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I conti in tasca
I nuovi poveri: con l’iPhone, ma senza i soldi per mangiare
Gli effetti della recessione economica colgono impreparati i termolesi: aumenta il numero delle famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e chiedono aiuti (in denaro o alimentari) alla Caritas. Don Ulisse Marinucci ne sa qualcosa e spiega: “la crisi? E’ arrivata sei mesi fa, con un aumento vertiginoso delle richieste di aiuto”. I motivi vanno dalla cassa integrazione all’aumento dei mutui per la casa. Paradossalmente i pensionati, abituati a sacrifici, si arrangiano meglio delle famiglie. Conferme anche dai negozianti: “la gente acquista solo lo stretto necessario e noi andiamo avanti grazie alle offerte speciali”.

di Stefano Di Leonardo

Termoli. «La crisi? Qui è arrivata 6 mesi fa». Sono le parole di don Ulisse Marinucci, prete della diocesi di Termoli-Larino, che da alcuni mesi gestisce la Caritas diocesana. Quando si parla di povertà e di aumento delle richieste d’aiuto all’Istituto con sede in piazza Bisceglie al Borgo Vecchio di Termoli, don Ulisse è chiaro. «In queste settimane si fa un gran parlare di recessione, ma noi abbiamo avuto un aumento esponenziale di richieste d’aiuto già dalla scorsa estate».
 
Il parroco termolese è fra quelli che più hanno il polso dei problemi sociali della città e sanno come la povertà si stia facendo strada in strati fino a pochi mesi fa impensabili della popolazione. Guida la Caritas termolese con cura certosina e massima attenzione, facendo uso di strumenti e tecnologie da far invidia ai più quotati manager. E’ lui che illustra nel dettaglio la situazione dei poveri, dei vagabondi e dei senzatetto che vivono in città. «Nel 2008 circa 300 persone hanno frequentato la Caritas fra centro d’ascolto, mensa e altri servizi. Di questi 300, quasi la metà sono italiani, un numero in netto aumento. Alcuni di loro vivono in strada» rivela il parroco.
 
Le tipologie di aiuto che la Caritas fornisce sono molteplici e non si limitano a una «carità tout court», come la definisce lo stesso don Ulisse. Si va dal centro d’ascolto, che mira a capire quali sono le problematiche che portano a situazioni di difficoltà, come la perdita del lavoro o l’assenza di liquidità per pagare la bolletta, fino alla mensa per i poveri, che nonostante un periodo di difficoltà economica come questo, non sembra aver subito grossi aumenti di domanda. La Caritas impone il pagamento di 5 euro per un buono che vale 30 pasti. Naturalmente per chi si reca alla mensa per la prima volta non viene richiesto alcunché. «In media ci sono 30 presenze per pasto – dicono alla Caritas - C’è il giorno in cui si presentano solo in 5 e il giorno in cui si arriva a 50». Il perché è presto detto. «La gente vede la mensa della Caritas come la povertà assoluta. C’è una certa diffidenza, si tende a far di tutto per evitarla». Per questo sono tanti gli stranieri che la frequentano. Fra loro, in maggioranza i polacchi, ma anche rumeni e ucraini. Per molti italiani invece, si tratterebbe di una sorta di umiliazione.
 
Si prova quindi a chiedere altri tipi di aiuto. «Le persone vengono da noi con ogni tipo di richiesta. C’è chi ci chiede di lavorare, chi i soldi per pagare la bolletta. Di solito gli uomini chiedono più i servizi primari, tipo soldi o generi alimentari, mentre le donne sono più propense a cercare una soluzione. Noi cerchiamo innanzitutto di capire che tipo di situazione c’è dietro, se davvero esiste un problema reale, come ad esempio la perdita del posto di lavoro da parte del capofamiglia o se magari c’è una sorta di negligenza o di scarsa dimestichezza con i conti. Insomma c’è anche chi viene a chiederci aiuto dopo aver fatto spese scellerate. Noi vogliamo invece creare una sorta di responsabilizzazione». Per questo motivo la Caritas sta pensando a un fondo ad hoc con carte prepagate convenzionate con un istituto di credito e ha già messo in piedi una rete con l’Ufficio Sociale del Comune. Per quel che riguarda la cifra sborsata dalla Caritas nell’anno solare 2008, don Ulisse parla di «20mila euro circa».
 
