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Cronache
Il saluto del comandante Faé: "Vado via col magone. Termoli ha società sana, conservatela"
Giovedì 14 giugno passaggio di consegne alla Capitaneria di porto di Termoli. Lascia dopo due anni il comandante ligure Sirio Faè. «Qui sono stato bene e vado via con nostalgia». Indica le priorità: «Serve manutenzione al porto, va migliorata la viabilità e ci sono già gravi disagi per chi deve imbarcarsi per le isole Tremiti. Inoltre questa è una vetrina per tutto il Molise». Auspica la buona riuscita del collegamento con la Croazia e invita i termolesi a «vendere meglio le proprie bellezze. Ci sono siti con delle grosse potenzialità». Al suo posto è pronto Francesco Massaro, 46 anni, da Gaeta.


di Stefano Di Leonardo

Sopra da sinistra Francesco Massaro e Sirio Faé
Termoli. Neanche il tempo di abituarsi che è già il momento dei saluti. Per chi guida la Capitaneria di porto di Termoli è così. Due anni e via, verso altri lidi, o meglio altri porti. Così sarà per Sirio Faé, 47enne ligure, originario della provincia di Imperia, comandante della Guardia Costiera termolese dall’estate 2016 e fino a giovedì 14 giugno 2018, giorno del passaggio di consegne. Al suo posto arriva Francesco Massaro, proveniente da Torre del Greco dove ha trascorso gli ultimi undici anni della sua vita e della sua carriera. Originario di Gaeta, 46 anni, si accinge a questa nuova avventura e negli ultimi giorni è stato a stretto contatto col suo predecessore, per le ultime dritte prima del cambio della guardia.

Comandante Faé, con quale stato d’animo si accinge a salutare Termoli?
«Il sentimento prevalente è un po’ di nostalgia per ciò che si lascia. Due anni non sono un tempo lunghissimo ma è certamente un pezzo della propria vita. Andrò via un po’ col magone, Termoli mi ha accolto bene, è una società sana. Ha valori fondati sul lavoro e mi sono trovato bene».

Che differenze ha trovato rispetto al suo precedente incarico?
«Va considerato che Termoli è una dimensione più vivibile rispetto a Roma da dove venivo. Quella è una dimensione un po’ caotica, ma il lavoro c’è stato anche qui. È stato un lavoro continuo, con serenità e conserverò un bel ricordo di Termoli. Spero di riuscire a tornare qualche volta, mia moglie è pugliese e potrebbe essere la strada di passaggio ogni tanto, almeno il tempo di un caffè, anche se non voglio disturbare troppo il comandante Massaro. Chissà, magari tornerò da turista una volta».

Quali sono le maggiori soddisfazioni che porta con sé pensando a questi due anni?
«Ci sono state delle soddisfazioni legate al continuo lavoro, raggiunte con la presenza costante sul territorio. In questo il personale trovato mi ha aiutato molto e non ho fatto fatica a condividere il mio modo di vedere col personale, c’è stata sintonia fra noi. Ci siamo concentrati sulla difesa degli aspetti ambientali, la vigilanza sulle attività di pesca, l’attività di protezione dei beni demaniali, facendo una ricognizione di tutto il litorale e poi su alcuni lavori più lunghi, tipo la security portuale».

A cosa si riferisce?
«C’è stato un aumento del traffico portuale, con il collegamento con la Croazia e le navi da crociera che fanno scalo a Termoli. Sono piccole navi che fanno scalo qui, ma si tratta di collegamenti internazionali che hanno richiesto l’adeguamento del porto alle misure di security internazionale. Abbiamo dovuto lavorare per le valutazioni circa i rischi sulla sicurezza e poi sui relativi piani di prevenzione in materia. Siamo riusciti a stare dietro all’evoluzione delle esigenze del porto».

Qual è lo stato di salute di questo porto?
«Il porto ha bisogno di alcuni interventi, che poi sono di manutenzione, perché la struttura è adeguata per i traffici dal punto di vista dimensionale, ma ha bisogno di manutenzione per migliorare la sicurezza della viabilità portuale, per esempio sarebbe necessario rivedere tutta la segnaletica sia orizzontale che verticale. E poi occorre fare degli interventi di manutenzione alla banchina».

In due punti si sono verificati dei cedimenti. Cosa è accaduto e come occorre intervenire?
«Sono due avvenimenti accaduti in tempi diversi. Sullo sgrottamento della banchina del molo nord bisognerà intervenire quanto prima perché impedisce buona parte della circolazione in porto con gravi disagi per i turisti che devono andare alle Tremiti. Già stiamo sentendo i disagi ma li sentiremo ancora di più quest’estate».

