Chateau dAx
PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
S1M ONE - Telefonia
 
Termoli ieri e oggi
La storia del parco: miracolo verde nella giungla di cemento
45 anni di vita raccontati nel libro di Antonio De Felice che ripercorre le tappe del giardino pubblico di via del Molinello. Realizzato grazie ai contributi gratuiti di imprenditori e istituzioni, ma anche abbandonato al degrado negli anni recenti. 257 pagine a colori con le immagini della sua evoluzione dal 1963 a oggi.


di Giovanni De Fanis

La copertina del libro. In home page il progetto di massima del parco
Galleria fotografica
Termoli. Una pubblicazione utile e preziosa allo stesso tempo. Tale è il corposo libro fotografico (275 pagine, integralmente a colori) che racconta in ogni sua fase la storia del parco comunale di Termoli, o, per essere più precisi, del “Parco pubblico Girolamo La Penna”. Ne è autore il progettista dell’opera, l’architetto Antonio De Felice, il quale lo ha voluto dedicare alla persona che più si è spesa per la sua realizzazione: appunto l’ex sindaco e parlamentare dc, morto tre anni fa.

Le carte riportate nel volume attestano che l’atto di nascita del giardino pubblico risale all’autunno del 1962. Termoli, che a quell’epoca conta poco più di undicimila abitanti, dalla fine dell’Ottocento all’inizio degli anni Cinquanta dispone di un unico, modesto giardino pubblico, ribattezzato pomposamente “Villa del Popolo” (una storia tormentata, per via di un antipatico contenzioso legale sulla proprietà dell’area che ha opposto per decenni il Vescovado al Comune, e chiuso solo all’indomani della Liberazione).
Da allora la città ne è priva, perché sullo stesso suolo l’Amministrazione comunale dell’epoca (sindaco Di Bitonto) fa edificare il “Palazzo degli Uffici”, comprendente il Municipio. È per questo che una decina d’anni dopo il Consiglio comunale, con a capo l’ex deputato, delibera di acquisire al patrimonio cittadino un’ampia area da destinare a «giardini pubblici e impianti sportivi».

La zona prescelta è quella della vallata del Molinello: 13 ettari e cinquanta are, immediatamente a ridosso dell’abitato sud, la cui proprietà appartiene agli eredi di Nicola Pace, noto possidente e piccolo industriale locale.
L’area, allora pascolo e orto, è ceduta al Comune a un prezzo piuttosto basso per l’epoca: 15 milioni di lire. In compenso ai proprietari è concessa la possibilità di edificare alcuni palazzi lungo la strada (SS.16) costeggiante l’area. È il 24 giugno 1963, giorno di San Giovanni. Il Piano Regolatore è ancora di là da venire.
Inizia da quel momento l’iter realizzativo vero e proprio del parco. Ottenuto l’incarico di redigere il progetto di massima, l’architetto De Felice si mette subito al lavoro. Pochi mesi e nel 1964 il disegno è pronto. Nel volume l’autore non spiega quali siano state le idee che lo hanno ispirato. Lo fa qui:
«Il tema propostomi, sebbene interessante, era per me insolito e anche sproporzionato, data la mia giovane età ed esperienza professionale. Riversai perciò nel lavoro di progettazione quanto di meglio avevo appreso con gli studi e le conoscenze dirette. La città aveva urgente bisogno di tutta una serie di strutture e servizi moderni per il tempo libero, e di questo tenni conto».

È così che dall’estro e dall’inventiva di un giovane, ma già bravo architetto, nasce un piano organico di servizi e strutture in cui sono armoniosamente inseriti spazi per il relax e le attività sportive, ludiche e culturali. Un’area aperta e fruibile da tutta la popolazione, senza distinzione di età. Quattro le zone previste 1) bambini (giochi e relax); 2) giovani e attività sportive (campi da tennis, di pallacanestro, pallavolo, minigolf, due piscine); 3) teatro all’aperto (una cavea con 2.200 posti), 4) verde (giardino tropicale, giardino all’italiana e un boschetto).
Non mancano nel progetto di massima l’auditorium, il palazzetto dell’arte e un laghetto centrale. Ad arricchire il tutto scorre sul posto un ruscello con una discreta portata d’acqua, il “Rio Vivo”, che attraversa e divide l’area in due parti pressoché uguali. Un’attrattiva in più, ma anche una risorsa pratica per l’approvvigionamento del laghetto e l’innaffiamento del grande polmone verde che sta per nascere.

