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Paradossi della sanita'
Procreazione assistita Il centro funziona. E allora la Asl lo chiude
Donne in rivolta contro la decisione Asrem di chiudere il centro di procreazione medicalmente assistita al Cardarelli di Campobasso, una delle strutture di maggior successo e sicurezza in Italia per la medicina riproduttiva. Liquidata senza una spiegazione l’equipe del prof. Cioffi, luminare del ramo. Le donne, amareggiate e indignate, stanno raccogliendo le firme: in pochi giorni e solo con il passaparola oltre 1200 hanno firmato per chiederne la riapertura.

di Monica Vignale

Teresa, Lina, Maria, Federica e le altre. Sono donne diverse, alcune giovani e altre meno, alcune molisane e altre campane, calabresi, pugliesi. Accomunate da un problema che fa soffrire: non possono avere figli. Sono, come si dice in medicina, “donne non fertili”. Ma per loro, da 4 anni a questa parte, c’è una speranza di diventare madri. Non lo sa quasi nessuno, ma in Molise – all’interno dell’ospedale Cardarelli di Campobasso - esiste uno dei pochissimi Centri di Procreazione Medicalmente Assistita del Meridione collegato alla sanità pubblica. Anzi: esisteva fino a qualche mese fa, perché il futuro della struttura, oggi, è estremamente incerto. Come spesso accade in questa regione dalla logica contorta e dalle inefficienze inspiegabili, proprio quel centro infatti, fiore all’occhiello di una sanità allo sfascio che insieme ai posti letto riduce progressivamente la qualità dei servizi, è temporaneamente chiuso, in attesa che i vertici Asrem si decidano a rinnovare la convenzione con un’equipe di specialisti in grado di portare a termine le delicatissime procedure in grado di garantire una gravidanza anche alle donne “non fertili”.

E sono proprio loro, le donne, a sollevare il problema, reclamando l’attenzione che una simile struttura merita. Lo fanno con una petizione che sta avvenendo nel silenzio di Istituzioni e media regionali e tramite il meccanismo del passaparola. E che in pochi giorni è arrivata a 1200 firme: tantissime, se si considera che il tema è difficile e che chi si rivolge alle cure mediche per l’infertilità spesso si vergogna e preferisce non parlarne. Quindi niente banchetti in piazza, niente slogan urlati. E’ una rivolta taciturna quella delle aspiranti madri, amareggiate perché di colpo, e senza alcuna ragione a giustificare la scelta della Asrem, il centro ha smesso di funzionare nonostante i dati incredibilmente positivi e malgrado l’esodo dalle regioni limitrofe al Molise, che è un vero inedito per la sanità regionale segnata abitualmente dal fenomeno contrario, cioè la “fuga” verso le strutture di fuori.

«Sono una donna molisana profondamente triste e indignata per il fatto che la mia regione è stata privata del centro di procreazione medicalmente assistita (PMA) di Campobasso, diretto dal prof. Luigi Cioffi»: comincia così la lettera inviata al presidente della Regione Iorio e agli altri politici, firmata da una donna che parla a nome di tante altre, come testimonia il numero di firme raccolte. «Non poter avere un figlio naturalmente è un fatto che segna profondamente una coppia, soprattutto la donna. All’inizio si fa fatica ad accettare l’idea di dover ricorrere a un centro di procreazione assistita e sottoporsi a uno o più cicli di stimolazioni, ma presto ci si rende conto che questo, spesso, rappresenta l’unica speranza. Avere la possibilità di farsi seguire da un centro di così alta professionalità quale quello di Campobasso (il terzo in Italia per risultati) senza dover affrontare grandi spese e viaggi di speranza chilometri, non è cosa da poco. Per me, che l’ho vissuta, è stata forse l’unica occasione in cui mi sono sentita fortunata di vivere nella mia regione. Fortunata e orgogliosa, perché molte sono state le coppie provenienti da altre regioni…».
Parole supportate dai dati. Questi: i prelievi sono passati da 120 nel 2006 a 214 nel 2008; i transfer, cioè i trasferimenti nell’utero di ovociti fecondati, da 35 a 69. La percentuale di gravidanze al Centro di Campobasso ha raggiunto, nel 2008, il 33,2 per cento. Un risultato importantissimo, considerando che la media italiana è sotto il 30 per cento. Eppure, nonostante questo netto incremento e nonostante la bassissima percentuale di complicanze (inferiore allo 0,5 per cento), il Centro è momentaneamente chiuso.

