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Cronache
Offese e aggressioni: “eletti” oltre i limiti
Il consigliere Luigi Leone, in un locale pubblico di Termoli e alla presenza di amici e testimoni, si è reso protagonista di una incredibile vicenda innescata da offese contro le giornaliste di Primonumero.it, sfociata nell’aggressione fisica a un familiare di una nostra collega. Dopo l’arrivo dei carabinieri sono state presentate denunce attualmente al vaglio della magistratura. Già in passato il consigliere aveva usato toni minacciosi e intimidatori contro i giornalisti di Primonumero.it.

Termoli. Parlare di se stessi è sempre antipatico: i giornalisti non dovrebbero mai “diventare” una notizia, né utilizzare i giornali per raccontare ciò che li riguarda. Talvolta, però, ciò che li riguarda finisce per riguardare anche le regole del vivere civile, del rispetto dei ruoli, dei limiti entro il quale deve essere contenuto il dissenso o la diversità di vedute.
E’ per questo che non possiamo fare a meno di raccontare ciò che è accaduto qualche sera fa in un locale pubblico di Termoli, dove il consigliere comunale Luigi Leone e alcuni suoi amici (fra cui l’ex amministratore Federico Ragni, i fratelli Andrea ed Enrico Di Siena) si sono resi protagonisti – a vario titolo e in modi diversi - di un’incredibile vicenda sfociata nell’aggressione fisica a un familiare di una nostra giornalista, e infine - all’arrivo dei carabinieri – alla confezione di bugie e false versioni, a dispetto delle evidenze e delle testimonianze di persone estranee presenti nel locale che hanno già dato la loro disponibilità a testimoniare raccontando l’esatta dinamica dei fatti in un procedimento giudiziario avviato con una formale denuncia.

La sera di venerdì 11 dicembre in un locale pubblico del Borgo Antico il consigliere Luigi Leone in compagnia di Alberto Montano, dei due fratelli Di Siena, di Federico Ragni e di altre persone fra cui un tale Lino Albano, ha ingiuriato una nostra redattrice, Manuela Iorio (seduta in un tavolo a fianco) e il nostro direttore Monica Vignale, che peraltro non era presente. Alle osservazioni, fatte al tavolo dal consigliere comunale, ha pacatamente risposto il familiare della nostra collega che rivolgendosi a Leone lo ha invitato a non parlare ad alta voce e in quei termini delle giornaliste. Per tutta risposta il consigliere, con un atteggiamento inaspettato e poco consono a un rappresentante istituzionale, lo ha invitato a uscire dal locale per continuare la discussione. Ma non c’è stata alcuna discussione perché subito dopo il consigliere Leone è uscito anche il suo amico Lino Albano che ha colpito violentemente il familiare della nostra collega al volto, procurandogli un danno fisico (accertato in pronto soccorso), morale e anche materiale visto che l’aggressione ha causato la rottura degli occhiali da vista.

Anziché prendere le distanze dall’aggressione, Leone - e non soltanto lui - ha continuato a inveire senza ritegno, per poi minimizzare poco dignitosamente l’accaduto quando di lì a poco sono arrivate prima una pattuglia dei carabinieri poi una della polizia, prontamente avvertiti sia dalla nostra collega che da altri avventori del locale.

Ma il peggio, da un certo punto di vista, è accaduto dopo. E cioè quando sia Leone, sia alcuni altri suoi compagni di avventura hanno provato a negare l’aggressione verbale e poi fisica. E hanno perfino negato ciò che risultava evidente e pacifico a tutte le altre persone presenti nel locale, e cioè che Lino Albano, un perfetto estraneo della vittima, si era reso protagonista di una aggressione immotivata, supportato dagli amici, fra i quali il consigliere Leone. Il quale ha perfino tentato di rifiutare di dare le proprie generalità ai carabinieri. E ha reiteratamente sostenuto (non unico, peraltro) di non aver visto il suo amico uscire dal locale e colpire il familiare della nostra collega, che si trovava proprio davanti ai suoi occhi. Ed è questo uso scientifico e strumentale della menzogna da parte di un rappresentante delle istituzioni che colpisce più di ogni altra cosa, è l’indifferenza di fronte ai gravi risvolti penali del suo comportamento che suscita indignazione. Ma questo, evidentemente, è il livello di alcuni politici locali che a parole si ergono a paladini della democrazia, della tolleranza, della condivisione e della legalità: bisogna drammaticamente prenderne atto.

Il consigliere non è purtroppo nuovo a questo tipo di comportamenti nei confronti del nostro giornale e dei nostri giornalisti. Più volte, in pubblico, ha pesantemente insultato i redattori di Primonumero.it, più volte ha minacciato non si sa quali ritorsioni, quali vendette, anche se francamente facciamo fatica a capire per quale ragione si debba vendicare. In una occasione – e la notizia venne resa pubblica dal nostro giornale – il signor Leone arrivò addirittura a chiamare il nostro direttore insultando con il suo tipico eloquio e minacciando in malo modo (“ve la farò pagare”) sbandierando una presunta ostilità di Primonumero.it nei suoi confronti per il semplice fatto che in un nostro articolo erano stati enumerati i suoi molteplici cambi di gruppo consigliare in appena tre anni di legislatura comunale. Come se un organo di informazione non avesse non solo il diritto ma anche il dovere di rendere conto ai cittadini e agli elettori dello stesso Leone in cosa consiste l’attività politica degli eletti. Questo è il modo di intendere la politica e la democrazia di Luigi Leone.

Lo è adesso che siede nelle file del centrodestra, lo era prima quando sedeva nelle file del centrosinistra. Il consigliere Leone, insomma, appartiene a quella categoria di politici (ma a questo siamo abituati) che un giorno sì e l’altro pure si scagliano contro il nostro giornale accusandolo di essere di parte salvo poi redigere o votare in Consiglio Comunale una mozione di sfiducia al sindaco Greco consistente esclusivamente in un copia-incolla di nostri articoli riguardanti alcune iniziative in campo urbanistico della Giunta. Sono quelli che a ogni piè sospinto ci accusano in pubblico di faziosità, salvo poi mandare messaggi privati di congratulazioni e di ipocrita complicità per il nostro lavoro.

A questo eravamo abituati. Ma alla violenza verbale e fisica no, agli insulti grevi e volgari e ai cazzotti no. E non intendiamo abituarci in alcun modo. Purtroppo per questo signore e i suoi complici, quanto accaduto la settimana scorsa ha già fatto il giro della città ed è anche uscita dai confini termolesi. Al nostro giornale e alle nostre giornaliste sono arrivati moltissimi messaggi di solidarietà. E fra questi ci piace citarne uno in particolare: quello dell’Assostampa Molise, l’associazione sindacale dei giornalisti della nostra regione, ripreso da agenzie di stampa e telegiornali.
«Non è la prima volta che a Termoli si registrano episodi sgradevoli contro i giornalisti, ma ora il limite tollerabile è stato superato abbondantemente. Contro l’arroganza e la violenza il sindacato dei giornalisti si oppone in maniera ferma e decisa, ed invita le forze politiche ad isolare i protagonisti di simili episodi per ripristinare un clima di confronto democratico e civile».
Mentre la magistratura sta indagando sull’episodio, lasciamo ai lettori, e ai politici, la valutazione morale della vicenda.

LINK
La solidarietà dell'ordine dei giornalisti

(Pubblicato il 17/12/2009)

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