Premio Gianmichele Laccetti
PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
 


Sette anni dopo il terremoto
Janine e l’invasione dei "biondi": speranza targata Olanda
A Ripabottoni, epicentro del sisma del 31 ottobre 2002, si ricomincia dagli olandesi: sono già dieci le famiglie che hanno lasciato Amsterdam per costruire una casa in paese. Janine Foppes, scultrice, racconta perchè ha deciso di trasferirsi qui e aprire un bed&Breakfast per ospiti del nord Europa. "E’ il luogo ideale in cui vivere per chi cerca la quiete e la natura. Ora mi sento cittadina di Ripabottoni e sono contenta". Una storia emblematica sul lato buono della globalizzazione.

Janine Foppes nel suo laboratorio di scultura. In home page nel giardino dell’Art & Breakfast
L’autunno è una festa di colori scaldati dalla terra a Ripabottoni, nemmeno settecento abitanti sulle colline del Fortore, epicentro di quel terremoto lontano sette anni fa che oggi ricorda ventisette bambini e la maestra Carmela, seppelliti vivi dai muri della scuola crollata come un domino il 31 ottobre 2002. La prima neve ha già spennellato di bianco le case del corso principale e le pietre franate del borgo antico, squarci aperti sul parco eolico che dondola nella vallata. L’inverno già soffia nei vicoli e solleva foglie rosse e secche insieme con l’odore dei frantoi e del vino. Fa freddo, ma nel giardino di Janine Foppes basta un raggio di sole capriccioso a scaldare la vite del pergolato e a infilare pagliuzze d’oro fra i suoi capelli platino, che sembrano quelli di una Barbie diventata grande senza perdere la voglia di giocare. Gioca con i mobili e i tappeti che sistema con gusto nelle camere del suo regno di quiete e gioca con il legno, il bronzo e la creta delle sue sculture, plasmate nel laboratorio-taverna al piano terra dell’abitazione trasformata nel primo Bed and Breakfast del paese.


Artista, ex modella, ex viaggiatrice del mondo orientale e occidentale, ha attraversato l’India e l’Indonesia, è stata in America e nello Zambia e in Cina, ha fatto ritorno ad Amsterdam, è ripartita ancora. E adesso si è fermata. Qui. In questo “buco di paese” dal quale i ragazzi partono di corsa, coi sogni in tasca, lanciati verso luoghi pieni di promesse. In questa terra sconosciuta di confine, che dopo il terremoto si è svuotata come una borraccia d’acqua passata di mano fra gli assetati: l’emigrazione è alle stelle, la disoccupazione aumenta, l’inerzia del mezzogiorno si fa sentire soprattutto nei ritardi spaventosi della ricostruzione post-sisma. I lavori sono iniziati meno di un anno fa e dopo sette anni la nuova Ripabottoni è ancora un miraggio, al quale comincia a non credere più nessuno anche se il cantiere è in fermento, con gli operai che cavalcano impalcature e muletti meccanici.


Janine invece la sua casa se l’è rifatta da sola e da subito, mettendosi a capo di una allegra squadra di operai “indigeni” che non spiccicava una parola di inglese, lingua che lei chiaramente conosce alla perfezione e grazie alla quale si era illusa di superare l’impasse della comunicazione prima di scontarsi con un fatto di fatto: «Qui non parlano nemmeno l’italiano, figuriamoci!». Parlano il dialetto, incomprensibile per una signora nordica, anche se è una signora che conosce cinque lingue. Lei non si demoralizza: «Ho imparato l’italiano nei corsi serali a Campobasso, ma anche provando e riprovando a farmi capire dai molisani. Vuol dire che imparerò anche il dialetto». Sorriso largo così, maniere gentili, ospitalità impeccabile. Janine Foppes è una deliziosa padrona di casa che ospita olandesi, nordeuropei e americani nelle cinque camere del B&B affacciato su un cortile interno pieno di piante e fiori che lei stessa cura tra gazebo, sdraio, e un forno a legna di pietra che è l’orgoglio del giardino, dove le sere d’estate si infornano piatti appetitosi.


