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Cultura & Spettacolo
Bello, bravo, mai nervoso
“Il mio segreto è la calma”
Intervista a Paolo Sassanelli, attore di cinema e teatro a Termoli per la commedia “Le parole non contano” in scena al Lumière. “Sono buddista, cerco di mantenere un approccio distaccato dalle cose, e non mi arrabbio mai”. 49 anni, origini pugliese, adorato dalle donne, gioca a pallone per beneficenza e nel tempo libero si dedica alla compagna, ai figli e alla cucina. “la mia specialità sono le penne con le cime di rapa, perchè a Roma le orecchiette fresche non si trovano”.

di Manuela Iorio

Paolo Sassanelli
Occhi chiari, barba incolta, abbigliamento casual, apparentemente sfuggente. I tratti dell’attore bello e misterioso ci sono tutti. Dietro però l’aspetto enigmatico si cela un uomo semplice, affettuoso con la famiglia, appassionato di cucina e di partite a calcio per beneficenza. Paolo Sassanelli, 49 anni, barese, che nella serie tv “Un medico in famiglia” interpreta la parte di Oscar, un medico omossessuale, è in scena al teatro Lumiére di Termoli la sera di venerdì 13 aprile. E’ il protagonista insieme con l’attrice termolese Rosaria Russo, al suo debutto in città, della commedia ‘Le parole non contano’. Portano in scena uno scontro generazionale tra un padre e una figlia che trascorrono un’intera giornata insieme.
Sassanelli, attore di lungo corso con alle spalle tanti anni di teatro, fa la sua prima comparsa sul piccolo schermo nel telefilm di grandissimo successo “Classe di ferro” in cui interpretava Gabriele Serra, il simpaticissimo cameriere di Bari chiamato al servizio militare.
Vive da vent’anni con la sua compagna, conosciuta durante uno spettacolo, e ha due figli. “Siamo a tutti gli effetti una coppia di fatto, ma non per volontà. Il problema è che non abbiamo il tempo di andarci a sposare” – racconta seduto tra le poltrone del Lumière, poco prima di iniziare le prove. I ragazzi dello staff stanno montando la scenografia e tra un consiglio e l’altro su come sistemare gli elementi scenici, con una calma sbalorditiva e scoprendosi pian piano con una simpatia e ironia innata risponde anche alle domande di Primonumero.
 
Quando hai capito che da grande volevi fare l’attore?
«Esisteva un desiderio da quando ero piccolo. E’ come un seme piantato in un terreno, se il terreno è fertile appena c’è l’occasione il seme germoglia. La mia occasione è stata un annuncio letto a scuola per un corso di teatro, avevo venti anni. Ho iniziato poi quasi subito a lavorare».
 
Preferisci il cinema o il teatro?
«Sono due cose completamente diverse. Io ho due figli…è come se mi chiedessi di dire a quale dei due voglio più bene. L’amore è lo stesso: è l’atteggiamento, l’approccio che cambia. Certo,  indubbiamente il teatro è la base della mia carriera. Per fare il muratore bisogna saper fare la calce, altrimenti i mattoni non stanno insieme. Ecco il teatro è il fondamento della recitazione. Che attore sei se non riesci ad affrontare il pubblico dal vivo. E’ come un calciatore che fa solo allenamento e non gioca mai le partite».
 
Qual è il ruolo che ti è piaciuto di più interpretare e quale quello più difficile, se c’è stato.
«E’ stato in uno degli ultimi film “Ma che ci faccio qui”, dove interpretavo Tonino, proprietario di una spiaggia sul litorale laziale, un tipo ruvido, violento, grasso, brutto…».
 
Praticamente il tuo opposto?
«Si, diciamo che mi sono divertito a interpretare qualcosa che era lontano da me. Per quanto riguarda invece il ruolo più difficile, beh tutti lo sono, tutti sono complicati da realizzare, non ce n’è dunque uno in particolare».
 
Tu sei un attore che piace molto alle donne…
«Davvero?» e sgrana gli occhi (ndr)
 
Sì davvero. Com’è il tuo rapporto con le fans?
«Mi piace molto quest’idea di piacere alle donne, bisogna vedere poi quali donne…non so se sono le nonne! Sto scherzando, il mio è un rapporto di grande rispetto con chi apprezza il mio lavoro».
 
Ti è mai capitata qualche avventura particolare, non so qualche fan un po’ ossessiva?
«Beh, tanti anni fa quando facevo “Classe di Ferro” mi aspettavano che uscissi dalle prove e qualcuna mi inseguiva a piedi, ma niente di che. Spesso mi lasciavano dei messaggi sotto casa, scrivevano sui muri con il pennarello ‘Paolo ti amo’».
 
Hai un rito scaramantico che fai prima di entrare in scena?
«Nooo, io sono buddista, cerco di avere un certo distacco dalle cose, sono molto rilassato, quasi distante. I miei colleghi spesso si arrabbiano con me perché loro prima di iniziare uno spettacolo sono nervosi, io invece magari gioco con il cellulare».
 
Come ti sei avvicinato al Buddismo?
«Grazie ad alcuni amici che mi avevano invitato a partecipare ad una riunione. Lì ho conosciuto persone molto divertenti, come me, e di qualsiasi estrazione sociale, che riuscivano a realizzare le cose con la determinazione. Ci ho provato anche io e ci sono riuscito».
 
Cosa fai nel tempo libero?
«Gioco a calcio, faccio parte della Rappresentativa italiana attori, facciamo partite a scopo benefico. Anzi perché non organizziamo una partita a Termoli? Non so, se c’è qualche associazione che deve comprare un macchinario, lo potrebbe fare con i soldi ricavati dalla vendita dei biglietti».
 
Sicuramente qualcosa si può organizzare…ma a parte il calcio, com’è la vita di Paolo Sassanelli quando non fa l’attore?
«Sono una persona normale, come tutte le altre. Faccio la spesa, mi occupo dei figli e di mia moglie, che altrimenti si arrabbia. Frequento gli amici, per lo più attori e registi, andiamo al mare insieme, in vacanza insieme. Vado raramente a teatro e al cinema. Appena posso scappo in Toscana con mia moglie e i miei figli dove abbiamo una casa in campagna. Ci piacerebbe tantissimo abitare lì, ma per ora non è possibile. Ogni tanto faccio cure ayurvediche, mi piace molto cucinare. Mia figlia che ha 13 anni quando torna a casa e capisce che ho cucinato io è sempre contenta».
 
Qual è la tua specialità?
«Viste le mie origini non poteva che essere penne con le cime di rape, purtroppo le orecchiette fresche a Roma non si trovano. Quelle che ci sono vanno bene solo per decorare le pareti. Devo dire che mi riesce molto bene anche cucinare il sugo di tonno fresco. E’ una ricetta che ho imparato durante una vacanza alle Isole Eolie. So preparare anche il sushi».
 
Come ti è sembrata Termoli?
«Mi piace molto, non è la prima volta che ci vengo. Una volta ci ho passato diverse ore prima di imbarcarmi per le Isole Tremiti, mi ha fatto un’ottima impressione. La considero un po’ la continuazione della mia Puglia».

(Pubblicato il 13/04/2007)

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