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Termoli
Dai mazzemarille alle apparizioni in mare: i misteri di Termoli
C'è chi ha visto materializzarsi il fantasma di un giovane sergente morto al Borgo. C'è chi giura di poter testimoniare l'esistenza di folletti che si aggirano per le case della città, chi sente ancora campane suonare nei fondali del mare, chi invece è in contatto con termolesi morti diversi anni fa. Si raccontano strane storie sulla città e le sue genti, che riguardano anche il santo patrono. E poco importa se mancano prove a supporto delle leggende

Termoli. Misteriose apparizioni, suoni sommersi e visioni surreali: si raccontano strane cose a Termoli. Sulle bocche della gente girano leggende che riferiscono di enigmatici accadimenti, cose che alcuni dicono di poter testimoniare pur se non hanno alcun fondamento storico o scientifico. Storie di ordinaria 'credulità popolare' che raccontano però un'altra faccia della città e soprattutto catapultano la memoria in altri tempi, quelli in cui queste credenze nacquero e si diffusero per poi essere tramandate ai giorni nostri.
 
A cambäne de Santa Catarine (La campana di Santa Caterina). Nessuno può provarlo, però decine di marinai sono pronti a garantire sull’esistenza di una miracolosa campana inabissata nel mare della città. Alcuni pescatori, infatti, dicono di essere stati avvertiti sull’imminenza di pericolose burrasche da misteriosi rintocchi provenienti dall’acqua. Una vecchia tradizione, riportata anche dallo storico termolese Carlo Cappella, riferisce della campana di Santa Caterina che cadde in acqua nel 1566, durante una scorreria dei saraceni guidati da Pialj Pascià. Un tempo si trovava su un omonimo scoglio, ma mentre veniva caricata su un caicco dagli uomini del sultano che volevano portarla via, le onde agitate del mare la fecero cadere e sprofondò in acqua adagiandosi sui fondali. Forse non fu un puro caso, se si dice che ancora oggi il suono sommesso di quella ‘campana annegata’, provocato dalle onde che farebbero muovere il battacchio, indicherebbe con l’intensità dei suoi rintocchi la forza del mare, sconsigliando ai pescatori di uscire nei giorni di tempesta. Significa insomma che la campana di Santa Caterina - per la verità mai trovata durante le escursioni subacquee - non volle abbandonare i termolesi alla loro sorte, ma rimase nel mare della città per difendere le sue genti. Quest'ultima romantica interpretazione troverebbe conferma in un'altra versione del mito, secondo cui al tempo delle incursioni dei Turchi la campana era già in mare e gli stessi assedianti, sentendone il suono, lo interpretavano come un avviso del pericolo che loro stessi stavano portando e un invito ai termoelsi a resistere, tant'è che un giorno provarono a portar via la Campana di Santa Caterina caricandola sulla barca, ma il peso della stessa e il mare agitato fece rovesciare la stessa imbarcazione.
 
San Giovanni e le apparizioni del 24 giugno. Molti termolesi sono convinti che nel giorno di San Giovanni, il 24 giugno di ogni anno, il santo appaia all’orizzonte tra il cielo e il mare, proprio nel momento in cui sorge il sole. Tra i riflessi dei raggi sulla superficie dell’acqua, tra il bagliore accecante e l’arancione dell’aurora c’è chi giura  e spergiura di aver visto il Battista spargere acqua santa in mare e benedire dunque le acque della città. E chi nel riverbero del sole sull'acqua ha visto il santo bagnarsi le mani o piedi. Un tempo, molte generazioni fa, i termolesi si radunavano lungo la strada che va dal porto al Belvedere e guardando a levante aspettavano l'apparizione. Legata alla leggenda di san Giovanni c'è n'è un'altra che riguarda solo le donne. Una volta, infatti, le termolesi in età da matrimonio a mezzanotte in punto del 23 giugno versavano in un bicchiere d’acqua del piombo liquefatto che raffreddandosi al contatto dell’acqua assumeva forme varie. A seconda che fossero più o meno rotonde ricavavano l’auspicio che presto o mai si sarebbero fidanzate o sposate.
 