Arrivata in Molise nel 2003, proprio all’indomani del terremoto, si è innamorata della quiete di Ripabottoni. «Il posto ideale, pieno di pace e di natura. Cosa mi ha colpito? Il paesaggio, soprattutto, così diverso dal piattume olandese, dove l’orizzonte è sempre uguale, una linea dritta senza fantasia. E poi la luce, che da noi in Olanda manca: è buio gran parte del giorno e il sole sorge tardissimo».


Ma come è finita da queste parti, scusi? Proprio a Ripabottoni, un paese che a malapena conoscono i molisani…
«Ho scoperto il Molise a una Fiera del Turismo in Olanda. Mi è bastato vedere alcune immagini da cartolina per decidere di venire qui in vacanza. Poi mi sono innamorata e ho venduto la casa ad Amsterdam per acquistare questo edificio, che ho sistemato nel 2006 e ho aperto ufficialmente nel 2007».


Tre piani nel centro del paese, trasformati in un Art and Breakfast. Un progetto insolito per il Molise terremotato e spopolato. Funziona, la sua attività?
«Per il momento funziona bene. Da maggio a ottobre sono sempre piena di ospiti. Arrivano olandesi che vogliono scoprire la bellezza di questi luoghi, canadesi, svedesi, ma anche emigranti partiti da qui tanti anni fa che tornano d’estate e cercano un posto dove soggiornare. Qui è bello, c’è tutto lo spazio che si desidera, quella tranquillità che per esempio in Olanda manca. Lì c’è troppa gente che vive in spazi ridotti, così si ha sempre la sensazione di soffocare. Qui invece la vita è serena, il tempo batte al ritmo del cuore. Poi, per chi vuole imparare la scultura e divertirsi a scoprire le tecniche di lavorazione dei materiali, ci sono le lezioni che tengo nel laboratorio. Così si abbina il relax all’arte».


Il laboratorio è una spaziosa taverna al piano terra, che Janine in persona ha rimesso a posto portando a nuova luce le arcate antiche e i mattoni a faccia vista. Un’esplosione di oggetti di design e statuette che vende a privati o a gallerie, visto che nonostante la sua “nuova vita” in Molise, non ha abbandonato la sua passione.
«Devo ammetterlo: è molto più complicato fare la scultrice qui. Ma ho conosciuto artisti e galleristi anche in Molise, amici di Campobasso che m’invitano alle mostre e grazie ai quali continuo a esporre. I ritmi di lavoro non sono stressanti, e mi va bene così. Quello che davvero mi piace è la dimensione a misura d’uomo, il fatto che si possono lasciare le porte aperte, l’educazione con la quale i ragazzi si rivolgono ai più anziani. Insomma, cose che da noi non esistono».


Ormai vive in pianta stabile a Ripabottoni da cinque anni. Non le manca l’Olanda? Non ha mai nostalgia di casa?
«Se si riferisce alla nostalgia per la vita che facevo lì no, non ne provo. Il teatro, il cinema, le feste..non mi manca nulla di tutto questo. Mi mancano invece i miei figli. Ne ho due: un ragazzo e una ragazza, entrambi sposati. Ora che ho una nipotina, cerco di tornare più spesso in Olanda per trascorrere un po’ di tempo con lei. Continuo a sperare che anche i miei figli, che amano questo posto dove vengono in vacanza, prima o poi decideranno di trasferirsi qui».


Lei è un’artista bionda che viaggia sola e senza marito al seguito. Perdoni la franchezza, ma a vederla così sembra proprio l’antitesi della donna molisana. Posso sapere come l’hanno accolta, gli abitanti di Ripabottoni?
«Non nego che inizialmente un po’ di diffidenza c’era. Mi guardavano con un punto interrogativo negli occhi, che sembrava volesse dire: “E questa chi è? Da dove arriva? Che vuole?”. Però un po’ alla volta mi sono integrata, le persone mi hanno accettata e sono state molto disponibili con me. Mi hanno aiutata a imparare la cucina italiana, che adoro e che mi diverto a sperimentare mischiandola a ricette internazionali a beneficio dei miei ospiti, e con buoni risultati a detta di chi mangia!»


