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Carrese 2008
La chiesa di San Pietro, una storia iniziata otto secoli fa
La struttura che si vede ancora oggi è frutto di un restauro conclusosi nel 1750, ma le spoglie di San Leo – che vi sono custodite – vennero rinvenuto nel convento di San Felice verso la fine del 1100

di Caterina Sottile

San Martino in Pensilis. La chiesa di San Pietro Apostolo è un gigante buono: splendente, sembra quasi affamata di luce e la cattura ovunque, tra le pieghe antiche della sua bella fierezza; i profili puri disegnati dai capitelli, dalla sua pietra bianca, e il campanile lanciato verso il cielo, quasi a sferzarlo come un raggio di sole materializzato in terra. Oggi è a punta, perfettamente squadrato ma all’origine fu concepito con una cupola arabeggiante, più dolce. La distrusse un fulmine, nel 1893 e fu ricostruito solo due anni dopo.

La chiesa, come la vediamo ancora, l’ha immaginata e voluta Monsignor Tria, che ne ordinò un grande restauro portato a termine nel 1750. Otto secoli di storia si sgranano, come un rosario, sulle sue scale maestose da cui si accede alle navate barocche. Il genio paziente di Vincenzo Palombo ne ha reso le volte un trionfo di colore e di forme. Le mura maestose conservano il Corpo di San Leo, morto il 2 maggio, intorno all’anno Mille. Le sue spoglie rimasero almeno sei secoli nell’antica Chiesa di Santa Maria, ora non più consacrata. Fu lì che venne deposto, rinvenuto nel Convento di San Felice da Roberto di Bassavilla, Conte di Loretello tra il 1154 e il 1182 d.C.
Nel 1728 Mons. Tria volle che fosse portato nella nuova Chiesa.

Dietro l’altare e il bellissimo coro domina l’organo, imponente e austero, fra i capitelli barocchi e corinzi, sovrastato dalle volte animate dalle scene di vita di San Pietro create da Palombo. Uno dei più antichi e perfetti organi presenti in Molise, costruito nel 1771. La Chiesa di San Pietro è la cornice più degna del corpo del Patrono di questa comunità. E proprio sulla porta principale , ad accogliere i fedeli che arrivano o a benedirli dall’alto quando lasciano la chiesa, c’è un antico dipinto di San Leo, del pittore Aulicino, della Scuola napoletana di Solimena, del XVII° secolo.

Giovan Battista Masciotta la cita ampiamente nelle sue cronache storiografiche: “S. Martino è pertinenza della diocesi di Larino, fin dalle proprie origini. Comprendeva in tempi lontani tre parrocchie intitolate a San Martino, S. Maria in Pensilis, e S. Pietro apostolo. Nel Sinodo diocesano del 1642 il vescovo mons. Caracci soppresse le prime due, e ne concentrò i beni in quelli della terza, la quale da allora è l'unica. Il protettore del Comune è S. Leone dei benedettini, che per tradizione vuolsi concittadino, e la cui festa è celebrata il 2 maggio con la caratteristica corsa dei buoi....La Chiesa di S. Pietro apostolo, distrutta la vetustissima chiesa preesistente di tal titolo, la presente fu costruita in sito più adatto, restaurata radicalmente nel secolo XVIII, e decorata con gusto nell'occasione della traslazione del corpo di S. Leo, che dal 1728 vi riposa in una cassa d'ebano con pareti di cristallo sotto la mensa dell'altare maggiore. L'edificio è ad una sola nave; ed il suo interno misura m. 38 di lunghezza, m. 12 di larghezza, e m. 16 d'altezza. Nella facciata prospiciente sulla piazza è murata una lastra di marmo che porta scolpito un epitaffio dell'epoca romana: lastra di cui avevano fatto gradino per la porta piccola dell'edificio stesso, e che deve l'attuale situazione ad ordini di mons. Tria. Nella notte dal 19 al 20 marzo 1893 un fulmine determinò l'incendio della fabbrica; onde molti arredi ed oggetti preziosi andarono in cenere, e perduta andò pure una bella tela di Niccolò Melanconico raffigurante "La Vergine adorata dai protettori locali".

Nel 1728 la parrocchiale fu eretta dal Tria in Collegiata insigne, con dodici canonici aventi le insegne della cappa o zamparda, e della mozzetta. Recentemente, per lo zelo dell'attuale arciprete, la chiesa è stata ampliata di alcuni ambienti per uso di sagrestia e di archivio parrocchiale.


Nota bibliografica S. Martino in Pensilis Il Molise dalle origini ai nostri giorni. Giambattista Masciotta, VOLUME QUARTO, IL CIRCONDARIO DI LARINO Famiglie e Persone giuridiche ch'ebbero dominio nello circoscrizione attuale del Molis. Città, borghi, casali distrutti, feudi e Frazioni comunali del Molise. CAVA DEI TIRRENI Arti Grafiche Ditta E. DI MAURO 1952

(Pubblicato il 23/04/2008)

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