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Cultura & Spettacolo
Guglionesi - Indocina e ritorno
Storia di un legionario nostrano
Il professor Aceto, docente in pensione di Guglionesi, ha raccolto le memorie di un suo compaesano che ha combattuto nella Legione Straniera, il più famoso e discusso reparto militare del mondo. Ha inviato il manoscritto alla casa editrice Mursia, che ne ha fatto un libro ora in vendita in tutt’Italia. L’autore spiega in questa intervista come dalla loro amicizia sia nata l’opera.
di Monica Vignale
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| La copertina del libro. In home page Domenico Aceto |
Il suo romanzo è stato pubblicato dalla Mursia, e questa è di per sé una notizia, visto che si tratta di una delle più importanti case editrici italiane situata nella gerarchia subito dopo ‘mostri sacri’ del calibro di Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Feltrinelli. La seconda notizia è che il libro racconta una vicenda vera, ricostruita con fedeltà storica dall’inizio alla fine sulla base dei mirabolanti racconti di un ex soldato della Legione Straniera che ha combattuto in Indocina. La terza notizia è che il protagonista di quelle avventure e l’autore del libro vivono entrambi a Guglionesi.
Andrea Fugnitto abbandonò giovanissimo il paese bassomolisano, andò a cercare fortuna in Francia, si arruolò nella Legione Straniera, fu spedito in Indocina, e quando il bagaglio delle sue avventure si colmò tornò a casa, in Molise. Domenico Aceto, invece, per settantadue anni non si è mosso da Guglionesi, salvo il tempo per laurearsi in Lingue e diplomarsi all’ Isef, prima di cominciare a insegnare educazione fisica agli alunni delle medie del paese, fino alla pensione. Il libro pubblicato da Mursia proprio in questi giorni è il frutto dell’incontro fra loro due, il “reduce” e il “professore”, dei loro colloqui, delle loro serate di confidenze davanti al camino.
Il professor Aceto, abituato a scavare nei documenti d’archivio grazie a una passione per la storia che si è intensificata nel corso degli anni, ha scavato nei ricordi dell’amico legionario, e ne è venuto fuori un romanzo dal forte sapore storico, un ritratto collettivo dei volontari della mitica e temutissima Légion che fra il 1951 e il 1953 hanno combattuto contro i vietminh in Indocina, la grande colonia francese nel Sudest asiatico sconvolta dalla lotta per l'indipendenza.
Andrea Fugnitto (che nel libro diventa Funitto) attraversa ogni sorta di disavventura e vive le esperienze più atroci in un Paese ostile. Una breve pausa gli viene offerta dalla boxe e diventa campione d'Indocina dei pesi leggeri. Conosce anche l'amore per una ragazza cinese in fuga dal suo Paese. Catturato dai viet, riesce a scappare e per breve tempo trova rifugio presso popolazioni primitive dell'interno. All'inizio del 1953, rientra in Algeria e dopo aver partecipato ad altre operazioni della Legione in territorio africano termina il suo periodo di ferma e si stabilisce in Francia.
Professor Aceto, tutto questo lei l’ha raccontato molto bene nel libro. Poi però cosa è successo ad Andrea?
«Dopo molti anni, è tornato a Guglionesi. L’ho incontrato qui in paese: lui parlava benissimo il francese e io avevo voglia di esercitarmi un po’ con quella lingua, che avevo studiato all’università. In breve però l’argomento delle nostre conversazioni è cambiato, Andrea ha cominciato a raccontarmi il suo passato con grande realismo ed efficacia, e io mi sono lasciato coinvolgere completamente da quella storia perchè Andrea era un narratore perfetto, parlava di tutto con distacco, senza rancore e senza compiacimento, e come tutti bravi narratori riusciva a tenere viva la mia attenzione per ore».
E’ nata così l’idea del libro?
«No, l’idea del libro è arrivata molto tempo dopo. All’inizio c’erano lunghe passeggiate sotto la neve, o serate davanti al caminetto che andavano avanti fino a notte fonda. Andrea raccontava la sua vita, soprattutto la vita da legionario e i suoi trascorsi in Indocina. E io, dall’altra parte, prendevo appunti, scrivevo nomi, date e luoghi che poi andavo a verificare sull’enciclopedia e sull’atlante. Gli ho proposto di raccogliere tutto per iscritto, ma inizialmente non era d’accordo».