A che punto è l’iter per avviare la ristrutturazione?
«So che la Regione e gli uffici tecnici competenti hanno rappresentato a livelli superiori la necessità dell’intervento quantificando la stima dei costi. Ora credo sia questione di stanziamenti sui relativi capitoli per poter intervenire».

Si interverrà contemporaneamente anche per il cedimento vicino al Monumento alla Gente di mare?
«Non so come la Regione intenda intervenire, forse con un unico intervento. La causa dovrebbe essere differente, perché sulla banchina del molo nord è emerso che la scogliera esterna dovrà essere rinforzata, dato che non è abbastanza difensiva nei confronti del moto ondoso. Così si eviterà lo sgrottamento. Quindi dovrà essere ricostruita la banchina rinforzando la scogliera esterna perché possa assorbire l’energia delle onde. Il fenomeno avvenuto sotto il monumento dovrebbe essere dovuto invece al deflusso delle acque piovane ma attendiamo l’esito dei rilievi».

Guardando al futuro, quanto può essere importante il nuovo Piano regolatore portuale per migliorare l’infrastruttura?
«Il Prg portuale riguarda soprattutto gli sviluppi futuri, quindi implicherebbe lavori strutturali importanti. Adesso il problema più urgente e attuale e la necessità è la manutenzione sia straordinaria che ordinaria ma ripetuta nel tempo. Guardando oltre, questo è un porto aperto alla città, con una viabilità aperta. Poi questa è anche una vetrina per il Molise e sono molti i turisti che vanno alle Tremiti. Ogni anno fra sbarchi e imbarchi contiamo 180mila persone. Quindi è importante che il porto si presenti in un certo modo».

Fra le soddisfazioni ottenute possiamo inserire anche i lavori per il dragaggio, che ormai sono imminenti?
«Non credo che il dragaggio sia merito mio. Però aver visto iniziate le operazioni preliminari fa ben sperare, dato che si è trattato di una pratica complessa e soggetta a ricorsi, con diversi gradi di giudizio. Il dragaggio consentirà senz’altro di evitare che i collegamenti con le Tremiti siano deviati perché la nave ormai aveva spazi di manovre molto limitati».

Di recente è stato inaugurato il nuovo collegamento Termoli-Croazia. Trova potrà avere un impatto importante sul futuro della città?
«La buona riuscita del collegamento con la Croazia dipende molto dal mercato e dalle strategie commerciali. Il successo di queste iniziative è collegato alla strategia commerciale e al bacino d’utenza e mi auguro che l’indotto prenda piede e che avvenga uno scambio turistico reciproco. Il Molise ha risorse turistiche che hanno ancora potenzialità anche culturali, come Altilia, che secondo me anche per il turismo di crociere di nicchia ha delle grosse potenzialità. Spero quindi che queste iniziative abbiano successo. Il porto ha possibilità di accogliere traffici di questo tipo, ma ribadisco che serve la giusta attenzione alle infrastrutture».

Come definirebbe il rapporto avuto con la marineria locale in questo suo periodo alla guida della Capitaneria di Termoli?
«A parte qualche momento di confronto che c’è stato e fa parte dei ruoli, nel complesso la marineria rispecchia la società di Termoli. Al di là di qualche episodio diretto più forte, è gente che ha fra i propri valori il lavoro, ha sempre avuto un atteggiamento di rispetto delle istituzioni, ha capito qual è il nostro ruolo. Quando noi interveniamo non lo facciamo per ledere le loro attività ma per difendere qualcosa».

Si riferisce alle multe per il mancato rispetto delle regole nella pesca?
«Sì, abbiamo una marineria soprattutto legata alla pesca e quando siamo intervenuti anche con sanzioni rilevanti è stato perché stiamo portando avanti un’attività a livello nazionale di difesa delle risorse ittiche. Non si può pensare che sia più produttivo raccogliere tutti i frutti del mare oggi non lasciandone per domani. Anche per lo stesso sviluppo economico del sistema di pesca. Ma nel complesso i rapporti sono stati corretti, questa è una marineria di persone per bene».

Dal punto di vista ambientale come sta il nostro mare? I casi di tartarughe e delfini spiaggiati si susseguono, c’è da preoccuparsi?
«Non c’è un problema di qualità delle acque di Termoli, che tutto sommato è buona. Abbiamo evidenze da parte di scienziati e ricercatori secondo cui le condizioni del mare in Italia stanno migliorando rispetto agli anni Settanta e Ottanta. Mi ricordo che da bambino camminavo in spiaggia e mi si sporcavano sempre i piedi di catrame e oggi questo non succede più perché è stata implementata una serie di normative nazionali che fa vedere i suoi risultati».

