Agenzia Finanziaria De Lena
PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
 


Sport
Calciatrice in Molise fra i pregiudizi: "Ma non siamo tutte cozze"
Intervista a Marianna Gramieri, 28enne di Colletorto, calciatrice della G.S. Femminile Larino. «Sono cresciuta a pane e Maradona» racconta la giovane, che non nasconde come anche fra le donne ci siano tanti dei problemi che affliggono lo sport nazionale: «Spesso le partite finiscono in rissa» racconta lei. Dai primi calci assieme ai maschi nella squadra del paese ai tanti sacrifici di una calciatrice, Marianna racconta a Primonumero.it quanto sia difficile vincere i pregiudizi della gente.

di Stefano Di Leonardo

Ha una passione viscerale per il calcio, tanto da averci persino scritto una tesi di laurea. La sua è una di quelle famiglie col pallone nel sangue. In campo è un mediano tutto grinta e temperamento. Ogni domenica si batte sui campetti di periferia del dimenticato Molise. Non ci sarebbe niente di particolare, se stessimo parlando di uno dei tanti ragazzi che giocano a calcio nelle centinaia di squadre della regione. La sua particolarità è essere donna in un mondo estremamente maschilista. Lei è Marianna Gramieri, 28enne calciatrice originaria di Colletorto ma trapiantata da pochi mesi a Termoli, dove cerca lavoro «ma fino ad ora non ho trovato granché». Lascia perplessi pensare al fatto che il calcio femminile sia ancora uno sport di nicchia in una Nazione che, sportivamente parlando, vive quasi esclusivamente di pallone. La sua storia è perciò simile a quella di tante donne che nel nostro Paese giocano a calcio dimenticate dai media e dal grande pubblico. Dai primi calci da bambina ai pessimi rapporti coi colleghi uomini, passando per i tanti problemi che il calcio femminile condivide con quello maschile, Marianna racconta a Primonumero.it quanto sia difficile essere una calciatrice dalle nostre parti.

Da dove nasce la tua passione per il calcio?
«Me l’ha trasmessa la mia famiglia. Mio zio giocava a livelli amatoriali e lo stesso mio fratello, che ora allena una squadra nel nostro paese, Colletorto. Da piccola a casa esisteva solo il calcio. Si può dire che sono cresciuta a pane e Maradona».

Hai provato anche altri sport?
«Da piccola mia mamma ha provato a farmi fare danza, ma non faceva per me. Ho fatto un tentativo con il kick-boxing, ma è il calcio il mio sport. Dico sempre che non so giocare, ma mi piace»

A che età hai iniziato? «La prima volta non me la ricordo nemmeno. Avrò avuto 4-5 anni, non so. Da bambina giocavo insieme ai maschi, perché in Italia funziona così fino ai 14 anni. Poi per un po’ non ho potuto continuare per limiti di età, però continuavo ad allenarmi con mio fratello. All’epoca non sapevo nemmeno dell’esistenza di squadre di calcio femminile nella nostra regione».

Quando lo hai scoperto? «All’università, a Campobasso. Ho saputo che c’era una squadra e mi sono fatta avanti. Sono rimasta a giocare lì per 2 anni, poi ho avuto un infortunio alla caviglia e ho lasciato la squadra. Dopo un’esperienza nel calcio a 5, sono passata alla G.S. Femminile Larino, che è la mia squadra da quattro anni. Disputiamo il campionato di serie C regionale, composto da 9 formazioni, di cui una campana».

Ammiri qualche giocatore in particolare e per quale squadra fai il tifo?
«Sono tifosa della Roma, anche se in famiglia tengono per il Napoli. Di fatti in famiglia ci ‘attacchiamo’ sempre. Il mio idolo è invece un milanista, Rino Gattuso, per il modo in cui gioca, con grinta. Io sono un po’ come lui».

Hai un soprannome, un nomignolo in campo?
«Le mie compagne di squadra mi chiamano ‘Puma’. E’ un soprannome nato per caso, durante una partita diversi anni fa. Me l’ha affibbiato una compagna di squadra, un po’ per la marca di scarpette che indossavo, un po’ per un tatuaggio che ho e un po’ perché all’epoca giocava nella Roma il brasiliano Emerson, detto Puma, appunto. Ci sono vecchie compagne di squadra che quando mi incontrano mi chiamano ‘Puma’. Il nome Marianna se lo ricordano in poche».

Tu hai giocato anche a livelli più alti, in serie B col Campobasso. Se avessi la possibilità, lasceresti la tua squadra e la tua famiglia per un’avventura in una squadra più importante?
«Penso di no, soprattutto perché ormai ritengo la squadra come una famiglia. Quando scendi in campo, non giochi per te, ma per la squadra. C’è molta amicizia fra di noi».