Ma poi ha cambiato idea, no?
«Ne abbiamo riparlato spesso, e quattro anni fa circa si è lasciato convincere. Forse perchè gli ho fatto capire che, a differenza di tanti altri libri sulla Legione Straniera, in questo a parlare sarebbe stato un ‘estraneo’, cioè uno che non essendo né francese né vietnamita sarebbe stato più obiettivo di tanti altri. Così abbiamo passato due mesi a lavorare insieme. Il risultato è questo romanzo».
E Andrea, cioè il protagonista, è soddisfatto?
«Sì, anche perchè le vicende che mi ha raccontato sono state riportate fedelmente, così come me le ha narrate. Sono convinto che in questo modo provocheranno in chi legge quelle emozioni che hanno suscitato in me».
Signor Aceto, lei non ha alcuna esperienza di racconti e romanzi, è così?
«E’ così. I miei libri precedenti sono di carattere storico, ricostruzioni e analisi sul passato che non hanno nulla del romanzo».
E allora come ha fatto a scrivere ‘Legionario in Indocina’, trasformando una storia biografica in un racconto letterario così scorrevole?...
«In realtà è stato tutto piuttosto spontaneo. Il libro è venuto da solo, come si dice. Merito di Andrea comunque, che ha una capacità descrittiva fenomenale, che sa raccontare le cose con grande realismo e lucidità»
Sì, ma lei ha dovuto dare una forma alla storia. Descrivere i personaggi, rendere interessanti le battaglie, inventare stratagemmi letterari e dosare i flashback...
«Era la prima volta che mi cimentavo in una sfida simile. Mi è piaciuto. Anche perchè non è solo una storia di guerra, c’è dentro anche la fotografia dell’umanità, c’è la sofferenza, c’è la crudeltà, c’è anche la gioia e la meraviglia, c’è perfino l’amore. Insomma, la vita...».
Una domanda che è quasi obbligatoria: come è riuscito a farsi pubblicare il romanzo da Mursia?
«E’ andata così. Quando ho finito di scrivere e ho ricontrollato tutto con Andrea, mi sono messo davanti a Internet in cerca degli indirizzi della varie case editrici che, a mio avviso, potevano essere interessate al libro. Ne ho selezionati un bel po’, soprattutto case piccole, regionali, anche molisane. Pensavo che sarebbe stato più semplice avere una possibilità. La Mursia è stata l’unica grande casa editrice alla quale ho mandato il romanzo, e solo perchè sul sito internet ha uno spazio che si chiama ‘dattiloscritti’ in cui si invitano gli interessati a mandare il primo capitolo di eventuali romanzi, assicurando una risposta sia in caso di accettazione che di rifiuto. Ci ho provato, ed è andata bene?»
Cioè?
«Mi hanno contattato, dichiarandosi interessati al romanzo del quale avevano letto il primo capitolo. Il resto è successo molto in fretta. Ho mandato l’opera completa, poi ho lavorato, telefonicamente, con un editor del gruppo editoriale che ha lavorato alla versione definitiva, modificando leggermente e in qualche punto il mio scritto. Non ho mai messo piede a Milano, abbiamo fatto tutto al telefono e via e-mail. Un mese dopo il libro è stato stampato ed è cominciata la distribuzione commerciale».
E le altre case editrici, quelle più piccole, si sono mostrate interessate?
«La maggior parte non ha risposto. Qualcuna mi ha chiesto un contributo personale per la pubblicazione, secondo la prassi consolidata dei piccoli gruppi editoriali»
Se non le avesse risposto Mursia, avrebbe accettato di cofinanziare la pubblicazione del suo romanzo?
«No».
Adesso quel libro, col suo nome sulla copertina, si vende nelle librerie italiane. Da quelle importanti delle grandi città fino ai paesi molisani. Che effetto le fa?
«Un bell’effetto. Sono molto contento, e spero che possa contribuire ad alzare il velo sulla Legione Straniera, sulla violenza e sugli orrori legati alla guerra. Questo libro è una denuncia di tutte le guerre».
(Pubblicato il
23/11/2006)
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