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Cronache
Studiava come farsi esplodere per l’Isis, espulso marocchino residente al confine col Molise
Abitava da tempo a San Salvo, in provincia di Chieti, ma era tornato di recente in Marocco, suo Paese d’origine, dove secondo gli inquirenti italiani il 34enne Ouahbi Ahmed Taib si era radicalizzato. Su Facebook inneggiava allo stato islamico e alla guerra santa contro l’Occidente, tanto da pubblicare una foto della basilica di Santa Maria Maggiore e la scritta in arabo “da Roma preghiamo Dio che faccia vincere lo stato islamico”. L’indagine svolta dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Chieti, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila, richiama alla memoria il presunto Imam terrorista arrestato in un centro d’accoglienza di Campomarino due anni fa e condannato a trenta mesi di carcere.


Garo Vini
San Salvo (ch). È stato espulso dall’Italia perché ritenuto un possibile affiliato dell’Isis. Ouahbi Ahmed Taib, 34 anni, marocchino, era residente da tempo a San Salvo, prima cittadina abruzzese dopo il confine molisano. Secondo gli inquirenti italiani si era radicalizzato ed era rientrato nel suo Paese d’origine, dove vive tuttora. Da allora si era chiuso in se stesso, e anche la comunità islamica di San Salvo lo aveva isolato. Il provvedimento ufficializzato oggi scaturisce da un’attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Ros (Reparto operativo speciale) e del Comando provinciale di Chieti, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila.

A Taib è stato notificato un provvedimento di “Rifiuto di ingresso e soggiorno in area Schengen” per motivi di sicurezza nazionale. Secondo quanto scoperto dai carabinieri, il giovane gestiva due profili Facebook sui quali sono stati individuati, grazie a una specifica attività tecnica, testi inneggianti alla Jihad (secondo gli estremisti la guerra santa contro gli infedeli) e immagini di propaganda nei confronti dell’organizzazione terroristica conosciuta a livello internazionale come Isis o “Stato Islamico”.

L’inchiesta coordinata dai Pubblici Ministeri Michele Renzo e David Mancini della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila ha trovato conferme decisive in una foto postata sul web che mostrava la basilica di Santa Maria Maggiore di Roma e in primo piano un foglio con la scritta in arabo a mano “da Roma preghiamo Dio che faccia vincere lo stato islamico”.

Elementi più che sufficienti per far scattare l’operazione del Ros. È emerso inoltre che il marocchino era stato emarginato dalla comunità islamica di San Salvo proprio per la sua visione fondamentalista dell’Islam. Da qualche tempo il suo comportamento era descritto da chi lo conosce come schivo e distaccato ed era ormai solito trascorrere la maggior parte della giornata in casa, evitando di frequentare cittadini italiani e chiaramente senza lavorare.

Gli inquirenti hanno scoperto che visitava con una certa frequenza siti web a sostegno dell’Isis e si era persino documentato, sempre tramite internet, su come realizzare in modo artigianale giubbotti esplosivi.
Eattico - Pesce di Strada
Aveva anche studiato come fare attività di proselitismo e propaganda in chiave jihadista tramite social network. Gli investigatori hanno rimarcato perciò «la pericolosità sociale dell’uomo» che da poco tempo si era trasferito in Marocco. Lì è stato raggiunto da un provvedimento che non gli consente di entrare e soggiornare “in area Schengen”, vale a dire quasi tutti i Paesi dell’Unione europea, per motivi di sicurezza in materia di prevenzione del terrorismo.

La vicenda di San Salvo riporta alla memoria il caso del presunto Imam arrestato in un centro d’accoglienza di Campomarino nel marzo del 2016 perché ritenuto in procinto di tornare in Siria per prepararsi a un attentato. Anche in quel caso furono decisive le immagini trovate sul cellulare dell’uomo, Mohammed Abdullai, in seguito condannato a due anni e sei mesi di reclusione per terrorismo.

(Pubblicato il 21/05/2018)

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