Come si comportano le ragazze quando scoprono che giochi a calcio?
«Con le donne non ho problemi. Sì è vero, mi dicono che è uno sport da uomini, ma poi sono anche incuriosite. Ho anche provato a trascinare qualche amica al campo, ma molte si tirano indietro quando vedono i sacrifici che ci sono da fare, sono spaventate dall’idea di fare allenamento sotto la pioggia ad esempio. E poi molte di loro sono più attirate dai calciatori che dal calcio».

Con gli uomini il rapporto è un po’ più conflittuale vero?
«Assolutamente sì. La prima domanda che ti fanno tutti è: ‘cosa fate negli spogliatoi?’ Poi fanno domande e battute sui nostri gusti sessuali. Per noi è offensivo. Per l’aspetto tecnico è anche peggio. Ti deridono, sono sicuri che siamo delle schiappe. Poi, quando ti ci ritrovi a giocarci contro, finisce che non gli fai vedere palla e ci rimangono malissimo. Sono pieni di pregiudizi, oltre che maleducati».

Ritieni che il calcio sia un mondo maschilista?
«Penso proprio di sì e già da bambini. Mi capitava sempre, quand’ero piccola, di essere mandata in porta solo perché ero donna. A Colletorto c’è una bambina di 10 anni che vuole giocare a calcio, ma incontra mille difficoltà, a cominciare dai bambini che non le passano la palla. Poi il fatto di doversi allenare insieme fino ai 14 anni non aiuta. Tante bambine mollano ed è anche per questo che il calcio femminile in Italia non prende piede».

Ci sono poi i sacrifici di cui parlavi prima. Ce n’è uno che pesa più di altri?
«Personalmente la cosa che pesa di più è il dover andare a dormire presto il sabato sera perché il giorno dopo c’è la partita. I miei amici poi mi sfottono sempre. Un’altra cosa brutta è dover giocare spesso nei giorni di festa, tipo Ognissanti o l’Immacolata. Spesso mi scontro con i miei genitori perché almeno nelle ricorrenze festive mi vorrebbero a casa».

L’ambiente del calcio femminile è sconosciuto ai più. C’è un clima più tranquillo rispetto a quello maschile o i problemi sono simili?
«Di certo non abbiamo il pubblico del calcio maschile. Ci seguono solo amici, parenti, che vengono più per prenderci in giro che per sostenerci. Ma sia sugli spalti che in campo i problemi sono simili».

Spiegati meglio.
«Ad esempio dagli spalti ci insultano, spesso anche pesantemente, o se la prendono con l’allenatore. In campo, poi, spesso finisce in rissa. Sono partite molto sentite, in campo ci sono tante provocazioni e a volte si arriva alle mani».

Il rapporto con l’arbitro invece è più benevolo?
«Mica tanto. Una volta un direttore di gara ha persino chiesto al nostro mister quanto fosse il tempo di gioco! Il problema è che ci mandano degli arbitri incompetenti, anche loro pieni di pregiudizi verso il mondo del calcio femminile. I giornali regionali poi, non si curano affatto di noi. Quest’anno però abbiamo deciso di fare qualcosa di speciale»

Cioè?
«Abbiamo preparato un calendario con foto nostre sia per racimolare qualche soldo per mandare avanti la nostra squadra, sia per dimostrare che non siamo tutte brutte come pensa la gente».

(Pubblicato il 31/03/2009)

versione stampabile segnala ad un amico archivio articoli

SITI SPONSORIZZATI

STUDIO DENTISTICO DOTT. CASOLINO
Corso Vittorio Emanuele III, 45/B - Termoli - Tel: 0875.704521

SITI WEB, E-COMMERCE, WEB-MARKETING O RINNOVA IL TUO VECCHIO SITO. CHIAMA SIRIO!
Sirio Srl - 338.6002951 - info@sirio-srl.net

PRESTITALIA - PRESTITI PERSONALI A DIPENDENTI E PENSIONATI
Via Corsica, 152 - Termoli - Tel: 0875.7117 Fax: 0875-711726

DOTT.SSA CELESTE SANTONE BIOLOGA NUTRIZIONISTA INTOLLERANZE ALIMENTARI
Via De Gasperi, 53- Termoli, - Tel: 320.7543779

back


 
note legali  -  pubblicità  -  e-mail: info@primonumero.it  -  P. IVA: 01438950709 - telefono: 0875.714146 - fax: 0875.453113
© Copyright 2000-2009 - Tutti i diritti sono riservati - Primonumero - Città in Rete
visitatori dal 7 aprile 2006