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Carrese 2008
La Benedizione dei Carri, fra i colori della primavera
Il 30 aprile, carri e cavalieri salgono fino alla chiesa di San Pietro Apostolo dove in un silenzio solenne viene impartita la benedizione ai concorrenti: “Padre, dona loro la tua protezione lungo la via, difesa dai pericoli perché raggiungano la meta del pellegrinaggio e ritornino felicemente alle loro case”
di Caterina Sottile
San Martino in Pensilis. La mattina del 30 aprile profuma di attesa e di fieno greco. L’ansia è uno spiffero tagliente che muove il grano ancora verde: passa repentina ma dolce attraverso le voci, le magliette, i foulard bicolore che decidono, senza se e senza ma, con chi stai. La campagna sammartinese in questi giorni di primavera piena si gode il sole e ondeggia seguendo l’aria che cambia, placida e in fondo rassicurante, mentre gli uomini sono occupati a fare altro. San Martino è pronto, immerso nella sua luce collinare, vibrante del vento del mare. I cavalli sono schierati, come colonne lungo il porticato di una cattedrale antica e fanno buona guardia ai mattoni opachi di storia.
I Palazzi di Piazza Umberto osservano, con quella loro immanenza familiare, il brulicare rumoroso dei ragazzi che si muovono a frotte. Facce, centinaia di volti che non si conoscono o che si sorridono tra bancarelle, fumo di barbecue indefiniti, palloncini. La festa di piazza, come i fiori spontanei, rinasce all’infinito, nel ciclo sorprendente delle stagioni di questo Molise dei tratturi.
In Via Puglia, ai piedi del Muraglione, suo palcoscenico naturale, i Carri salgono lenti, ordinatamente, separati l’uno dall’altro: procedono con una calma solo apparente verso la Chiesa di San Pietro Apostolo. Costeggiano il Muraglione: una lunga scia bianca e celeste o gialla e rossa o gialla e verde. Uno alla volta, vanno verso la Chiesa, in una sorta di Mezzogiorno di fuoco in cui si incontreranno, in silenzio, per mettersi l’uno al fianco dell’altro, in attesa della Benedizione.
Davanti agli scaloni della Chiesa di San Pietro Apostolo il silenzio è solenne come è giusto che sia di fronte al Mistero di Dio. Un silenzio che sale lungo la schiena come un brivido: a spezzare l’aria immobile solo il tamburellare ovattato degli zoccoli e il cigolìo delle ruote del Carro. I cavalli sono impazienti e nobili, il manto lucido delle grandi occasioni; avanzano, indietreggiano nervosi, pronti a partire; ma eseguono solo gli ordini delle briglie. Immersi in una folla che li avvolge come un mare, i carrieri si schierano a coorte nel poco spazio davanti alle scale della chiesa: ciascun carro, disciplinatamente, occupa il proprio.
Dentro quelle mura nodose come le mani di un vecchio contadino, riposa, da secoli, Santo Leone. Uomini e animali si inchinano mestamente in attesa del rito più bello di questa leggenda resa viva dall’autorevolezza della storia. Giallo, rosso, celeste, bianco, verde: l’attesa ha i colori della primavera sammartinese. Tutti pronti, con l’animo sgombro per ricevere la benedizione in onore di San Leo: “Padre, accompagna nel cammino questi cavalieri e dona loro la tua protezione; alla partenza, conforto e sostegno; lungo la via, difesa dai pericoli perché raggiungano la meta del pellegrinaggio e ritornino felicemente alle loro case. Nel nome del Padre, del Figlio...”.
L’applauso esplode come un tuono dopo la pioggia, e libera il cielo dalle nubi della tensione. Il cuore deve battere forte a quei ragazzi in divisa colorata, ma la schiena è dritta e le gambe saldate ai fianchi fumanti dei cavalli con una fierezza antica, che evoca la battaglia eterna della vita.
"Scendere", questa la parola con cui in sammartinese si intende la partecipazione alla Corsa, è il momento più suggestivo. Serve coraggio, concentrazione e buon senso: tre cose che nella foga della gara non sempre è facile far coincidere. Eppure, la Corsa si ripete da secoli, sempre uguale e sempre imprevedibile. Accolta la benedizione, i Carri si avvieranno lenti lungo la Via Marina, verso il mare, seguendo la via dei tratturi, fino alla masseria Macrellino. E lì, per istinto e per fede, “gireranno”, in una corsa senza fiato, verso il traguardo.
(Pubblicato il
23/04/2008)
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