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Termoli ieri e oggi
Il chiosco che da mezzo secolo
profuma piazza Monumento
Smantellato, ma per essere rifatto nuovo, il negozietto di fiori aperto nel 1950 da Giovanni Censori, giardiniere arrivato dall'Abruzzo. Per 57 anni ha abbellito feste, manifestazioni e funerali. Ora, da sei anni, la gestione è passata alla signora Marisa Botticelli. Storia di un box che ha visto Termoli cambiare.


di Giovanni De Fanis

Il chiosco di censori in una foto degli anni '50
Galleria fotografica
Dopo il Micro Bar, un altro dei chioschi storici di piazza Vittorio Veneto, o Monumento che dir si voglia, viene demolito in questi giorni per essere ricostruito nuovo di zecca. È il chiosco di fiori che occupa, in virtù di una vecchia concessione comunale, l’angolo tra Corso Nazionale e via XX Settembre e di cui è proprietaria da circa sei anni un’attiva e simpatica signora di Termoli, Marisa Botticelli
Prima di lei è appartenuto a Giovanni Censori, classe 1905, abruzzese di Giulianova ed ex giardiniere comunale, che l’aveva inaugurato nel lontano 1950 per poi passarne la gestione (1972) a suo figlio Antonio.
 
A quel tempo – cioè nel 1950 - è l’unico negozio di fiori a Termoli e la terza attività a installarsi in quel sito particolare. Preceduta dalla rivendita di giornali del Cavalier Vincenzo Tundo nel 1948 e dal Micro Bar di Gaetano De Chellis nel 1949. Attività molto diverse e tuttavia felicemente inserite in un luogo che già da allora ambisce a diventare il salotto buono della città.
Con il suo chiosco Censori va ad occupare l’angolo dove fino a qualche anno prima vi è stato un distributore di benzina. Un impianto installato all’inizio degli anni trenta e che comprendeva non solo le colonnine di distribuzione (prima una e poi due) azionate a mano, ma anche un piccolo chiosco a vetri di forma ottagonale, avente bene impresso il marchio di una delle cosiddette sette sorelle del petrolio, l’olandese Shell.
 
Malgrado questo precedente non è facile per l’ex giardiniere municipale ottenere il permesso. Alla fine il sindaco d’allora, Armando Di Bitonto, comprende che non può negarglielo, avendo già consentito in loco l’apertura di altre attività. Nasce così un elegante e per l’epoca moderno box di forma rettangolare realizzato su disegno del compianto geometra Basso Cupido. Tutto a giorno, una sorta di acquario, dove anziché i pesci è possibile ammirare da lontano fiori e acquirenti.
Infatti, come pareti ha quattro spesse lastre di cristallo a tutta altezza, sorrette da sei montanti in ferro e come copertura una semplice soletta di cemento. Un cancello metallico a soffietto protegge il tutto durante le ore di chiusura. L’ingresso è ovviamente dal lato del corso Nazionale. Lo stesso dov’è posta l’unica scritta che ne indica il titolare. L’opera è realizzata dai fratelli Trivelli di Vasto.
La superficie lorda non raggiunge i 15 metri quadri e all’interno ha un arredo essenziale: alcune mensole per appoggiarvi a varia altezza vasi e bouquet di fiori e un bancone da lavoro in legno, chissà perché, rivestito in formica a scacchi rossoneri.
 
Come accennato Giovanni Censori è uno che con i fiori e le piante quasi ci parla. Ha 25 anni quando arriva per la prima volta a Termoli e già da qualche anno lavora alle dipendenze della nota ditta di piante e giardinaggio Marconi di Grottammare (AP), una piccola località marchigiana non lontana da San Benedetto del Tronto. Nel 1930 l’impresa Marconi ottiene dal Comune di Termoli (retto allora dal podestà fascista Ragni, noto come “Don Antonio Sì-Sì”) l’incarico di ridare decoro alla Villa comunale di piazza S.Antonio.
Al termine dei lavori, durati qualche mese, viene proposto a Censori (in quanto scapolo) di rimanere a curare il verde pubblico cittadino. Accetta, stabilendo qui definitivamente la sua  residenza. Alle dipendenze del Comune rimane però fino al 1942, dopo di che decide di curare il negozio che ha già aperto in un locale al piano terra di Palazzo Muricchio (in fondo al Corso Nazionale).
 