Il baule di San Basso. C’è finanche un insolito racconto che riguarda San Basso e l’arrivo delle sue spoglie a Termoli. Monsignor Giannelli, che fu vescovo della città, racconta che le reliquie del Patrono erano state gettate in mare a Nizza e approdate misteriosamente sulle locali spiagge, trasportate da un baule galleggiante.
 
Ma le apparizioni, e i segnali che arrivano dall’al di là non riguardano soltanto i santi. In città si racconta da sempre di una schiera di spiritelli che si aggira tra le case dei termolesi.
I mazzemarille. Una versione del ‘mito’ made in Molise vuole che si tratti di spiritelli che nottetempo si aggiravano nelle stalle a intrecciare il crine dei cavalli. Si riconoscerebbero da un cappellino rosso e da un randello con il quale, al buio delle stalle, colpivano quanti cercavano di acciuffarli. Secondo altri i mazzemarille sarebbero bimbi morti prima del battesimo, che rimasti a vagare tra la gente si divertirebbero a prendersi gioco dei vivi, apparendo loro nel momento del ‘trapasso’ dalla veglia al sonno. I mazzemarille indossano un cappellino rosso dall’inestimabile valore. Si dice che gli spiritelli esaudiscano qualsiasi desiderio pur di riavere indietro il loro cappellino, ammesso che qualcuno riesca a strapparlo dal loro capo visto che saltellando sui letti immobilizzano ‘la preda’ con la quale hanno deciso di giocare, ricoprendola di invisibili e magici legacci.
La Piovra - Pasquetta 2014
Tanto è vero che è capitato a tutti, almeno una volta, di svegliarsi dal sonno e di avere l’impressione di non riuscire a muoversi né a gridare e di udire in quegli stessi istanti voci di bambini e campanellini tintinnare nella stanza da letto. Questa credenza non è diffusa solo a Termoli, ma anche in altri paesi del bassomolise. Enzo Terzano, scrittore di Guglionesi, ha dedicato una pubblicazione documentata a questa leggenda.
 
Infine pare ci siano termolesi che dal mondo dei morti continuano a farsi sentire o vedere. U sargentille (Il sergentino) e il Conte. Ai tempi della prima guerra mondiale (1915-1918) tra i militari di stanza allora a Termoli vi era un giovanissimo sergente, di cui si racconta che un giorno fu investito in via Duomo da un carretto trainato da un cavallo lanciato al galoppo. L’incidente avvenne nel tratto più stretto della strada e fu talmente cruento che sconvolse la gente dell'epoca. Vuoi per la giovane età vuoi per il suo aspetto minuto e indifeso quel militare s'era conquistato le simpatie dei termolesi, così dopo la sua morte la figura del sergente venne presto mitizzata e molti presero a raccontare di averlo visto materializzarsi in via Duomo, attraversando proprio quel pezzo di strada dov’era morto. Alla stregua del sergentino, per molto tempo si raccontò che apparisse dalle parti del Giudicato Vecchio un’altra figura mitica: il Conte. A quale nobile si riferisse e in che epoca fosse vissuto è impossibile da appurare. Non è forse un caso che un tempo l'apparizione dei morti fosse particolarmente evocata anche come spauracchio per i bambini: «Se nen fi u bbune te sciòppene i capille quande durme» era la terribile minaccia che si soleva indirizzare ai più piccoli.
 
Il sarto Filoteo. I morti che riappaiono sono figure particolarmente ricorrenti nella tradizione popolare di molte genti, il che farebbe pensare che si tratti di storie inventate di sana pianta. Eppure ancora oggi c'è chi sostiene di sentire la voce del sarto Filoteo. Un uomo arrivato a Termoli da fuori regione, che aprì bottega al borgo in quel luogo che un tempo erano le stalle del castello. Dicono che non avesse mai particolarmente legato con i termolesi i quali lo definivano «un uomo strano». Il suo negozio oggi è un salone di bellezza, e proprio qui, intono al luogo dove passava la maggior parte delle sue giornate, si udirebbe ancora di tanto in tanto, specie nelle notti in cui spira forte il maestrale, la sua voce di vecchio brontolone. (df)

(Pubblicato il 05/03/2008)

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