Soldi però non ve ne sono per cominciare i lavori, ed ecco che l’onorevole La Penna, allora all’apice della popolarità e del consenso politico (li conserverà a lungo), escogita di rivolgere un appello alle forze produttive locali perché contribuiscano gratuitamente, con le loro specifiche competenze e possibilità, alla realizzazione del parco. Il “miracolo” avviene, ed è così che mentre le ditte di movimento terra spianano, sbancano, ammucchiano terra, quelle di costruzione offrono mattoni, cemento e manodopera.
Mentre i carrettieri trasportano gratis sabbia e residui di disboscamenti e demolizioni, il sorvegliante delle Ferrovie Malerba (papà dell’attuale primario chirurgo e di altri professionisti) fornisce centinaia di traversine ferroviarie dismesse. Altrettanto fanno giardinieri volontari e la Forestale nel fornire manodopera specializzata e piantine per la creazione del verde. Insomma, una mobilitazione senza precedenti, generosa e larga. Un successo politico, ma anche pratico, che va riconosciuto a La Penna.

Le tappe più salienti di questa impresa sono scandite, oltre che da generosi entusiasmi, anche dai ritardi nei finanziamenti e nella esecuzione dei lavori, da inconvenienti burocratici, contenziosi legali e, persino, da disgrazie:

Agosto 1964. Si parte con gli sbancamenti e si procede col tracciare le varie aree con la calce bianca, trapiantare le prime essenze arboree e le siepi, costruire i cancelli e le staccionate con pali di castagno. «Il problema maggiore» - ricorda De Felice - «è stato quello di coordinare uomini e mezzi eterogenei in un ambiente quasi selvaggio». Alberi ornamentali e di pregio di 2 e 3 metri vengono acquistati per tre milioni di lire presso un grosso vivaio padovano. Il collegamento tra le due parti dell’area, divisa dal Rio Vivo, è assicurato mediante graziosi ponticelli di legno.
Novembre 1967. Vengono costruiti, con un mutuo richiesto due anni prima al Credito sportivo, i campi da gioco (tennis, pallavolo e pallacanestro). La ditta esecutrice dei lavori è la Cirulli di Ortona.
Gennaio 1968. Alla stessa impresa vengono affidati i lavori per la piscina (due vasche) comprensiva di una piattaforma di 10 metri per i tuffi. Spesa prevista L. 93.702.000. Iniziati i lavori di scavo viene scoperta una falda acquifera. Nell’acqua che riempie l’invaso il 12 settembre dello stesso anno avviene una disgrazia: muore annegato un bambino di 5 anni. Per entrambe le ragioni i lavori vengono sospesi e riprenderanno dopo circa due anni.

Il 1969 è l’anno forse più importante per il parco. È approntata “l’aia ludica” destinata ai bambini (palestra all’aperto, altalene, scivoli e numerosi altri giochi). Nello stesso anno è pronto anche il laghetto e il “ponte dell’acquedotto” in legno.
Agosto 1969. Apertura al pubblico (per la sola parte a giardino).
Tra il 1969 e il 1970 sono inoltre realizzati, in prossimità del viadotto stradale e ferroviario, il labirinto (in muratura), il forte King (in legno), la pista di pattinaggio e da ballo, e posizionato il doppio scivolo “Far west”. Nel 1969 è realizzata anche la meridiana (ora solare).
1972 sorge la collina aiuola
1975 apre il chiosco bar.
1984 Teatro verde. L’opera forse più significativa e imponente del parco.
Carrozzeria Meale
Il progetto generale è del 1966, ma solo diciotto anni dopo si può dar via ai lavori. A tappe, perché i finanziamenti sono difficili da reperire. E dunque se in quell’anno si realizzano le gradinate in cemento armato, per i sedili (in grosfillex) occorrerà aspettare il 2000. Così per il palcoscenico provvisorio. Quello definitivo, comprensivo delle quinte e dei camerini lo si avrà invece nel 2005. Per la biglietteria i lavori sono stati appaltati recentemente.

