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Cronache
Migranti, dipendenti dei centri molisani a rischio: già 30 i posti di lavoro persi in pochi mesi
Da diversi mesi la situazione di incertezza governativa ha creato instabilità e preoccupazione negli ambienti dell’accoglienza. Con la stabilizzazione degli sbarchi si è accentuato il costante svuotamento dei centri di accoglienza e la conseguente chiusura di alcuni di essi (Palata, Campomarino, Ripabottoni, Ripalimosani) con relativa perdita dell’indotto economico che gli stessi producevano. Sono centinaia gli operatori in Molise che lavorano all’interno di queste strutture, con la loro chiusura si aggraverebbe ulteriormente la problematica economica e occupazionale andando ad aggiungere nuovi licenziamenti che andrebbero a sommarsi agli oltre 30 dipendenti del settore che nel 2018 hanno perso drammaticamente il lavoro.


di Alessandro Lategano

Escalation di tensione a seguito degli episodi di violenza e razzismo contro i migranti presenti sul territorio italiano. Dopo l’uccisione in Calabria dell’attivista del sindacato del Mali, Sacko Soumayla, l’incendio della struttura che avrebbe dovuto ospitare 15 richiedenti asilo a Pescolanciano (IS).

Eventi che si sono verificati nei giorni appena successivi alla costituzione del nuovo Governo Italiano, nel quale il leader della Lega Matteo Salvini ha assunto l’incarico di Ministro dell’Interno. Tra le sue prime dichiarazioni ufficiali ha rivolto subito un pensiero alla questione immigrazione: “Per i clandestini adesso è finita la pacchia!”, parole forti che secondo molti, e secondo anche le stesse cooperative che gestiscono i centri di accoglienza, potrebbero aver favorito questa nuova ondata di odio razzista nei confronti dei migranti, andando a fomentare le aspettative xenofobe alimentate in campagna elettorale.
Il nuovo titolare del Viminale, che non ha speso ancora una parola sul grave episodio accaduto nella piana di Gioia Tauro, ha sostenuto di voler migliorare gli accordi con i Paesi da cui arrivano tutte quelle migliaia di disperati, sulla stessa falsa riga del suo predecessore Minniti, creando subito un caso diplomatico con la Tunisia accusata di esportare galeotti. Senza considerare, inoltre, quanto pubblicato in un rapporto di Amnesty International dove i governi europei vengono accusati di essere “consapevolmente complici nelle torture e nelle violenze ai danni di decine di migliaia di rifugiati e migranti, detenuti in condizioni agghiaccianti in Libia”.


Da diversi mesi la situazione di incertezza governativa ha creato instabilità e preoccupazione negli ambienti dell’accoglienza. Già lo scorso governo, con il decreto 142 del 2015, aveva ridisegnato il sistema d’accoglienza sulla base delle direttive europee, adottando la progettazione dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) come modello da portare avanti a discapito dei centri straordinari d’accoglienza. Con la stabilizzazione degli sbarchi si è accentuato il costante svuotamento dei centri di accoglienza e la conseguente chiusura di alcuni di essi, in tutta Italia come in Molise (vedi Palata, Campomarino, Ripabottoni, Ripalimosani) con relativa perdita dell’indotto economico che gli stessi producevano. Tra i tanti aspetti, infatti, che caratterizzano la tematica dell’immigrazione, rimarcando comunque il lato umanitario della problematica, ce n’è uno di non minore importanza ma che non è mai stato affrontato, e che riguarda i benefici economici per le comunità che ospitano i migranti. Sono molti gli operatori, centinaia in Molise, che lavorano all’interno di queste strutture, giovani e genitori di famiglie che hanno trovato una stabilità economica grazie all’opportunità lavorativa creatasi con l’arrivo di questi ospiti e che, con la serrata programmata dal neo Ministro Salvini, presto non avranno più un’occupazione, come già accaduto a molti, con le relative difficoltà del periodo storico.
La rete dell’accoglienza, in Italia, attualmente prevede non meno di 9mila strutture che accolgono circa 170mila migranti. In Molise, regione con la più alta media di presenze in rapporto agli abitanti (15 migranti ogni mille abitanti) sono 41 su 136 i Comuni coinvolti dove sono dislocate circa 80 strutture che accolgono oltre 3mila migranti.



La dotazione minima del personale richiesta per una struttura fino a 50 posti prevede: un direttore, cinque operatori dell’accoglienza, uno psicologo, un assistente sociale, un insegnante di lingua italiana, un avvocato, mediatori culturali. Ai quali si aggiungono le spese per gli affitti, le forniture per il cibo, l’abbigliamento, i prodotti per l’igiene dei locali e degli utenti ed ogni bene necessario che vengono acquistati nei negozi della zona ed i pochi contanti a disposizione dei migranti che sono prevalentemente spesi in loco, favorendo in qualche modo una leggera ripresa economica principalmente nelle aree interne, dove le piccole realtà provinciali del Molise vivono da anni un costante ed inesorabile spopolamento.


Con la chiusura dei Cas, senza la necessaria apertura di nuovi progetti Sprar, si aggraverebbe ulteriormente la problematica economica e occupazionale andando ad aggiungere nuovi licenziamenti che andrebbero a sommarsi agli oltre 30 dipendenti del settore, soltanto in Molise, i quali dai primi mesi del 2018 hanno perso drammaticamente il lavoro.
Indubbiamente il sistema di accoglienza avrà le sue falle ed è terreno fertile per la speculazione, quanto è vero che il fenomeno migratorio sia impossibile da contenere.
È necessario acquisire la consapevolezza che bisogna attrezzarsi per affrontare il fenomeno in maniera seria ed organizzata.


Nei giorni scorsi si è riunito in Prefettura a Campobasso il Tavolo di coordinamento regionale sui flussi migratori non programmati, con la partecipazione del Presidente della Regione Molise, Donato Toma, oltre i vari rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, dove è stata ribadita la necessità da parte di tutte le Amministrazioni locali di “compiere un ulteriore sforzo affinché tutti i Comuni - che a breve saranno nuovamente convocati a specifiche riunioni in Prefettura - possano fornire il proprio contributo alla condivisa delicata funzione di governo del fenomeno”.


Lo stesso Presidente Toma si troverà adesso coinvolto nella gestione della scottante questione relativa al Cat di Pescolanciano, dove da una parte c’è una cittadina in rivolta insieme al Sindaco Sacco che, a seguito dell’incendio dell’immobile che avrebbe dovuto ospitare i migranti, ha minacciato le dimissioni e chiesto aiuto al nuovo Ministro degli Interni Matteo Salvini, dall’altra la Prefettura che vorrebbe affidare la gestione del centro di accoglienza ad una cooperativa e nel mentre ha specificato che per consentirne l’apertura bisognerà prima “superare le attuali criticità”. Probabilmente l’esito di questa vicenda chiarirà ulteriormente le strategie politiche sull’immigrazione da parte del neo Ministro Salvini, in attesa di risposte concrete nella gestione europea del fenomeno. Intanto ieri il neo Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo discorso di insediamento al Senato ha aggiunto che “metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà.”

(Pubblicato il 08/06/2018)

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