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Economia & Lavoro
La crisi fa bene all’usato: affari e baratti nel "regno" di Eugenia
Ucraina ma termolese adottiva, la signora Aberlye ha deciso di investire nel momento nero dell’economia per aprire un negozio dell’usato, «che coniuga buona qualità a possibilità di risparmiare oltre il 50 per cento». Dall’abigliamento agli accessori ai mobili ai libri agli elettrodomestici: il locale, in via Corsica, è punto di incontro fra acquirenti e venditori in cerca di buoni affari. «La minore disponibilità economica ha cambiato le nostre abitudini: adesso provare a vendere il nostro divano dismesso non ci sembra più un comportamento da censurare».

Scorcio del negozio. In home page Eugenia Aberlye
Termoli. Un bel po’ di anni fa, quando i quarantenni di oggi frequentavano l’università, era lì che acquistavano cappotti, giacche in pelle da centauro e jeans a vita bassa. Poi, un po’ alla volta, per i Second Hand, letteralmente “di seconda mano”, è cominciato il declino. Ma la minore disponibilità economica e la necessità di stare attenti al portafogli, conseguenza di una crisi che vede nella perdita di posti di lavoro i suoi effetti principali, sta cambiando il trend, modificando le abitudini. E sta riportando in auge il fenomeno dei negozi dell’usato. E’ accaduto in città grandi come Milano e Roma, ma è accaduto anche a Termoli.

Qui tre mesi fa Eugenia Aberlye, ucraina sposata con un termolese e residente in città ormai da dieci anni, ha aperto uno spazio tutto dedicato all’usato. «Mi è sembrata una cosa nuova per Termoli, città dove ormai è la mia vita, e ho pensato di provarci» racconta con un sorriso dolce, mentre clienti di ogni età frugano tra colorati abiti estivi e “saggiano” le borse esposte sugli scaffali.
250 metri quadrati, il negozio si trova in via Corsica, dalle parti del Pollo Aia, e affaccia in un piazzale dove è facile arrivare con furgoni o station wagon per depositare merce ingombrante in conto vendita. Sì, perché oltre a essere un posto votato al risparmio, dove si spende il 50 per cento in meno mediamente rispetto alla merce nuova, qui è anche possibile portare mobili, elettrodomestici, arredi, libri e insomma, qualsiasi cosa sia “vendibile”.
«Purchè sia in buono stato e funzionante» spiega ancora la padrona di casa mostrando, con una punta di comprensibile orgoglio, i tanti prodotti in vendita. Un campionario sorprendente di indumenti da donna, uomo e bambini, in ottimo stato e con le etichette a posto. Tra giacche, tailleur, abiti da cerimonia e prendisole si scova anche qualche interessante pezzo vintage sul quale mettono gli occhi le ragazze. Una infinita “collezione” di scarpe eleganti e sportive fa bella mostra sugli scaffali più bassi, mentre un paio di amiche discutono di quali siano le più adatte sotto un vestito di sera blu scuro. «Gli abiti e le calzature li acquisto solo all’ingrosso, così ho la sicurezza che siano stati sterilizzati per bene» rivela indicando un paio di semplici ma raffinati abiti da sposa, che sono – quelli sì - nuovi di zecca, provenienti dal magazzino di un negozio specializzato che ha chiuso i battenti poco tempo fa.

Oltre il primo locale, uno spazio ancora più grande che accoglie mobili, elettrodomestici, lampadari, articoli di elettrotecnica, qualche pezzo di antiquariato. Ci sono divani, letti, credenze, librerie, specchiere, intere cucine, frigoriferi, televisori. Su diversi c’è un cartellino attaccato con lo spago: “venduto”. «E’ il tipo di articolo che va per la maggiore – dice ancora la titolare – perché evidentemente le persone hanno necessità di risparmiare, e acquistano frigoriferi e tv di seconda mano, ma anche mobili per il bagno e piani cottura. Qui non c’è niente che non funzioni, che non sia stato testato e che non sia garantito per una settimana almeno».

Usato, d’altronde, non significa vecchio e brutto. Ed è con questo spirito che Eugenia ha aperto l’attività, investendo proprio nel momento nero dell’economia perché fiduciosa che «unire qualità e risparmio possa funzionare per questa città».
I primi bilanci sembrano darle ragione. La clientela non manca, interessata sia a fare affari che a disfarsi di oggetti e arredamenti ormai inutili, che deposita nel negozio in conto-vendita.
«In pratica loro portano articoli che desiderano mettere in vendita, e io li espongo. Quando li vendo, trattengo il 20 per cento del prezzo. Il resto va al proprietario di quell’articolo». Un sistema che, complice la crisi, sembra aver trovato terreno fertile, visto che le richieste fioccano. «C’è chi cambia il salotto, chi si fa una nuova camera da letto. In altri tempi avrebbe buttato i vecchi arredi senza pensarci troppo, ma con i pochi soldi che girano oggi questo non accade più». Specialmente se i mobili sono in buono stato, come è per gli articoli di questo regno” dell’usato, dove tutto è curato, lucidato, ben tenuto. E dove si impara l’arte del baratto, come racconta una cliente: «Ho cambiato casa e avevo bisogno di acquistare i mobili del soggiorno, così ho comprato qui tavolo e sedie, spendendo una cifra molto ragionevole. Intanto ho portato qui un divano che non sapevo proprio dove piazzare, ma che è in buonissime condizioni. Spero che verrà venduto, in modo da ricavarne qualcosa e ammortizzare ulteriormente la spesa».

Gettonati anche i libri, specialmente i gialli, «che in estate vanno molto». Per cinque euro uno si può portare a casa un paio di thriller, da riportare in negozio eventualmente dopo averli letti sotto l’ombrellone. In piccolo, uno “scambio commerciale di beni” che applica il più salutare e inossidabile dei sistemi economici. «Se la clientela è soddisfatta, gli affari vanno meglio» sorride ancora Eugenia mentre la figlia piccola si aggira fra i banchi delle esposizioni e affina i segreti per diventare una venditrice provetta. Per i bambini è come una soffitta della nonna piena di sorprese: si trovano dalle vecchie radio al bigliardino, dai telefoni antichi agli specchi dorati stile Biancaneve. «Voglio restare qua – punta i piedi un ragazzino mentre la madre lo richiama all’ordine – e continuare a scoprire le cose…». (mv)

(Pubblicato il 26/06/2010)

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