1985 sorgono altri campi da tennis (asfaltati)
1986 i parcheggi
1988 il ponte degli sposi (in muratura)
1992 i bagni pubblici
1994 il campo da tennis indoor e la sopraelevazione del circolo tennis.
Lungo questo arco di tempo il parco è ulteriormente arricchito da sculture di validi artisti quali Rita Racchi (la bagnante), Riccardo Meli, Marcolino Gandini (totem in legno), Enrico Sirello (matrice ruotante), Antonio De Felice (l’uccello, quinte artistiche).

Opere previste e non realizzate. Il libro di De Felice non si limita a documentare le opere realizzate, ma enumera pure quelle non attuate. Prime fra tutte il palazzetto dell’arte e l’auditorium, esclusi definitivamente per non addensare in un’unica area, ormai satura, troppe attività. Restano a tutt’oggi ancora da fare il ponte sospeso, il teatrino per i bambini, la pista per automobili a pedale, il giardino tropicale roccioso, il campo da minigolf, il completamento del boschetto.

Il parco oggi. L’immagine attuale del parco è quella di un grande, ordinato, moderno spazio verde, sufficientemente ben tenuto e attrezzato per svolgervi varie attività sportive, far giocare in sicurezza i bambini, per rilassarsi o soltanto passeggiare in un ambiente sano. Una vera e propria oasi naturalistica. Infatti è frequentatissimo. La manutenzione del verde, come delle attrezzature si vede che è costante, ma non mancano situazioni di abbandono o di vero e proprio degrado. Tale è in effetti quella delle piscine. Un’immagine che stride fortemente con tutto il resto.

Il parco, così com’è oggi, rappresenta uno dei maggiori beni pubblici della città. Per questo va protetto e salvaguardato. Del pari occorre investirvi adeguate risorse per migliorare le attrezzature e i servizi, aumentarli se necessario (manca per esempio un ristorante e forse i parcheggi sono insufficienti).
Interventi urgenti. Insieme alle piscine, è urgente intervenire per ripristinare la canalizzazione delle acque piovane provenienti dall’alto del cosiddetto “palazzo del governo” e attuare la bonifica igienica della stessa zona. Occorre nello stesso tempo riportare allo stato iniziale di pulizia e fruibilità la pista di pattinaggio e il labirinto. La costruzione dei bagni, bella e funzionale, non è stata mai messa a disposizione del pubblico e si stenta a capirne le ragioni. Un’altra urgenza è quella di dotare nuovamente il parco di un custode, per scoraggiare atti di vandalismo gratuiti, l’uso improprio dello spazio e delle attrezzature, come è avvenuto qualche volta e, soprattutto che assicuri la chiusura serale.

Il “miracolo”
Una città come Termoli, massacrata da una speculazione edilizia senza freni, tuttora molto aggressiva, è riuscita miracolosamente a difendere dall’assalto dei palazzinari un’ampia area centrale del suo territorio, mettendola a disposizione dei suoi abitanti. È una delle contraddizioni più macroscopiche, per una volta tanto positiva. Il libro, con le sue splendide fotografie, documenta tutto questo in modo netto. Vale veramente la pena di leggerlo.

(1) Termoli: Vallata del Molinello PARCO PUBBLICO “Girolamo La Penna” di Antonio De Felice, 2007 – (Prefazione del prof. Domenico Potenza) Pagg. 275, € 50,00.

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 21/01/2008)

SITI SPONSORIZZATI

PRESTITALIA - PRESTITI PERSONALI A DIPENDENTI E PENSIONATI
Via Corsica, 152 - Termoli - Tel: 0875.711701 Fax: 0875.711726

CHIEDI UN PREVENTIVO PER L’ARREDO DEL TUO GIARDINO A NAPOLI CON GUIDAGIARDINI.IT
Guidagiardini è il portale per la realizzazione e l’arredo del giardino numero 1 in Italia

STUDIO DENTISTICO DOTT. CASOLINO
Corso Vittorio Emanuele III, 45/B - Termoli - Tel: 0875.704521

CURA DELL’IPOCONDRIA? CHIEDI AIUTO A UNO PSICOLOGO SU GUIDAPSICOLOGI.IT
Trova sostegno nella prima guida in Italia che riunisce gli specialisti della psicologia

back


 
 
note legali  -  pubblicità  -  e-mail: info@primonumero.it  -  P. IVA: 01438950709 - telefono: 0875.714146 - fax: 0875.453113
© Copyright 2000-2017 - Tutti i diritti sono riservati - Primonumero - Città in Rete
visitatori dal 7 aprile 2006