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Politica
Pd contro Pd. Chiesto il commissario, in 32 si autosospendono
Dopo l’assemblea-rissa di mercoledì, una fetta rappresentativa del partito scrive a Veltroni chiedendo di revocare la Macchiarola con un documento molto duro, accompagnato da una decisione irrevocabile: «Ci autosospendiamo in attesa di chiarimenti». Intanto la corrente di Roberto Ruta insiste nella sfiducia al presidente della Provincia e nel reintegro di Francesco Di Falco con un documento “ufficiale”, ma mai ratificato. L’ipotesi di una caduta imminente della Provincia di Campobasso appare sempre più probabile.

Primo colpo di scena: Annamaria Macchiarola, segretario regionale del Partito Democratico, non si sente affatto sfiduciata nè isolata. All’indomani dell’assemblea-rissa, finita in bagarre come nella migliore tradizione della seconda Repubblica, l’avvocata del partito più incasinato del Molise ringrazia «la maggioranza dei componenti dell’assemblea regionale che hanno scelto  di rinnovarmi  la loro fiducia che utilizzerò alla luce dei due obiettivi indicati nel documento: quello la tutela della dignità delle persone e  quello della stabilità delle istituzioni». Il documento, di cui molto s’è discusso nei palazzi istituzionali e non solo nelle ultime 24 ore, è una sfiducia bella e buona al presidente della Provincia D’Ascanio, che ha cacciato dalla sua Giunta l’ex assessore Francesco Di Falco tacciandolo di «incapacità politica». E’ il casus belli che ha innescato la crisi, iniettando ettolitri di veleno nell’organigramma del Pd molisano, che fin dalle sue origini – cioè le elezioni Politiche – è stato spaccato in due e tartassato da venti opposti e contrari. Il documento, appunto. Chi l’ha firmato? «Sono sedici membri dell’assemblea su trenta» chiarisce Di Falco, sciorinando i nomi: D’Ambrosio (presidente dell’Assemblea), Bellocchio, Cavaliere, Cristofaro, D’Alessio, Musacchio, Manes Gravina, Neri, Piacci, Forte, Sposato, Venittelli, la Macchiarola ovviamente e poi Di Florio, Gonnella e Tagliamonte. Questi ultimi tre in realtà non c’erano all’Assemblea, e hanno inviato un fax dichiarando di aver «letto, condiviso e approvato» il documento che dà carta bianca al segretario per sfiduciare D’Ascanio.
 
Il fatto è che quel foglio, che la corrente rutiana del Pd si ostina a voler considerare «atto ufficiale», è giudicato dai colleghi-avversari poco più di un comunicato stampa, non essendo stato nè discusso nè votato in Assemblea, sciolta quest’ultima ancora prima di iniziare tra i fischi e gli insulti (e qualcuno aggiunge pure gli schiaffi). In pratica non è stato ratificato, e dunque non ha alcuna efficacia. Ma al Pd di Annamaria non importa, giacché si vuole andare avanti nella linea della inflessibilità e ci si aspetta che «il presidente D’Ascanio capisca l’errore fatto e torni sui suoi passi». Cioè reintegri, con tanto di scuse, l’assessore Di Falco.
 
