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Il voto del Partito Democratico
Primarie in Molise, caso unico in Italia: “troppi” elettori ai seggi
Perché nella nostra regione la percentuale di chi ha votato per il neo segretario è il doppio rispetto al resto del Paese? Analisi di un evento misterioso, forse condizionato dai militanti di altri partiti. Obiettivo: prolungare le divisioni fra Partito Democratico e Italia dei Valori a favore del centrodestra che così si garantisce la vittoria alle Regionali.
I politici di lungo corso sono soliti dire che - al di là delle strategie, delle dichiarazioni, degli accordi palesi e occulti, dei tranelli - alla fine ciò che conta davvero in politica sono i voti.
Proprio per questo, a conclusione delle elezioni primarie del Partito Democratico, è il caso di dare un’occhiata ai voti. In questo modo di scopre che in Molise (a differenza di tutte le altre regioni italiane) domenica scorsa si è consumata un’anomalia che avrebbe bisogno di molte spiegazioni. Non si parla qui dei voti andati a Leva o a Petraroia o a De Angelis. Non è tanto importante capire chi ha vinto, come ha vinto, perché ha vinto. Quello che è importante è capire chi ha votato e perché ha votato. Facendo parlare innanzitutto i numeri.
Dunque, secondo le prime stime diffuse dallo stesso Partito Democratico, in Italia i cittadini che domenica scorsa si sono recati ai seggi per eleggere il nuovo segretario del Pd sono stati circa 3 milioni. Tanti rispetto alle attese. Se si prendono a paragone le ultime elezioni reali fatte in Italia (cioè le elezioni Europee della primavera scorsa) si evince che circa il 37 per cento degli elettori che a primavera avevano messo la croce sul simbolo del Pd alle Europee sono andati a votare per le primarie. 8 milioni infatti erano i voti del Pd per il parlamento di Strasburgo, 3 milioni sono stati gli elettori delle primarie. Il 37 per cento, appunto.
Se si prova a fare la stessa proporzione regione per regione, si può vedere che l’oscillazione da un territorio all’altro si mantiene sui quei livelli con una lieve maggiore partecipazione al sud rispetto al centro nord. In Abruzzo hanno votato per le primarie il 37 per cento di coloro che avevano scelto il Pd alle europee, nelle Marche il 28, in Liguria il 34 per cento, in Campania il 43 per cento, in Calabria il 40, in Veneto il 28.
L’unico dato assolutamente fuori dalla media è arrivato da una sola regione: il Molise.
Qui da noi i risultati delle primarie del Partito Democratico sono stati a dir poco stupefacenti. Complessivamente, infatti, i molisani che hanno votato domenica scorsa sono stati 18.398. A tutti, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, sono apparsi numeri “normali”. Ma se si confrontano i numeri delle primarie con quelli delle Europee del maggio scorso la sorpresa è così grande da risultare misteriosa. Alle Europee, infatti, il Pd in tutta la regione Molise aveva raccolto 21.136 voti. Fatti due calcoli, si scopre così che l’87 per cento degli elettori pidini delle scorse Europee si è recato ai seggi delle primarie. Ottantasette per cento! (contro una media nazionale del 37) .
Una cifra così alta da risultare incredibile, inspiegabile, talmente fuori dalla media nazionale da apparire perfino misteriosa. Al punto da alimentare parecchi sospetti.
Com’è possibile infatti che nel resto d’Italia meno di 4 elettori del Pd su 10 abbiano deciso di partecipare alle primarie e in Molise invece siano stati quasi 9 su 10?
Il dato è ancora più inspiegabile se lo si guarda da una prospettiva squisitamente politica. Nelle primarie del Molise, infatti, il voto alla fine ha premiato quella parte del partito che già controllava la stanza dei bottoni del Pd regionale. Non a caso uno dei grandi elettori di Danilo Leva (che già era vicesegretario e “complice” di Annamaria Macchiarola) è stato Roberto Ruta, ovvero il principale responsabile del crollo vertiginoso del Partito Democratico in regione. Allora, com’è possibile che 9 elettori su 10 siano andati alle primarie per riconfermare la fiducia a quegli esponenti che hanno causato la disfatta del partito? Solo masochismo e slancio autodistruttivo del “popolo” democratico?
Può darsi, viste le note tendenze suicide della sinistra italiana. Ma può anche darsi che la spiegazione di questa “anomalia molisana” vada cercata altrove. Dove?
Una risposta può arrivare se ci si pone quella che, davanti ai fenomeni apparentemente inspiegabili, è la più classica delle domande: cui prodest? a chi giova ciò che è accaduto alle primarie del Pd molisano?
La situazione politica in Molise è quanto mai complicata.
Da una parte il centrodestra governa la Regione fra molti alti e bassi e forti tensioni interne (vedi il mai sopito scontro sotterraneo fra il gruppo che fa capo a Michele Iorio e quello che fa capo ad Aldo Patriciello) e soprattutto è alla vigilia di un momento che si annuncia critico: il commissariamento della Sanità e l’arrivo in regione dell’inviato del Ministero della Salute incaricato di risistemare i conti della spesa sanitaria locale fanno presagire infatti l’imminente varo di scelte drastiche e impopolari, a partire dalla quasi scontata chiusura di alcuni ospedali, come Venafro e Larino.