Il professor Luigi Cioffi, un luminare della medicina riproduttiva in Italia, la cui fama supera i confini nazionali e le cui pubblicazioni scientifiche sulla materia sono note e apprezzate anche all’estero, docente fra le altre cose di Infertilità di coppia nella Scuola di Specializzazione della Università degli Studi “Federico II” di Napoli, è stato praticamente liquidato senza alcuna spiegazione dalla Asrem del Molise. «A luglio è terminata la convenzione stipulata con la mia equipe – spiega da Salerno, dove lavora – e nonostante la richiesta di chiarimenti da parte mia e dei miei collaboratori, la convenzione non è stata rinnovata, a differenza degli anni scorsi. Cinque anni di eccellenza, con dati esplicativi e al di sopra della media nazionale, sono stati cancellati in un colpo».

Cosa sia accaduto per spingere la Asrem a interrompere i rapporti di collaborazione con l’equipe del professor Cioffi è un mistero che nessuno sa – o vuole - chiarire. Dall’altra parte della cornetta, quell’unica volta che nello spazio di una settimana troviamo qualcuno a rispondere, l’operatrice si limita a dire che «Non è vero che il centro è chiuso, ma è vero che per il momento non si possono eseguire i transfert». Gergo tecnico che significa, in realtà, che funziona solo l’ambulatorio ginecologico: per il momento le pazienti possono farsi visitare dai ginecologi dell’ospedale, che non sapendo nulla di stimolazioni, prelievi di ovociti, fecondazione in vitro e impianto devono fermarsi alla visita e nulla altro. In pratica, se una donna volesse sottoporsi al ciclo completo nella speranza di restare incinta e diventare madre, oggi potrebbe solo farsi dire se è in condizioni di salute idonea per poterlo fare. E basta. Tutto il resto, cioè la procedura stessa della fecondazione medicalmente assistita, in Molise non è più possibile. E non si sa se e quando lo sarà di nuovo.

Il Centro è stato attivato nel luglio 2005 per volontà dell’ex direttore generale della Asl unica Sergio Florio, che almeno una cosa buona sembra averla fatta. Era stato proprio Florio, all’epoca, a “ingaggiare” il professor Cioffi, prospettandogli anche la trasformazione del centro in Unità Operativa Complessa. «Io ho accettato per quello, mi sembrava un progetto valido e sicuramente interessante per il Molise. Un progetto che è nato dal nulla ma in poco tempo ha consentito di non fare più migrare le pazienti molisane verso altre regioni, anzi, ha portato molte coppie da altre regioni proprio in Molise, verso una struttura all’avanguardia e perfettamente funzionante».
Restituire una speranza di maternità alle donne coinvolte da problemi di fertilità attraverso la medicina della riproduzione: questo l’obiettivo del centro, che ha un costo relativamente contenuto dal momento che si trova all’interno del Cardarelli e che utilizza le strutture dell’ospedale. Le uniche spese che è necessario sostenere riguardano l’equipe specializzata: oltre al professor Cioffi, due ginecologi e un biologo.

«A parte che in medicina è sempre antipatico parlare di costi, perché dovrebbero esistere anche servizi che non sono remunerativi a beneficio della salute, a detto che i costi del centro si sono mantenuti entro livello assolutamente tollerabili. Non credo proprio che il problema siano le spese per l’equipe, anche perché in ogni caso il Carderelli non dispone di ginecologi e biologi interni in grado di eseguire i cicli dalla stimolazione al prelievo degli ovociti fino alla fecondazione e al trasfert. Questo è un settore delicato della medicina, che necessita di personale qualificato e con esperienze e competenze specifiche. Non si può improvvisare» aggiunge Luigi Cioffi, che comprensibilmente non vuole innescare alcuna polemica ma che è chiarissimo nella sua riflessione: «Se si vuole far funzionare il centro di procreazione assistita, è indispensabile contare su un’equipe di professionisti. Alla mia equipe la convenzione non l’hanno rinnovata, dunque immagino che ci si voglia orientare su qualcun altro. E, visto che i costi saranno gli stessi perché, ripeto, la sanità molisana non dispone di personale qualificato per questo genere di procedura, deduco che ci siano ragioni politiche». Ragioni politiche? Qualche sospetto? Cioffi scuote le spalle: «Non ne ho idea. So solo che io ho chiesto spiegazioni, e non ho avuto alcuna risposta dai nuovi vertici Asrem. Silenzio totale».

Due le possibilità: o si intende far morire il centro un po’ alla volta, trasformandolo senza clamore in un ambulatorio dove effettuare solo screening, obbligando le donne a migrare verso altri lidi, oppure affidare la convenzione a un altro professore e un’altra equipe per ragioni, appunto, politiche. Con grande rammarico delle donne, che stanno combattendo a forza di firme per vedersi riconosciuto il diritto alla sopravvivenza di una struttura fra le prime in Italia nel ramo. Resta la considerazione che un uno dei pochi fiori all’occhiello della scalcagnata sanità molisana è “temporaneamente chiuso”. I tagli, in casi come questi, sono davvero incomprensibili.

(Pubblicato il 16/10/2009)

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