Il che, francamente, appare quanto di meno verosimile possa accadere. Ed ecco il secondo, e più eclatante, colpo di scena. In 32 si autosospendono dal Pd e chiedono il commissariamento immediato. All'inizio sulla lista c'è anche il presidente Nicolino D'Ascanio, che in un secondo momento tuttavia sceglierà di depennare il suo nome, sembra per ordini arrivati direttamente da Roma. "Ragioni di opportunità in considerazione della sua carica istituzionale". Il documento con la richiesta esplosiva è stato controfirmato comunque da una lunga serie di da esponenti del partito di Veltroni. E di punta, per giunta. Ci sono, fra gli altri, D’Alete (vicepresidente del Consiglio regionale), Monaco (vicesindaco di Termoli), Paglione (consigliere provinciale di Isernia), Totaro (consigliere regionale), i consiglieri provinciali Di Stasi, Mucci, Varra, Tiberio, gli assessori provinciali D’angelo, Lopriore, Norante, Nagni, e diversi consiglieri comunali di Campobasso. Dei 32, 11 sono esponenti dell’assemblea regionale Pd, e fra loro spicca Michele De Santis, ‘rivale’ di Annamaria Macchiarola alle primarie del partito. La loro richiesta è inappellabile: mandare un commissario, rispedire a casa la Macchiarola con la sua «gestione deficitaria, più attenta ai destini dei singoli che al radicamento del partito».
 
Dietro l’elaborata analisi recapitata al segretario nazionale Walter Veltroni, ai responsabili Fioroni, Fontanelli, Orlando e Bettini, emerge chiaramente il concetto che questo pasticciaccio brutto è la naturale conseguenza di «grossolani errori strategici» e di una gestione arrogante del partito che ha ignorato sistematicamente sia le istanze degli iscritti e dei simpatizzanti sia quella componente (il 40 per cento circa) uscita sconfitta dalle Primarie ma pur sempre parte del Pd.  «Chiediamo dunque come atto essenziale perché si possa recuperare un dialogo sincero e costruttivo, per il bene della nostra collettività, per il futuro stesso del Partito Democratico Molisano l’immediato commissariamento del Partito ed in attesa di un chiarimento definitivo sospendiamo la partecipazione ad ogni attività del Partito Democratico del Molise».
 
Insomma, è un pandemonio. E ora, giocoforza, i vertici romani dovranno fare qualcosa. Un commissario, a questo punto, potrebbe essere la soluzione scontata per sedare la rivolta interna e ristabilire le regole. Ma intanto, cosa accadrà alla Provincia? Tutti sono pronti a scommettere che cadrà, e a breve termine. Forse non si aspetterà nemmeno la discussione della mozione di sfiducia in programma il 7 agosto. Forse, si mormora nel clima inquinato e smarrito che aleggia dopo la bufera, si raccoglieranno subito le tredici firme da depositare contestualmente davanti a un notaio per mandare a casa D’Ascanio. E del resto proprio D’Ascanio, nel suo intervento in assemblea, ha rivelato – e non è stato smentito – che la Macchiarola ha già tentato il ‘golpe’, naufragato perchè «all’ultimo momento si è tirato indietro qualcuno dell’opposizione di centrodestra».
 
Nuvole nere e temporali su Campobasso. E  anche sulla costa, dove il Municipio termolese, già nel mirino dell’Udeur che avrebbe i numeri per far cadere il sindaco Greco, dovrà subire l’assalto dello tsunami che travolgerà quegli enti nei quali il Pd è determinante. La città adriatica è, da questo punto di vista, in pole position, vale a dire la più esposta al rischio. Il presidente dell’assemblea Regionale Antonio D’Ambrosio non ha fatto mistero – lo ha detto ai giornali - che sarebbe un bene se il sindaco Greco cadesse. Un bene, certamente, soprattutto per lui, in cerca di ricollocazione politica. Già. Perchè se arriva il commissario, qualcuno dal Pd dovrà sloggiare. E si sa che i politici, per vocazione e bagaglio genetico, trasmigrano solo quando si sono garantiti una sistemazione da qualche altra parte. Del resto non è un segreto che Nicola Cavaliere sia, nei fatti, già in quota al centrodestra, uomo di Michele Iorio. Per quanto riguarda i consiglieri piddini termolesi, da Laura Venittelli al gruppetto di Fabrizio, Colella, Paparella e Scurti, stanno facendo le prove. Cominciando, per il momento, a votare nelle commissioni con l’opposizione. (mv)

I due documenti sottoscritti

(Pubblicato il 24/07/2008)

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