uno da Montagano, uno da Isernia, due da Napoli, uno da Caserta, uno da Foggia.

Ma visto che al peggio non c’è fine, vale la pena registrare i nomi di alcune delle discariche di provenienza, in particolare quelle di Masserie del Re e quella di Ferrandelle. Sono nomi che ai più potrebbero dire ben poco, ma che invece hanno costituito materia di riflessione e indagine per decine di giornalisti, magistrati, esponenti di associazioni ambientaliste. Si tratta infatti di due enormi centri di raccolta rifiuti della Campania, che si trovano nel cuore di quella che viene definita “la terra dei fuochi”, tra Giugliano e Casal di Principe. Terre di infiltrazioni camorristiche nel business della “monnezza”, sversamenti illegali, distese interminabili di ecoballe che di eco non hanno nulla, laghetti di percolato avvelenato contaminato da anni di scarichi di metalli pesanti arrivati dalle fabbriche del nord Italia: i due siti hanno entrambi un curriculum che fa venire i brividi, ed entrambi sono stati e sono tuttora oggetto di inchieste della magistratura e di interrogazioni parlamentari, nonché di rivolte e tumulti popolari.

In particolare, la prima di queste due famigerate discariche si trova a Giugliano ed è più nota con il nome di “Taverna del Re”. «Sono praticamente la stessa cosa – sostengono dal Municipio della città campana – si tratta di un sito molto grande, che si estende per decine di ettari e che ospita decine di piazzole di stoccaggio dei rifiuti». La cronaca recente riferisce che Masserie del Re è una distesa raccapricciante di eco balle ormai mummificate, che non si possono più nemmeno mandare agli inceneritori tanto sono compromesse. Montagne di rifiuti accumulatesi nel corso degli ultimi dieci anni nella zona un tempo più fertile della Campania, oggi ridotta a un inferno di diossina e fiumicciatoli di percolato nero che ha fatto fuggire allevatori e contadini. Proprio per evitare un disastro ambientale ancor più grave, la discarica era stata chiusa ma, dopo un tira e molla infinito con contorno di tumulti e scene da guerriglia urbana, lo scorso 28 ottobre è stata riaperta e riattivata su decisione della presidenza del Consiglio dei Ministri per far fronte alla nuova emergenza rifiuti di Napoli.
Esattamente quattro giorni dopo la riapertura, un carico di percolato – quel percolato che nessuno vuole, ma che il depuratore di Termoli accoglie a braccia aperte - è partito da Masserie del Re ed è approdato all’impianto consortile di Pantano Basso. «In quell’area - ha scritto il sindaco di Giugliano, che aveva dato parere contrario alla riapertura - si è evinto e conclamato il disastro ambientale, con inquinamento delle falde acquifere, e per quell’area sono stati richiesti interventi di bonifica». Sarebbe dunque questo il “percolato di buona qualità”?

La situazione sembra ancora più critica se ci si sposta a Ferrandelle, località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise, noto alle cronache come il “triangolo della morte” per via dei laghetti avvelenati di percolato talmente grandi che si vedono dal satellite, e dell’incidenza di malattie neoplastiche e tumorali. Qui i rifiuti sono tenuti sotto sorveglianza in un’area completamente recintata di sessanta ettari. Il perimetro è stato dichiarato sito di interesse strategico nazionale: qui sono finiti i rifiuti intrisi di diossina portati via da Napoli durante l’emergenza del 2008 e vigilati dall’esercito. Qui ha sversato ettolitri di veleni arrivati dal nord Italia Francesco Schiavone, detto Sandokan, elemento di spicco del clan dei Casalesi. Una parte di quell’area (circa 20 ettari) era infatti sua e gli venne confiscata nel pieno dell’emergenza rifiuti napoletana di due anni fa.

Ora, vien da chiedersi quali siano le ragioni che hanno spinto il Cosib a ignorare totalmente l’allarme suscitato non solo nella popolazione ma anche nelle Amministrazioni Comunali del Basso Molise che all’unanimità – sia da destra che da sinistra – hanno condannato l’esistenza del traffico di rifiuti speciali provenienti da fuori regione, messo in luce dall’inchiesta di primonumero.it. I casi sono due: o la gestione del depuratore funziona come un "fatto privato", e continua a seguire lo stesso schema delle scelte prese in solitaria dal presidente, che ha chiesto l’autorizzazione alla Regione Molise per smaltire reflui da tutta Italia senza consultare nessuno, oppure gli interessi che gravitano attorno a questo traffico, specie delle società di intermediazione, sono tali da non poter essere in alcun modo né rallentati, né tantomeno interrotti.

(Pubblicato il 10/11/2010)

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