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Termoli ieri e oggi
Da vent’anni divide Termoli:
abbattere la scala o salvarla?
Il Comune deve decidere che fare di una delle più controverse opere pubbliche della città. La spirale di cemento che unisce il porto al Borgo Antico potrebbe essere abbattuta e sostituita, ma prima di scegliere la Giunta vuole conoscere il parere dei termolesi. Un dibattito che va avanti dagli anni Ottanta, fra accese polemiche. Sgarbi l’aveva definitiva “Un obbrobrio”.


di Chiara Maraviglia

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E’ la spirale nella quale da oltre venti anni si consumano accesi dibattiti. Definita uno ‘scarabocchio’ dai detrattori, la scala a chiocciola che collega il Borgo Antico al porto, oggi torna a far parlare di sé. L’amministrazione comunale di Termoli è di fronte a un bivio: «Abbatterla o semplicemente renderla più compatibile con le strutture architettoniche circostanti?». Questo è il dilemma contenuto anche nella programmazione delle opere pubbliche da realizzare in città nei prossimi tre anni.  E l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Mario Di Blasio, spiega:
«Sulla questione di quella contestata gradinata siamo stati volutamente generici, perchè prima vogliamo approfondire la volontà dei cittadini in merito al problema. Dobbiamo decidere se conservare la struttura attuale, rendendola più funzionale e con un impatto urbanistico meno clamoroso, oppure studiare soluzioni alternative, con la realizzazione di un’altra scalinata che si possa riagganciare con la memoria storica». Esiste un progetto, proposto già nel 1999 dall’associazione “Amici del Borgo vecchio”, che sposa l’idea di riconnessione culturale con il passato.
 
Insomma, il dibattito si è riaperto, ed è solo l’ultima delle puntate che ha contrassegnato l’esistenza travagliata del “monumento”. Intorno a quelle volute di cemento, che nella loro tormentata esistenza hanno pure conosciuto la fase di “orinatoio pubblico”, sono ruotate critiche ed elogi di semplici cittadini e addetti ai lavori. Un pomo della discordia che ha diviso, provocato contese, indignazioni, difese d’ufficio, dispute teoriche. A scatenare il putiferio fu Vittorio Sgarbi, in una visita che lasciò il segno nella memoria collettiva, alla quale seguì un aspro attacco alla bruttura termolese nella trasmissione in onda su Canale 5 negli anni 90 “Sgarbi quotidiani”. E non fu solo lui a scagliarsi contro l’opera, criticata fortemente anche da Folco Quilici e Jean Marie Levesque, conservatore del museo normanno di Coen in Francia.
 
La scala venne realizzata nel 1983, e il suo ideatore è l’architetto Florindo De Luca, attualmente dirigente comunale del settore alla Protezione civile, edilizia residenziale e pubblica, all’epoca capoufficio ai Lavori pubblici. Con la visita storica di papa Giovanni Paolo II in città venne portato avanti uno studio di localizzazione delle zone di parcheggio per ricevere l’afflusso di fedeli da tutto il Molise. E alla base del muraglione cominciò a delinearsi una vasta area di sosta, destinata anche ai turisti diretti alle isole Tremiti. Nell’ottica di avvicinare lo scalo marittimo al centro storico venne finanziato dalla Regione il lavoro della scala a chiocciola, tramite l’allora assessore alle Opere pubbliche Florindo D’Aimmo. Furono spesi 50 milioni di lire. L’intervento venne affidato alla ditta di Carmine Berardi di Termoli.
 
In realtà, lì dove ora c’è la scala a chiocciola già alla fine degli anni 40 esisteva una scala, realizzata con i monconi dei binari ferroviari, e aveva la funzione di unire il quartiere di pescatori con la marina di San Pietro. Dopo un ventennio crollò per l’usura e l’incuria. L’artefice del manufatto moderno, De Luca, a distanza di 24 anni, difende la sua opera: «Mi sono ispirato, per la forma, alle torri presenti nel Borgo, a parte quella all’ingresso. Una si trova lungo la strada dei trabucchi, un’altra è inglobata nel convento delle monache di piazza Bisceglie. I più grandi architetti dicono che il nuovo non si deve mimetizzare nell’antico. Io mi auguro che la scala non venga abbattuta, ma che venga solo restaurata».
 