Tutte iniziative che cercheranno di dare una boccata d’ossigeno in un periodo di crisi nera, che come conferma la Caritas, non è propriamente un fulmine a ciel sereno. «Le prime avvisaglie della crisi le abbiamo avvertite fra maggio e agosto scorso, con un aumento delle richieste d’aiuto. I motivi sono tanti: la cassa integrazione per tanti lavoratori, l’aumento degli interessi dei mutui e dei prestiti, l’esigenza di dover cambiare casa, che qui a Termoli è un vero salasso. E’ una crisi che ha colpito in modo massiccio il ceto medio. Ci sono molte situazioni che sono passate in poco tempo al di sotto della soglia di povertà relativa». Una situazione che ha colto impreparate tante persone e che potrebbe continuare ancora per diverso tempo. «Tanta gente – continua don Ulisse – ci dice che non avrebbe mai immaginato di trovarsi in questa situazione. Ci sono realtà che stanno crollando e il 2009 si prospetta tragico».
 
A subire maggiormente questo periodo nero sembrano essere le famiglie con coniugi fra i 40 e i 50 anni. «Non riescono a rendersi conto di ciò che stanno passando – confida il sacerdote - e non abbassano il proprio tenore di vita. Spesso comprano l’ultimo modello di telefonino, ma poi non hanno i soldi per pagare la bolletta e a fine mese si ritrovano senza liquidità. Si fanno ingannare dalle carte di credito. Strisciano la carta e non si rendono conto di quanto spendono». Non stanno meglio le famiglie giovani. «Hanno difficoltà di accesso al lavoro e spesso si rivolgono a noi perché sommersi dalle spese, dai pannolini per i neonati alla roba da mangiare. Infatti spesso ci chiedono il pacco-viveri. E il vero segnale della crisi è che per queste persone è negata una prospettiva di futuro».
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è aumentato il numero delle richieste d’aiuto da parte dei pensionati. «I più anziani – conferma il parroco – hanno più strumenti per risolvere la crisi, sono più ‘esperti’ in materia di tempi duri e sono più propensi a fare rinunce».
 
A confermare come la recessione stia facendo sentire i suoi effetti anche sui consumi di beni di prima necessità è il gestore di un supermercato del centro. «Certo, la crisi si fa sentire – ammette sconsolato mentre stacca per un attimo dal lavoro che lo assorbe mattina e pomeriggio da anni – Già con l’ingresso dell’euro c’è stato un calo di consumi, ma è nell’ultimo anno che l’abbiamo avvertito di più». Fra le categorie più in difficoltà, secondo il negoziante ci sono «i pensionati, che erano messi male già prima, ma anche i giovani, anche perché non si trova lavoro. Tanti anziani vengono qui con la social card e fanno qualche acquisto in più, anche se non sempre sono sicuri di come si usa». Sembra stia cambiando anche il modo di acquistare, oltre alla quantità. «Tantissima gente compra solo lo stretto necessario, tipo pane, latte, carne. Pochissimi si concedono alimenti di lusso e se lo fanno, è solo per le feste». Anche i commercianti quindi, cercano di trovare nuovi espedienti. «Noi abbiamo provato con il volantinaggio dei prodotti in offerta e nel periodo appena successivo all’uscita del volantino il negozio si riempie, con le casse a pieno ritmo. Poi piano piano cala, fino al volantino successivo».
 
Fra le tante persone che si rivolgono alla Caritas non mancano di certo i ‘clochard’ e gli immigrati. «Non sono molti a dire la verità. Alcuni di loro sono termolesi o comunque di questa zona, altri di fuori. Di immigrati tutto sommato non se ne vedono molti. Qualcuno durante i periodi di raccolta ortofrutticola, ma è poca cosa. Oggi come oggi, inoltre, è più difficile trovare chi è barbone per scelta, mentre è aumentato il numero dei senzatetto per problemi contingenti». Per loro, durante lo scorso inverno, la Caritas aveva messo in piedi l’operazione ‘Emergenza freddo’. Durante la notte infatti, i volontari della Caritas facevano il giro della città con coperte, indumenti e bevande calde per dare un po’ di ristoro ai clochard. Quest’anno invece, si è provato a mettere su qualcosa di diverso, aprendo un dormitorio per i senzatetto che però non ha avuto successo ed è naufragato in breve tempo, lasciando i ‘clochard’ soli contro l’inverno

(Pubblicato il 19/01/2009)

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