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Cronache
Registro Tumori, primi dati confermano: Basso Molise zona piu’ a rischio
Presentato, con notevole ritardo rispetto alle promesse, lo strumento di analisi e comparazione dei dati sulla mortalità per malattie neoplastiche in Molise. Il registro vero e proprio, affidato alla Lilt, deve ancora nascere, ma dai primi studi è già possibile individuare un’area territoriale a maggiore tasso epidemiologico. Si tratta del Nucleo Industriale di Termoli e dei Comuni dell’hinterland, dove si rileva una oggettiva presenza di “eccessi”.

di Caterina Sottile

Termoli. Il registro Tumori come strumento di conoscenza della malattia, della sua  diffusione e della qualità di assistenza del Molise. Affidato dalla Regione  Molise alla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, dopo la fase di  preparazione ora dovrà partire davvero. Il presidente della Lega Tumori di  Campobasso, Giovanni Fabrizio ha espresso un grazie persino informale, ma  visibilmente sincero ai suoi volontari, al team della segreteria LILT che ha  curato l'organizzazione del Convegno (3 e 4 ottobre a Termoli) ma che, soprattutto, opera ogni giorno a  contatto con i malati. Sono soprattutto infermieri che conoscono la malattia  e la realtà profonda dei drammi che si porta dietro. La loro attività di  volontari LILT è uno sforzo in più per combatterla. Lo stesso Presidente  Iorio, presente al Nucleo industriale di Termoli per il seminario  organizzato dalla LILT provinciale di Campobasso ha ammesso il ritardo, il  suo, ed ha invocato una "istituzionalizzione" del Registro Tumori perchè  diventi organizzazione scientifica stabile. Affermazione colta al volo dal  Professor Maurizio Montella,  direttore scientifico dell'Unità di  Epidemiologia dell'Istituto Pascale di Napoli  e componente del direttivo  LILT nazionale. Il dato emerso nei molti interventi alla presentazione del  progetto di un registro Tumori regionale è che i tumori hanno due aspetti da  osservare: l'incidenza e quindi le cause, la qualità dell'aria, dell'acqua o  degli ambienti di lavoro e la mortalità. Questo secondo elemento può  dipendere dalla aggressività della patologia ma anche moltissimo, dalle cure  che si è in grado di garantire al paziente. I dati di incisività e mortalità  possono diventare diversi, a vantaggio della più lunga sopravvivenza se i  tumori vengono diagnosticati in tempo, se l'approccio medico è corretto e  tempestivo. Ecco perchè la pianificazione sanitaria del territorio ha  un'importanza formidabile.
 
Un'offerta di servizi capaci di interagire fra  loro e di accogliere il malato in tutte le fasi della malattia consentono di  distinguere macroscopicamente i dati di "incisività", l'insorgere del tumore  con quelli di mortalità, l'esito, gli effetti finali. Perchè l'inizio di una  malattia possa sempre presumere statisticamente la possibilità alta di  guarigione c'è bisogno di conoscerlo, di scovarlo con grande anticipo. Lo  sceeneeg è il maggiore strumento di prevenzione collettiva ma malgrado in  Molise sia state avviate molte e importanti campagne in questo senso, la  dottoressa Santomiero, illustrando i metodi di rilevazione dei dati di  incidenza e mortalità in Basso Molise dice che tra le cartelle cliniche  osservate, molti tumori mammari erano più grandi di due centimetri. Ciò  significa che lo screeneng non è ancora abbastanza efficace e non ha ancora  risolto il problema del ritardo della diagnosi.
 
I numeri osservati fino ad  oggi hanno dei limiti per un'interpretazione davvero esauriente: Giovanni Di  Giorgio, nel suo chiaro resoconto del biennio di preparazione al Registro  Tumori ha rilevato ad esempio che la legge sulla privacy impedisce di  accedere alle cartelle di pazienti che si rivolgono a strutture private, o  fuori regione, e che sfuggono al calcolo della casistica. Esempi di altre  regioni come Sicilia ed Emilia Romagna hanno spiegato i metodi, i percorsi e  persino gli escamotages con cui ovviare alle difficoltà di accesso ai dati.
Nicola Caranci, giovanissimo esperto, fra l'altro di Isernia, ha illustrato  i metodi applicati con l'Arpa Molise, agenzia ambientale regionale,  ed ha spiegato uno studio di mortalità sul ventennio 1981-2001 attraverso l'atlante italiano. Il Molise non sembra dare motivi di allarme,  a parte la maggiore incidenza delle zone ad alta concentrazione industriale.
 
