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Termoli ieri e oggi
La guerra del vicolo stretto
Termoli sconfitta e sbugiardata
Sfatato il ‘mito’ della stradina più stretta d’Italia nel Borgo Vecchio: il primato spetta a Ripatransone (Ascoli Piceno) il cui vicolo misura solo 43 centimetri contro i circa 50 della ‘rejecèlle’ adriatica. A verificare i numeri, metro alla mano, una signora termolese in lotta col cognato, residente del piccolo Comune marchigiano.


di Daniela Fiorilli

Da sinistra il vicolo stretto di Termoli e quello di Ripatransone
Ripatransone batte Termoli ‘43’ a ‘50’, e non si tratta di goal. Il calcio stavolta non c’entra niente: questa gara è assai più strana, e si combatte a colpi di centimetri. Vince chi ne ha di meno. Oggetto della contesa fra il Comune marchigiano e quello molisano è un vicolo, per l’esattezza il vicolo stretto. Anzi: il vicolo più stretto d’Italia. Quello che nel gioco del Monopoli vale davvero poco, ma che nella realtà è invece un primato ambito. Ebbene, la coppa dello ‘strettume’ spetta a Ripatransone, ridente località collinare in provincia di Ascoli Piceno che conta appena 4400 abitanti. Il vicolo stretto di Ripatransone è più stretto del vicolo stretto di Termoli.
 
Metro alla mano, non ci sono dubbi: una manciata di tacchette sbugiarda infatti i termolesi, che da mezzo secolo a questa parte vanno raccontando di ospitare nel loro borgo vecchio la più angusta via d’Italia. Si tratta di quella stradina davvero striminzita che fiancheggia l’enoteca Pialì Pasha e che taglia in mezzo il borgo medievale a cui diede lustro con la costruzione di una fortezza Federico II di Svevia, niente popò di meno che il nipote del Barbarossa.  
 
Roba grossa insomma, qui ci sono in ballo il borgo e i suoi natali, e c’entra una piccolissima strada da sempre oggetto di un vanto a quanto pare immotivato, visto che la sua larghezza oscilla tra i 47 e i 52 centimetri, mentre un ‘omonimo’ vicolo nel Borgo di Ripatransone misura perfettamente 43 centimetri. Che si trattasse di un falso storico qualcuno lo aveva già sospettato, perché in fondo l’Italia è piena zeppa di borghi che risalgono all’XI secolo o giù di lì, tutti attraversati da un dedalo di minuscole viuzze. Eppure a smascherare la ‘pinocchiata’ locale non è stata la storia ma una donna termolese che si è presa la briga di andare a misurare il vicolo.
 
La signora infatti è ‘in guerra’ col cognato ripransoniano da tempo: tutti e due sostenevano il record del proprio Comune, e visto che il nodo non si scioglieva negli archivi storici e fra le carte delle biblioteche, è stato necessario improvvisarsi geometri. Se infatti i marchigiani del paesello in questione non hanno dubbi sui centimetri del vicolo (sono esattamente 43. lo hanno ripetutamente misurato), a Termoli mancava un numero certo. E anche gli amministratori comunali non sono mai andati a verificare convinti che il dato fosse conservato in qualche carta dell’ufficio cultura.
 
Invece l’architetto D’Apice, responsabile dello stesso, ammette: «Quel dato non lo abbiamo mai avuto, anche perché penso che non abbiamo questo primato». Insomma, della famosissima via nessuno sa granché.  Le differenze fra i due vicoli stretti comunque non si esauriscono nei centimetri.
A Ripatransone quel cunicolo ospita gli ingressi delle case dei ‘vip’ del villaggio, abitazioni costosissime proprio per la particolare location. Ovviamente alla stradina vengono riservate straordinarie attenzioni, come suggestive fotografie sulle guide turistiche della zona o incorniciate in cartolina.

 
Tutt’altra cosa, in quanto a cura e valorizzazione, il caso del vicolo termolese: con le pareti scrostrate e ricoperte, in alcuni punti, di cemento, le impalcature in legno e ferro che servono da ritenuta per le pesanti e stanche case a ridosso, ha l’aria di un vicoletto trasandato, tanto che è stato ‘adibito’ a vespasiano pubblico. Per di più, non ha neanche un nome, ma viene chiamata la ‘rejecèlle, cioè la via stretta, un maccheronico francesismo che non si sa neanche come sia arrivato nel vocabolario del dialetto termolese. E pensare che su quel vicolo si raccontano aneddoti straordinari e affascinanti. Finanche le maestre ai bambini, e le guide turistiche ai visitatori, riferiscono che nel Medioevo, quando due uomini si incontravano nella viuzza in questione, il meno nobile doveva lasciare il passo a quello più altolocato. Quando invece si incontravano due signori di nobile stirpe e casata, e di ugual levatura sociale, si arrivava finanche al duello per decidere a chi spettasse la precedenza. Insomma la ‘riarell’ avrebbe scatenato storiche e avvincenti tenzoni, e avrebbe anche fatto, in un certo qual senso, la storia di Termoli.
Eppure oggi la si usa come un vespasiano.
 
Comunque, per coloro che non vogliono saperne di rinunciare a un primato che non c'è, una appiglio esiste: nella ‘rejecèlle’’ infatti c’è un punto, proprio all’imboccatura dal lato del Pialì Pashà, che misura solo 42 centimetri e mezzo! Che quel punto, tra una pietra più sporgente delle altre a destra, e un rialzo in cemento a sinistra, possa riaprire la competizione?

(Pubblicato il 10/10/2006)

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