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L’oriundo dell’Inter, i nordici o la squadra dei paisà. Molisani, per chi tifate ai Mondiali?
Scatta il primo Mondiale di calcio senza l’Italia dal 1958 a oggi e un po’ tutti si stanno domandando per chi tifare. Ai molisani sembrano presentarsi tre scelte: l’unica formazione con un oriundo, Matias Vecino dell’Uruguay, il Paese che è stato definito con un po’ di fantasia il Molise d’Europa e cioè l’Islanda e una a scelta fra le nazioni di maggiore emigrazione dei nostri avi o dei giovani di oggi: dall’Argentina alla Germania, passando per la Svizzera.


di Stefano Di Leonardo

Garo Vini
E ora per chi tifo? Se anche voi vi state facendo questa domanda, col lutto sportivo nel cuore e l’umore sotto i tacchi per il primo Mondiale di calcio senza l’Italia dal 1958 a oggi, ecco qualche consiglio utile per cercare di godere lo stesso della manifestazione iridata che scatta oggi 14 giugno con l’incontro inaugurale fra Russia e Arabia Saudita. Guardando in casa nostra, perché da buoni molisani è bene trovare una squadra simpatia per cui tenere, e magari che abbia con la nostra regione dei punti di contatto.

Possibilità numero uno: guardare alle origini. Ed ecco che la scelta è obbligata: solo l’Uruguay schiera un oriundo molisano fra i suoi. Per giunta un giocatore molto conosciuto dalle nostre parti quale Matias Vecino, 26enne centrocampista dell’Inter, l’uomo a cui i tifosi nerazzurri devono dire grazie se l’anno prossimo guarderanno la propria squadra in Champions League. Nativo di Canelones, classe 1991, Vecino ha antenati di Torella del Sannio, paesino di 800 abitanti della provincia di Campobasso. È lui l’unico mezzo molisano al Mondiale russo. Niente da fare invece per Mateo Musacchio, il difensore argentino del Milan con avi di Portocannone. La stagione opaca disputata all’ombra della Madonnina gli ha fatto perdere il posto in squadra e anche lui, come noi italiani, vedrà la sua Nazionale dalla tv.

Stendendo un velo pietoso sugli azzurri, che per altro attualmente non avevano molisani d’origine fra i papabili a meno di un exploit di Patrick Cutrone, l’ultima chance era quella dell’australiano Joshua Brillante, per altro anche lui vecchia conoscenza del campionato italiano, avendo militato nella Fiorentina e nell’Empoli senza lasciare traccia. Ma pure Brillante ha fallito la sua chance visto che il ct dei Socceroos, Bert van Marwijk, ha deciso di escluderlo dai 23 convocati.

Possibilità numero due: le similitudini fra popoli. Sì, è vero, dire che l’Islanda e il Molise si somigliano è come paragonare il castello di Monforte a Buckingham Palace, qualunque sia il preferito di chi legge. Però, sotto sotto qualcosa accomuna l’Islanda al Molise. Primo, il numero quasi identico di abitanti (334mila i nordici, 312 mila noi). Secondo, il fatto che molti ne ignorino l’esistenza o almeno, con fatica sanno indicarne la collocazione geografica. Terzo, il fatto che per motivi diversi non siano fra i posti più visitati dalle masse.

Azzardato? Sì, ma è giusto giocarci su e dire che l’Islanda si possa considerare il Molise d’Europa. E poi non dicono tutti che i molisani sono così simpatici? Ecco, chi vuole tifare per la squadra simpatia, il Davide del Mondiale in mezzo ai Golia che ambiscono alla Coppa, ha trovato una squadra da sostenere.

Terza e ultima possibilità: tifare per i parenti lontani.
Eattico - Pesce di Strada
Vale a dire affezionarsi alla squadra del Paese di cugini, zii, nipoti, magari nonni o addirittura figli e fratelli sparsi per il mondo. L’Italia era e resta un Paese di emigranti e il Molise conta più di un quarto della propria popolazione fuori dai confini nazionali. Praticamente non esiste famiglia che non abbia anche un lontano parente all’estero, sia di vecchia che di nuova generazione. C’è solo l’imbarazzo della scelta considerando che sono circa 84mila i molisani residenti all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero).

Al primo posto c’è l’Argentina, dove vivono tutt’oggi 21mila molisani, quasi tutti ormai oriundi, figli e nipoti di gente partita nel Dopoguerra. Poi Canada, Germania, Svizzera e Belgio. Ora, dato che dalle parti di Montreal per giocare un Mondiale di calcio dovranno aspettare verosimilmente quello di casa (con Usa e Messico) nel 2026, si deve necessariamente escludere il Paese nordamericano.

Per cui l’Argentina di Messi o la Germania campione in carica? Il Belgio mina vagante di Mertens o la Svizzera multirazziale di Rodriguez? Senza contare l’emigrazione dei giorni nostri. Così chi ha un figlio a Londra o una sorella a Barcellona potrebbe anche scegliere di tifare per Inghilterra o Spagna. A patto che non capiti più un Mondiale senza l’Italia.

(Pubblicato il 14/06/2018)

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