Dall’altra parte l’opposizione di centrosinistra non solo è frastagliata, ma molto divisa al proprio interno, sempre più conflittuale. Ne sono testimonianza le recenti elezioni comunali di Campobasso – dove Pd e Italia dei Valori si sono presentati separatamente, andando incontro a una sicura sconfitta in una città da sempre in mano al centrosinistra – o le paradossali situazioni della Provincia di Campobasso e del Comune di Termoli - dove buona parte del Pd ha scelto di fare guerra aperta a D’Ascanio e Greco entrando in rotta di collisione con gli uomini di Di Pietro -.
Se si prendono per buoni i risultati delle elezioni Europee di maggio, si può vedere che in regione il centrosinistra (che ottenne il 48,3 per cento dei voti) e il centrodestra (47,9 per cento compresi i voti dell’Udc) si sono praticamente equivalsi. Ma si sa che questo sostanziale pareggio – non nuovo per la nostra Regione – muta radicalmente ogni volta che Michele Iorio scende in campo direttamente. Il Governatore, grazie a una lunga e astuta gestione del potere, è in grado da solo di spostare molti voti e di trasformare il “pareggio” fra centrosinistra e centrodestra in una situazione di vantaggio per il proprio schieramento.
Il problema del centrodestra, tuttavia, è che l’immagine di Michele Iorio recentemente ha subito molte incrinature, e le prossime scelte in campo sanitario potrebbero incrinarla ulteriormente, fino a ridurre in modo drastico la sua capacità di attirare voti. E dunque c’è il fondato rischio, per il centrodestra, di non avere più la vittoria in tasca se si dovessero svolgere eventuali elezioni regionali, malgrado la presenza di Iorio. A meno che…
… a meno che il centrosinistra non continui ad essere conflittuale al proprio interno come lo è ora. Con L’Italia dei Valori e Pd così divisi è infatti inimmaginabile, allo stato attuale, un qualsiasi accordo elettorale (basta vedere ciò che è accaduto a Campobasso). Per non parlare dei piccoli gruppi della sinistra radicale che praticamente hanno ormai azzerato i loro rapporti con l’attuale dirigenza del partito democratico.
Per dirla in modo chiaro: fino a quando permarrà questa forte divisione nel centrosinistra (in taluni casi è perfino possibile parlare di odio reciproco) il centrodestra avrà garantita la vittoria alle regionali, nonostante l’appannamento della figura di Iorio e l’impopolarità crescente dell’attuale Giunta.
E’ un dato di fatto che le elezioni primarie del Pd abbiamo premiato quella parte del partito che più di altre ha manifestato ostilità nei confronti degli altri componenti della coalizione, e gli stessi dirigenti del partito non fanno mistero di essere molto scettici sulla possibilità di un accordo con l’Italia dei Valori e con i gruppetti della sinistra radicale.
E dunque, se si torna alla domanda “cui prodest?” risulta evidente che i primi a beneficiare dell’esito delle primarie del Pd sono proprio gli esponenti del centrodestra, avvantaggiati della mancanza di dialogo nello schieramento opposto.
E’ solo fantapolitica, allora, ipotizzare che al massiccio ed esagerato afflusso alle urne delle primarie del Pd molisano abbiamo contribuito anche militanti di altre forze molto interessate all’esito del confronto fra Danilo Leva e Michele Petraroria e, quindi, molto interessate al permanere delle divisione interne al centrosinistra?
Parecchi testimoni hanno avuto modo di constatare che, specie nei piccoli paesi, ai seggi democratici sono stati visti numerosi simpatizzanti del centrodestra e anche dell’Italia dei Valori. Forse singoli disturbatori”. Ma forse anche truppe cammellate da dirigenti di partito estranei al Pd. Non è un mistero per nessuno, per esempio, che a Termoli alcuni esponenti dell’Idv si siano mobilitati per sostenere De Angelis (terzo incomodo fra Petraroia e Leva), altri invece per sostenere Danilo Leva in virtù di un accordo dell’ultim’ora con Francesco Totaro teso a garantire la sopravvivenza della Giunta di Vincenzo Greco con la fedeltà dei due consiglieri che a Totaro fanno riferimento. Così come non è un mistero che in altri Comuni uomini vicini al Pdl abbiano diffusamente detto la loro domenica scorsa.
Intendiamoci: se le cose fossero andate davvero così non ci sarebbe nulla di illecito visto che proprio il Partito Democratico scegliendo di dare voce al popolo senza richiedere preventivi attestati di appartenenza accetta il rischio che le proprie elezioni primarie vengano condizionate da fattori esterni.
Tuttavia, questo estremo interesse per l’esito delle elezioni relative al nuovo segretario regionale pidino, rafforza ulteriormente le voci che da qualche settimana hanno iniziato a circolare negli ambienti politici molisani. Quelle cioè relative all’intenzione del centrodestra – o per lo meno di alcuni suoi esponenti – di abbreviare la legislatura in Regione, ricorrendo a nuove elezioni già nella primavera prossima. Prima dunque dei previsti e inevitabili tagli alla spesa sanitaria. Ma soprattutto prima che qualcuno abbia il modo e la volontà di ricomporre le fratture che devastano il centrosinistra. (Morpheus)
(Pubblicato il
28/10/2009)
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