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Economia & Lavoro
La mosca mette a rischio l’olio molisano. Ma la qualità c’è
E’ un’annata storta per la produzione di olio. In Molise, come in gran parte del Centrosud, il parassita conosciuto come mosca delle olive ha compromesso i raccolti. Scarsa la quantità prodotta, con gravi danni per coltivatori e produttori di olio. La qualità invece, rimane stabile su livelli elevati.
di Stefano Di Leonardo
Basso Molise. Può un insetto tanto piccolo e spesso considerato insignificante mettere in crisi un settore così importante per l’economia di una regione? Sembra di sì, a giudicare dai danni che la cosiddetta mosca delle olive ha procurato a centinaia di oliveti del Basso Molise e dintorni. Coltivatori diretti e braccianti agricoli, dipendenti e proprietari degli oleifici. Tutti ripetono la stessa cantilena. «E’ una pessima campagna. Tutta colpa della mosca». Non è tutto da buttare però, l’olio molisano del 2009. Anzi. «Come qualità siamo vicini a quella dell’anno scorso, se non addirittura meglio in alcuni casi» dichiara Sandro Patuto, della Cooperativa olearia di Larino. Già perché quella del 2008 viene definita da tutti come un’ottima campagna, paragone difficile da sostenere. L’olio vecchio potrebbe influenzare il mercato attuale, che al momento non registra aumenti in termini di prezzi.
«E’ un’annata disastrosa». Non usano mezzi termini i proprietari di frantoi di mezzo Basso Molise. La campagna 2009 è stata infatti compromessa da un attacco di mosca delle olive, parassita che distrugge il frutto lasciandolo sulla pianta. Non consola più di tanto che l’attacco abbia coinvolto non solo la nostra regione, ma si estenda dalle Marche alla Puglia. Le conseguenze si sono viste fin dai primi giorni di coltura. «Pochissime olive sono rimaste sane sugli alberi. Molti coltivatori hanno persino rinunciato alla campagna, tanto misero era il raccolto previsto» raccontano negli oleifici. Non basta. «Questo fa sì che ci sia stata una bassissima resa di olio, attorno al 10% del normale». Non tutto è andato storto. Contrariamente a quello che si crede infatti, il maltempo delle scorse settimane è stato un bene perché «con pioggia e vento le olive malate sono cadute a terra. In questo modo il prodotto si è selezionato ed é migliore». Ne guadagna quindi la qualità.
«La quantità non è soddisfacente ma la qualità è buona – sentenzia Sandro Patuto, conoscitore degli uliveti frentani – La resa è più bassa e c’è meno olio ma è falso dire che l’olio non è buono, anzi. In certi casi supera quello dell’anno passato». Secondo Patuto le prime voci sull’annus horribilis della campagna oleifera hanno causato un effetto perverso. «Ora tutti quanti cercano l’olio vecchio e hanno paura di comprare un prodotto scadente. In questo modo è stato influenzato il mercato». Produttori e venditori sono concorsi nel dire che «i prezzi sono rimasti stabili». Sempre secondo Patuto «si va dai 5 ai 7 euro per litro di olio». Mentre per quel che riguarda il costo delle olive per quintale i dati indicati in diversi oleifici basso molisani parlano di « 20-25 euro al quintale».
La speranza è quindi che le vendite non subiscano drastici cali o vertiginose impennate del prezzo, qualora il prodotto dovesse iniziare a scarseggiare. L’olio resta infatti una importante risorsa dell’economia nostrana, comprese le esportazioni nel nord Italia che danno linfa all’intero settore. Ma secondo Patuto, da questo punto di vista c’è molto da imparare. «Nessuno aiuta i produttori e non parlo solo di olio, ma anche di grano o uva. Il sistema agricolo è abbandonato a sé stesso. Servirebbe più sinergia». Così, alcune regioni meridionali sembrano avanti anni luce per vendita di prodotti al Nord. «La Puglia e la Sicilia stanno facendo una campagna pubblicitaria a tappeto. Al Nord sono bombardati di offerte da quelle due regioni. Noi molisani in quanto a comunicazione siamo assenti».
(Pubblicato il
08/11/2009)
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