La zona di interesse è naturalmente il Nucleo industriale di Termoli, dove  si osserva una oggettiva presenza di "eccessi". Gli eccessi sono unità in  più rispetto alla media nazionale o alle quantità che ci si aspetta. Non  sempre però sono così eclatanti dal punto di vista statistico, e rispetto  alla media nazionale pare comunque che siamo ancora lontani da medie ben più alte. L'invecchiamento della popolazione interviene sicuramente sul maggior  numero di casi di tumore, che riguardano più spesso la popolazione over 64:  colon, vescica, reni, è la triade in cima alle classifiche dei tumori. Nelle  donne il dato di distinzione è il tumore del seno, più frequente rispetto a  quello della vescica, che invece colpisce i maschi.
 
In Italia sono 300.000 i  nuovi casi di tumore ogni anno: 8 uomini e 7 donne su mille. Malgrado la percezione pubblica tenda a far temere i grandi allarmi come le scorie  radioattive ad esempio, il fumo è il nemico più pericoloso, l'alimentazione  e soprattutto, la mobilità sanitaria. Riguarda storicamente le regioni  meridionali ed è la grande causa dei ritardi di diagnosi. Partire per Milano quando abbiamo già perso dei mesi o subire un intervento a Bologna e poi  tornare dovendo trovare un altro luogo di cura per le terapie successive  diminuisce di molto, ed è statisticamente rilevato, le possibilità di  guarigione.
 
Uno degli studi più approfonditi è stato realizzato  dall'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con 'istituto Don Milani di Termoli e rileva la presenza di tipologie tumorali mai osservate prima,  soprattutto nelle zone di San Martino in Pensilis, Guglionesi, Portocannone  e nel cordone di comuni che circonda Termoli. Ma per ora non ci sono, in realtà,  termini di paragone plausibili, considerata l'assenza di studi altrettanto  approfonditi prima. E' proprio Stefania Trinca che aveva curato quello  studio ITIS, a riassumerne i contenuti rilevati. Lo studio, riferito al 2006  nella valle del Biferno, così si conclude:
«Appare critica anche la situazione di Guglionesi (incrementi dei tumori  nasali negli uomini e del mieloma multiplo nelle donne, delle malattie  respiratorie in entrambi i sessi e del diabete nelle donne) e di S. Martino  in Pensilis (aumenti della mortalità totale, dei tumori totali, dei linfomi non-Hodgkin e delle malattie respiratorie negli uomini, dei tumori del  colon-retto nelle donne). Segnali da approfondire provengono inoltre da  Campomarino (tumori polmonari nei due sessi) e Ururi (tumori encefalici  negli uomini). A Petacciato e Portocannone, l'elevata mortalità per cause  maldefinite suggerisce che la qualità della certificazione necroscopica sia  inadeguata. Nel periodo in esame, i tassi standardizzati di mortalità per  tumori totali e tumori polmonari nell'area intera mostrano un andamento sostanzialmente stabile; le malattie respiratorie non tumorali mostrano un calo nella popolazione maschile nel corso degli anni '80 e un andamento stabile nella popolazione femminile».
 
In questa prima fase dello studio ambientale, che non ha visto direttamente  coinvolte le istituzioni locali, il livello di dettaglio dei dati  considerati non scende al disotto di quello comunale. Tuttavia a questo  livello è già possibile ottenere valide indicazioni sulla realtà dell'area  in esame e definire le tipologie dei dati che dovranno essere acquisiti per  avviare ulteriori studi di epidemiologia ambientale.

(Pubblicato il 05/10/2008)

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