L’ipotesi della demolizione cominciò a circolare già negli anni 90. Il dibattito sulla scalinata, amplificato dalle opinioni degli esperti, iniziò ad acquistare sempre più forza. A promuovere una campagna contro la gradinata più chiacchierata della città è stata l’associazione “Amici del Borgo Vecchio”. La realtà civica cominciò a raccogliere firme durante la prima edizione della passeggiata tra i fiori, fino ad arrivare a 860 adesioni. E ideò un progetto di rifacimento della scalinata. «Lo abbiamo presentato ufficialmente il 14 giugno del 1999», ricorda il presidente Salvatore Marinucci.
 
Proprio in quell’anno, tuttavia, alla Motopesca venne commissionato uno studio di fattibilità, per realizzare nella parte sovrastante la scalinata, in piazza Bisceglie, una statua bronzea raffigurante un Cristo risorto, nel luogo dove in passato si riunivano a pregare le donne dei pescatori, in ansia per i loro mariti usciti al largo col mare in tempesta. Contro questa ennesima trovata proseguirono le iniziative degli Amici del Borgo, che il 26 febbraio del 2000 furono autori anche di una lettera aperta al Consiglio comunale, con la quale si chiedeva di non «commettere un altro affronto verso il luogo che rappresenta la storia dei nostri padri, che non si approvino ancora progetti tendenti ad abbruttire con la macchinosità del moderno ciò che dovrebbe essere e restare semplice».

L’associazione propose l’abbattimento del collegamento, e la sua sostituzione con un’opera in armonia con il muraglione, articolata su tre rampe a cielo aperto, con 67 gradini, in uno stile prettamente classico, con un rivestimento in mattoni fatti a mano antichizzati e alternati da pietra di Guardialfiera o di Apricena. Al livello del terzo pianerottolo era stata ritagliata – nel progetto - anche una nicchia, con una piccola fontanella e una statua di San Basso o San Timoteo.
La proposta scatenò le reazioni della fazione dei sostenitori della scalinata, con fiumi di inchiostro sulla stampa locale.  Un articolo a tutta pagina dell’architetto De Felice comparve sul “Quotidiano del Molise”, precisamente il 13 agosto del 1999, dal titolo “La scala non si tocca”.
 
De Felice fece riferimento nel suo intervento all’indirizzo di uno dei massimi esperti di restauro, il professor Roberto Pane, secondo il quale «se il nuovo e l’antico non possono sussistere insieme vuol dire semplicemente che tra noi e il passato si è prodotta un’incolmabile frattura». Parole destinate a chi non ha mai digerito la scollatura tra quel vortice di cemento e il muraglione del Borgo Antico. E per far ricredere i più scettici, scandalizzati dal materiale impiegato, De Felice fece un paragone con la sala Nervi, vicina alle antiche mura vaticane, anche questa con struttura a vista in calcestruzzo «che non ha temuto il confronto con San Pietro e la cupola di Michelangelo».
A difesa della scala si schierò anche l’architetto Saverio Metere, che dichiarò in un altro articolo: «Quando si esegue un’opera urbanistica e architettonica in un tessuto soggetto alla sovrintendenza alle Belle arti, come quello del cosiddetto Paese Vecchio di Termoli – l’unica soluzione da adottare è quella di ‘differenziare’ dalla struttura e dall’ambiente esistente usando ‘materiali da costruzione completamente diversi’ oltre che ‘tecniche di costruzione moderne’». 
 
Sembrano voci lontane, ma sono invece più che mai attuali. Il progetto di rifacimento della scalinata proposto dall’associazione “Amici del Borgo vecchio”, oggi, a distanza di tanti anni, è tornato in auge, in quanto l’amministrazione comunale lo sta esaminando, e, come afferma l’assessore Di Blasio, lo ha già valutato positivamente come una delle possibili strade da seguire. E la storia della scalinata delle polemiche prosegue.
 
Il nostro sondaggio vuole essere un mezzo per permettere ai cittadini di Termoli di fare una scelta per fornire al Comune un’indicazione di massima. Votate.

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 13/03/2007)

Sondaggio:
La scala a chiocciola del porto [RISULTATI]

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