Da qui si muoverà per spostarsi sul lato opposto della strada, ma poi, a causa delle difficoltà create dalla guerra, è costretto a chiudere l’attività. Sono anni durissimi, la gente non ha da mangiare e il consumo dei fiori non è certamente in cima ai suoi bisogni.
Qualche piccolo commercio continua però a farlo, sia pure in forma semiclandestina, presso la sua abitazione dell’ex via Borgo (ora D’Andrea): realizza corone, e, soprattutto, si occupa di giardinaggio privato.
Fino a quando, cessato il conflitto e le ristrettezze del primissimo dopoguerra, non decide che è giunto il momento di riaprire il negozio. Può contare sull’apporto del figlio, ormai giovanotto e già abbastanza padrone del mestiere e così si lancia nell’impresa.
 
Nel 1952 apre in via Alfano anche un laboratorio-magazzino, partecipa intanto a concorsi e mostre di fiori ottenendo importanti riconoscimenti, lavora per conto degli enti locali e associazioni varie, allarga notevolmente la sua clientela. Una curiosità: è dei Censori l’addobbo di garofani che adorna il grande palco dal quale il I Maggio 1953 Pietro Nenni celebra la festa del lavoro.
 
Fino al 1968 quello di Censori in piazza Monumento è l’unico negozio di fiori aperto in città e anche l’unico in grado di realizzare addobbi nuziali, funebri e per feste di buona fattura.
È nel contempo anche il solo presente nel raggio di trenta chilometri. È proprio in quel periodo che raccoglie i maggiori frutti del suo lavoro e della sua attività commerciale.
Il 1968 è anche l’anno in cui riesce ad ottenere la rappresentanza della Fleurop-Interflora, aumentando così l’offerta dei suoi servizi. Tre anni dopo decide di rinnovare il chiosco, dandone incarico all’architetto Antonio De Felice. Questi disegna una struttura solo in parte a giorno, sia per creare uno spazio di riservatezza all’attività, che per garantire una temperatura interna, trattandosi di fiori, meno esposta agli sbalzi di temperatura.
 
La struttura, come la precedente, è in ferro e vetro e realizzata dalla ditta Rossi di Bastia Umbra (PG). In seguito (1978) diverrà necessario proteggere le pareti in metallo più esposte con mattoni a faccia vista e l’intera cornice con profilati di alluminio. Nel frattempo l’acquisto di un piccolo appezzamento di terreno nella vallata del Molinello permette alla ditta di produrre in proprio anche crisantemi e palme.
Vi si dedica principalmente l’anziano giardiniere fino alla fine dei suoi giorni (1992), mentre del negozio si occupa stabilmente il figlio, a cui intanto ha trasferito la licenza, coadiuvato dalla moglie di quest’ultimo. Così fino all’inizio del nuovo millennio, quando Antonio, alle soglie dei 70 anni, decide che è arrivato il tempo di smettere. Da quel momento (2001), con la gestione della signora Botticelli, ha inizio una nuova storia.
 
Ora un nuovo negozio, più ampio del precedente di circa sei metri quadri e dotato di bagno e ripostiglio. La zona esposizione e vendita prevede una superficie di oltre 12 metri quadri, tutta a giorno. La progettazione è dello studio Oikepolis dell’arch. Nicola Tamburrini, al quale ha collaborato l’arch. Felicetta Di Milia. La realizzazione della nuova opera è invece affidata alla ditta Colavita Antonio di Termoli.
I materiali impiegati vanno dal ferro zincato per i montanti, al vetro antisfondamento delle pareti, all’acciaio “corten” per le velette di copertura, all’alluminio delle porte (una d’ingresso e un’altra di servizio sul retro). Per i rivestimenti interni (pavimento e piastrelle) è stato scelto il gres porcellanato. Il tutto rispettando rigorosamente la normativa in vigore per le opere di questo tipo e in quel precipuo luogo, e, soprattutto, il verde pubblico esistente.
 
L’apertura, salvo inconvenienti, è prevista per Pasqua.

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Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 08/03/2007)

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