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Paradossi del post terremoto
Colletorto, pioggia di milioni. Ma 6 anni dopo la scuola non c’è
La sicurezza degli edifici scolastici era una priorità del post terremoto. Ma in un uno dei Comuni più colpiti dal sisma del 2002 non è ancora stato individuato il luogo in cui costruire la nuova scuola. Studenti e scolari fanno lezione nel prefabbricato, gelido d’inverno, caldo in primavera.
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| Il prefabbricato dove fanno scuola studenti di elementari e medie |
Colletorto. La data è impressa a fuoco nella memoria dei molisani, ma anche in quella di molti italiani. 31 ottobre 2002. La festa di Halloween a scuola. Zucche arancioni fra i quaderni a quadretti che spuntano da sotto le macerie, insieme ai corpi massacrati dal cemento di 27 bambini e della loro maestra. Il terremoto di San Giuliano di Puglia. Sono passati quasi sei anni da quel giorno, e le cerimonie commemorative ancora si sprecano, «per onorare gli angeli caduti». L’ultima, solo qualche giorno fa, nel villaggio provvisorio dove ancora vivono quasi tutti i terremotati che hanno perso la casa. Il presidente del Molise e commissario straordinario all’emergenza Michele Iorio ha consegnato le borse di studio agli studenti più bravi, in memoria di quei compagni che non potranno studiare mai più, morti nel crollo dell’edificio. Nel frattempo c’è stata una sentenza per quel crollo. Sei imputati, a vario titolo. Tutti assolti «per insufficienza di prove». Gli atti del processo sono stati raccolti dai genitori dei bambini in un libro bianco: pura documentazione, niente commenti nè opinioni nè interpretazioni. «Giudicate voi» è l’appello del Comitato delle Vittime, che ha presentato il volume alla presenza del procuratore di Torino Giancarlo Caselli, dell’ex giudice che ha indossato la toga di avvocato di parte civile Libero Mancuso, dei giornalisti che hanno seguito e raccontato la vicenda Carlo Vulpio e Stefano Ciociola, di padre Antonio Dall’Olio.
Tra il pubblico anche il procuratore di Larino Nicola Magrone, la pubblica accusa nel processo, l’uomo che attraverso una complessa indagine giudiziaria e una serie di perizie e testimonianze ha cercato di dimostrare che il “disastroso terremoto” del Molise è stato un terremotino, che l’unico edificio raso al suolo dalla scossa tellurica è in realtà un’ala della scuola di San Giuliano, proprio quella sopraelevata, senza collaudo, costruita in violazione di 23 leggi dello Stato. E Nicola Magrone proprio non ce la fa più a sopportare la retorica delle celebrazioni, le medaglie, le parole altisonanti dei rappresentanti delle Istituzioni che non perdono occasione per ricordare gli angeli negli eventi ufficiali ma che, alla presentazione del libro, sono tutti assenti. «Gli angeli di San Giuliano – ricorda il Procuratore – sono morti. E non sono una merce di scambio».
Detto chiaro e tondo: basta con le speculazioni sulla pelle delle vittime. Perchè – è innegabile, lo dimostra la storia – in Molise sono arrivati centinaia di milioni di euro soprattutto perchè una intera generazione è stata sterminata. La ricostruzione e il rilancio dell’economia e dello sviluppo sono costati allo Stato, finora, 551 milioni di euro. Altri 80 milioni saranno investiti per ultimare la ricostruzione ‘pesante’. Centinaia di imprese sono state finanziate, e praticamente tutti i Comuni molisani – anche quelli in provincia di Isernia – hanno avuto finanziamenti pubblici per progetti spesso improbabili. Tutto perchè è crollata una scuola costruita male e mai collaudata, schiacciando a morte le più innocenti, incolpevoli e commoventi possibile vittime: i bambini.
Perciò, sei anni dopo, la domanda è non solo legittima, ma inevitabile: cosa è stato fatto per i bambini e per le loro scuole?
Una risposta, che farebbe ridere se non fosse un tragico paradosso nel contesto dell’attuale assalto alla diligenza del sisma, arriva da Colletorto. Ovvero il Paese più colpito dal terremoto dopo San Giuliano di Puglia. Che, non a caso, per la ricostruzione ha ottenuto 15 milioni e 536mila euro. Soldi per strade, edifici, case private, Comune, scuole. Eppure della nuova scuola non c’è nemmeno l’ombra. Perchè non solo i lavori di realizzazione dell’edificio che dovrà ospitare elementari e medie non sono mai partiti, ma il sito geografico sul quale gettare le fondamenta non è nemmeno stato individuato. Non c’è uno straccio di delibera comunale in proposito, nè della vecchia Amministrazione nè della nuova.
Anche qui, come in molti Comuni molisani, il terremoto del 31 ottobre 2002 ha messo in evidenza i limiti strutturali dello stabile che ospitava i bambini. La scuola di Colletorto non è crollata, ma si è lesionata irrimediabilmente ed è stata dichiarata inagibile. I suoi ospiti, alunni, professori e personale vario si sono trasferiti, praticamente da subito, nel prefabbricato di legno all’ingresso del villaggio temporaneo di Colletorto, in contrada Vicenne, dove ogni mattina si arriva in auto oppure con la scuolabus. Uno ‘chalet’ arroventato d’estate e gelido in inverno, con i laboratori e i servizi in perenne stato di precarietà. Gli studenti che si stanno diplomando in questi giorni non hanno conosciuto altre classi se non quei parallelepipedi di legno di pino, assemblati con viti e bulloni come le scatole dell’Ikea. «Che per carità – dice una giovane madre – si prestano pure alla funzione...ma per qualche mese! Sei anni sono decisamente troppi».
«Ci avevano garantito che questa era una soluzione provvisoria» protesta caustico un altro genitore «Ma concetto di provvisorietà, in Molise, è evidentemente soggettivo...».
Ai piccoli della materna è andata un po’ meglio: trasferiti inizialmente in una casa privata, sono rientrati nel 2006 nella loro scuola, dove il costo dei lavori è lievitato dagli iniziali 250mila euro a circa 700mila. Per elementari e medie, invece, niente da fare. «Il ritardo – dice l’ex sindaco Antonio Mucciaccio – si spiega col fatto che c’erano divergenze di opinioni». Ma la “divergenza di opinioni” può giustificare un ritardo di sei anni? «In realtà – aggiunge Mucciaccio – ci sono stati problemi di ordine tecnico, collegati alla necessità di verificare bene eventuali rischi idrogeologici». Ma dove, se non è stato individuato nessun sito? «Da quello che so è stato deciso di far nascere l’edificio proprio dove c’è la vecchia struttura, che sarà buttata a terra e rifatta ex novo». Tre milioni e ottocentomila euro: il finanziamento c’è. E, per ora, c’è solo quello. Giudicate voi. (mv)
(Pubblicato il
06/06/2008)
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