E come mai tutti questi animali arrivano morti sulle nostre spiagge?
«Va detto che tartarughe e delfini hanno un loro ciclo vitale che prima o poi finisce.
Garo Vini
Qualche volta però ci sono esemplari morti per l’azione dell’uomo, per ingestione di ami o plastica, ma non nella maggior parte dei casi. C’è sicuramente una parte di colpa dell’uomo e su questo bisogna continuare a fare sensibilizzazione, combattere l’inquinamento del mare, educare. Abbiamo fatto parecchie attività nelle scuole, sia per far capire ai ragazzi la nostra attività sia per educarli al rispetto, soprattutto perché i bambini sono i più sensibili e interiorizzano i concetti».

Lei parlava di buona qualità delle acque. Nonostante il noto problema degli scarichi dal depuratore?
«Sul depuratore non mi vorrei esprimere, è una vicenda complessa e c’è un’inchiesta aperta. La qualità delle acque complessivamente è buona, ci sono di certo dei margini di miglioramento, il depuratore è uno di questi punti. Continueremo a monitorare il controllo degli scarichi a mare, per scoprire se ci sono eventuali scarichi non autorizzati che bypassano la rete di depurazione cittadina».

Il suo biennio ha vissuto anche un momento molto drammatico, quello della tragedia nelle acque di Rio vivo, con due diportisti morti. Ritiene si potesse fare qualcosa di diverso in quel caso?
«La magistratura sta facendo il suo corso. Purtroppo quando si va per mare possono accadere incidenti tecnici. È importante avere ben chiaro quale sia il livello di sicurezza della propria unità, essere molto prudenti sullo stato di manutenzione del mezzo. Quell’episodio è una cosa talmente triste».

È stato confermato che ci fu un problema tecnico?
«Sì, ebbero un malfunzionamento della pompa di sentina e imbarcarono acqua. Menomale che il comandante della barca aveva la radio a portata di mano e ha potuto avvisarci, così almeno due persone su quattro sono state salvate».

Cosa possiamo imparare da una tragedia di quel genere?
«In generale quello che è successo insegna che certamente il mare è un ambiente pericoloso e i mezzi con cui si va per mare sono ciò che ti mantiene o non ti mantiene in vita. Per ridurre al massimo il pericolo di incidenti, non mi riferisco al singolo episodio, è importante uscire con un buono stato di manutenzione dei mezzi di soccorso previsti e a portata di mano».

Si sono rischiati altri episodi simili?
«Per fortuna incidenti di questa gravità non ne abbiamo avuti, ma abbiamo fatto altri interventi, soccorrendo due pescherecci che imbarcavano acqua. Noi e i vigili del fuoco li abbiamo tenuti in galleggiamento. La marineria locale è abbastanza attenta».

Che consiglio si sente di dare al suo successore?
«Non credo abbia bisogno di consigli, è esperto. In questi pochi giorni sto cercando di dirgli tutto quello che riesco, in modo tale che possa arrivare a sabato mattina con un quadro generale abbastanza completo. Si troverà bene come mi sono trovato io, avrà da lavorare e le materie su cui lavorare ci sono. Lui porta con sè una grande esperienza periferica».

Un suggerimento per i termolesi invece.
«I termolesi possono migliorare molto nel saper rappresentare all’esterno le bellezze del territorio. Si tratta di un investimento non solo sul turismo, ma nei settori produttivi. Parlo di saper vendere il proprio prodotto all’esterno. Non che manchi questa capacità, lo stanno già facendo e dovranno lavorare su questo aspetto. Per il resto consiglio di mantenere una società sana come è adesso perché è un grande valore. La qualità della vita in Molise è ottima, bisogna puntare sul mantenimento di questo».

Cosa c’è nel futuro del comandante Faé?
«Andrò al reparto operativo generale di Roma, da cui provengo, ma mi occuperò di pianificazione delle operazioni. Tornerò nello stesso reparto, però con un incarico differente. Torno volentieri a Roma. Da una parte dispiace andare via, dall’altra ho l’entusiasmo per un incarico nuovo. Nel nostro lavoro essere trasferiti comporta sacrifici però anche tanti stimoli, è una vita intensa. È il bello del nostro lavoro».

(Pubblicato il 13/06/2018)

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