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Cronache
Ufficio legale, il Comune raddoppia: 2 avvocati, 2 stipendi
Dopo il licenziamento di Rapino, la Giunta approva una delibera per la consulenza legale al professionista giunto secondo in graduatoria. E anche al terzo. Si tratta di Vincenza Casale e Daniele Di Vito. Ma il compenso non viene diviso e ora bisogna aggiungere 20mila euro alla cifra prevista nel bando. Non tutti gli assessori sottoscrivono l’atto: due non lo votano, un terzo è assente.

Termoli. La strana storia dell’Ufficio legale del Comune di Termoli si arricchisce di una nuova puntata. Andata in scena giovedì 17 aprile a tarda ora, nella Sala Giunta del Comune. Protagonista una delibera, fortemente voluta dal primo cittadino Vincenzo Greco ma non sottoscritta all’unanimità dagli assessori. Una delibera con la quale si passa il testimone dell’incarico di consulenza legale per conto del Comune adriatico alla persona arrivata seconda in graduatoria, visto che a chi era arrivato primo per requisiti e competenze – cioè l’avvocato abruzzese Dario Rapino – è stato recentemente revocato l’incarico.
 
Dunque, l’esecutivo decide di conferire il mandato al secondo classificato. Ma non solo. Conferisce l'incarico anche al terzo. Sono, nell'ordine, Vincenza Casale e Daniele Di Vito, che in graduatoria riusultano subito dopo Rapino. Il Comune, con dleibera n. 154, è giocoforza costretto ad avvalersi di un altro legale per i restanti 8 mesi, cioè fino alla scadenza naturale dell’incarico, che termina a novembre.
 
La questione però è un’altra: due avvocati significa lavoro dimezzato. E, per logica, dovrebbe significare stipendio dimezzato. Ma non è andata così: nella delibera – non ancora pubblicata - c’è scritto, nero su bianco, che Casale e Di Vito percepiranno ognuno il budget stabilito dal bando. Ovvero duemila e cinquecento euro circa al mese cadauno. Una buona notizia per loro. Una cattiva notizia per i soldi pubblici, visto che la spesa per l’incarico è di fatto raddoppiata.
 
dal Comune spiegano così la cosa: «Casale e Di Vito si occuperanno, oltre che delle mansioni precedentemente previste dal Bando (procedimenti giudiziari di natura amministrativa, civilistica e lavoristica), anche della gestione del contenzioso tributario e della relativa rappresentanza processuale degli interessi e della difesa del Comune».
 
Un aggravio di mansioni, insomma, rende neecssario raddopiare la consulenza. E di conseguenza anche lo stipnedio stabilito. Ma la scelta non ha convinto tutti i rappresentanti dell’organismo decisionale, segno che qualcuno è rimasto perplesso davanti all’inaspettato raddoppio. Andrea Casolino ed Emanuela Lattanzi non hanno votato. Filippo Monaco era assente, a Roma per impegni politici. Nessuno ne vuole parlare, c’è addirittura che si trincera dietro «il segreto dell’organo giuntale». Insomma, la prova del nove – semmai ce ne fosse bisogno – che l’atto ha sollevato più di qualche mal di pancia nella Giunta. Anche perché le polemiche nelle settimane scorse erano state alimentate dallo stesso avvocato mandato a casa dopo 4 mesi di incarico (da novembre a marzo) per ragioni misteriose, che lui attribuisce alla malafede del Municipio, e il Comune alla malafede del legale. Chi ha ragione si vedrà, visto che sulla vicenda è stato presentato un esposto alla magistratura e una richiesta di risarcimento danni del legale che si definisce “danneggiato” per 86mila euro.

 
Dario Rapino, tra una frecciata e l’altra rivolte all’indirizzo del Comune adriatico, aveva lamentato di essere “vittima di un complotto”. «cacciato per far posto a un altro» aveva detto a Primonumero in un’intervista. Aggiungendo pure che l’altro in realtà era un’altra, una professionista che – secondo l’avvocato licenziato – è in buoni rapporti con lo studio legale di Angelo Sbrocca, consulente del sindaco e presidente della Tua.
Ipotesi questa respinta con forza dal Comune: «Illazioni gratuite» le ha liquidate il direttore generale Donato Petrosino, spostando l’attenzione sulla presunta incapacità di Rapino di gestire bene i contenziosi dell’Ente.
 
Contenziosi che adesso passano ad altre mani e ad altri cervelli. Gli assessori contrari devono aver fatto il calcolo più elementare del mondo: due persone che lavorano, stipendio diviso. Ma qualche volta, negli affari politici, la matematica è un’opinione.
 
Non si sa quanto c'entri, nella polemica, il fatto che Daniele Di Vito è anche coordinatore cittadino di Forza Italia. Una qualifica politica che non ha per nulla impedito al sindaco di centrosinistra di assegnare a lui un incarico di consulenza. Probabilmente qualcuno, per ragioni evidentemente politiche, non ha gradito. Ufficialmente però l'origine del malcontento è solo di natura economica: un esborso doppio rispetto a quello stabilito in origine.

(Pubblicato il 19/04/2008)

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