Ora è per tutti Janine, l’olandese di Ripabottoni…
«Sì, verissimo. Questo ormai lo sento come il mio paese».


Ma avrà pure dei difetti, questo posto!
«Ce ne ha parecchi, non è che sia il paradiso. Per esempio la burocrazia italiana è infernale, l’ho scoperto sulla mia pelle. E il walfare, che invece in Olanda è molto importante, lascia parecchio a desiderare. Gli anziani sono abbandonati, costretti a vivere con pensioni al minimo. Questi aspetti non sono belli. Aggiunga i problemi tecnici, a cominciare da internet».


Già..il famoso digital divide molisano…
«Collegamenti troppo lenti, che a volta creano disagi perché il web per me è uno strumento di lavoro, per i contatti e la promozione. Comunque un po’ si naviga, e nell’attesa che le cose migliorino io vado avanti come posso. Consapevole che, sul piatto della bilancia, i vantaggi di stare qui superano i difetti».


Cosa pensa della ricostruzione post terremoto?
«Che è molto lenta, troppo lenta. Dicono che mancano i soldi, e non so giudicare su questo punto. Ma certo, dopo sette anni, è un peccato che le cose siano ancora a questo punto».


Il terremoto e la ricostruzione tartaruga però non hanno scoraggiato i biondi ospiti, che scendono dal nord Europa in cerca di quiete e paesaggi da incorniciare nelle finestre di splendide ville costruite con tecniche innovative, attraverso un minuzioso recupero della pietra e l’uso di materiali naturali. Mentre la chiesa principale, gioiello architettonico e monumento nazionale, è ancora inagibile, mentre la ricostruzione langue e nessuno sa fare pronostici sulla fine di lavori, a Ripabottoni ci sono abitazioni che vengono su come per miracolo, a tempi di record. Sono quelle degli olandesi che hanno comprato case da ristrutturare o terreni alla periferia del borgo, affacciati sugli uliveti e i campi di grano. Fra le altre, c’è la villa di pietra con piscina di Christelle e Peter Tolen, lei titolare di un’agenzia di viaggi che vende il Molise meno noto fra i paesi del nord Europa, lui dentista affermato che quando è in Molise lavora nello studio di un collega di Termoli. Anche i Tollen, come Janine, si sono innamorati del paesino, dove tornano con i tre figli ogni volta che possono, anche sei o sette volte l’anno.
«Non sono gli unici – conferma Janine – Perché in questo momento sono almeno dieci i nuclei familiari olandesi che hanno comprato casa a Ripabottoni. Alcuni hanno chiesto già la residenza».


La domanda, trattenuta a lungo per educazione, sgorga involontaria: ma che diavolo fanno qui?
«Stanno a casa, si rilassano, ogni tanto - e preferibilmente fuori stagione - vanno al mare a Termoli, leggono, fanno lunghe passeggiate nella natura, entrano in contatto con le persone del posto, sviluppando rapporti cordiali. Per chi cerca un luogo genuino, dove respirare atmosfere antiche e vivere senza fretta, Ripabottoni è il posto giusto. Non solo per passare le vacanze, ma per vivere».
Il beneficio è doppio. Economico, perché vivere qui significa investire, comprare, spendere. E sociale, perché è anche grazie a Janine e a quelli come lei che si rimette insieme il tessuto sbrindellato del Molise dimenticato. E’ il lato buono della globalizzazione: una ragione in più per restare in questa terra sfortunata, e ricominciare – al riparo dal fragore delle promesse politiche – a costruire una possibilità di futuro. (mv)

(Pubblicato il 31/10/2009)

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