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Spiaggie all’asta, Bolkestein: “Governo ha capito male”. Speranza per i balneatori
«Le spiagge non devono rientrare nella direttiva Bolkestein, poiché si tratta di beni e non di servizi». La dichiarazione è stata fatta direttamente dal padre della famigerata normativa europea, Frits Bolkestein. L’occasione, per fare chiarezza, è arrivata durante il convegno “L’Euro, l’Europa e la Bolkestein spiegati da Frits Bolkestein”, organizzato mercoledì 18 aprile alla Camera dei Deputati dall’associazione Donnedamare. Nicola Giorgione, balneatore termolese e aderente all’associazione, accoglie in maniera entusiastica le parole dell’ex commissario europeo. «Si fa finalmente chiarezza dopo anni di battaglia. Parole che smascherano la politica italiana che ha mal interpretato la direttiva». Sulla stessa lunghezza d’onda Nico Venditti, presidente del Sib (sindacato italiani balneatori) Molise. «Finalmente è stato messo nero su bianco quello che noi rivendichiamo da tempo. Questo è un tassello che la politica e il nuovo governo non possono più ignorare».


di Alessandro Corroppoli

Roma. L’ex commissario europeo Frits Bolkestein ha messo (forse) la parola fine alla decennale battaglia tra gli imprenditori balneari e il Governo italiano. «Le spiagge sono beni e non servizi, pertanto non dovrebbero rientrare nella mia direttiva». Parole pronunciate mercoledì 18 aprile durante il convegno “L’Euro, l’Europa e la Bolkestein spiegati da Frits Bolkestein”, organizzato alla Camera dei Deputati dall’associazione Donnedamare, capitanata da Bettina Bolla.

Era il 2007 quando la direttiva venne recepita in Italia e portò all’abrogazione del rinnovo automatico delle concessioni di oltre 30mila imprese balneari che ora, dopo la presa di posizione dello stesso Bolkestein, attendono una nuova legge che restituisca le necessarie certezze per investire nel settore. Attualmente la legge italiana prevede il rinnovo ogni sei anni attraverso bandi di evidenza pubblica. La proroga, concessa dal governo italiano in maniera da allineare tutto il settore ad un’unica data, è scaduta il 31 dicembre del 2012.

Durante l’incontro romano, al quale hanno partecipato tra gli altri Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Maria Stella Gelmini, Maurizio Gasparri e Vittorio Sgarbi, l’economista 85enne olandese ha accusato il governo italiano di aver mal interpretato la sua normativa. «Non voglio commentare la legge attuale, ma il mio consiglio al governo italiano è di studiare bene la materia e se la questione non si risolverà, sono pronto a ripetere queste parole».

Tuttavia, lo stesso Bolkestein ha dichiarato che «i miei discorsi non hanno alcun valore giuridico ma possono avere un’importanza politica. Per questo dico anche che è responsabilità del governo italiano se i concessionari di spiaggia sono finiti in questa direttiva, mentre in Spagna, per esempio, hanno avuto 75 anni di proroga». I presenti hanno accolto le parole dell’economista in maniera entusiastica, con ovazioni da stadio. «Questa non è solo una vittoria di Donnedamare ma di tutte le 30mila aziende balneari, delle associazioni e dei politici che ci hanno sostenuto», ha dichiarato Bettina Bolla a margine del convegno.

Tra i partecipanti anche gli imprenditori balneari molisani Nicola Giorgione e Nico Venditti. Entrambi sono concordi nel dire che «ora il governo e la politica italiana non possono più nascondersi dietro il ‘ce lo chiede l’Europa’ perché chi ha scritto la direttiva ha certificato che noi avevamo ragione». Per i due molisani quelle di Bolkestein «sono parole che hanno un grande valore giuridico che influenzeranno in maniera decisiva la politica italiana e la indirizzeranno nella giusta interpretazione».
Ciononostante, i due rappresentanti regionali del mondo balneare hanno opinioni diverse sulla lunghezza temporale delle concessioni.

Nicola Giorgione, balneatore di Rio vivo e titolare del lido "Oasi Giorgione" e aderente all’associazione Donnedamare, rivendica lo stesso trattamento riservato da Spagna e Portogallo ai loro colleghi. «Abbiamo bisogno di certezze per poter investire. Bisogna fare come in Spagna e in Portogallo dove non solo i rispettivi governi hanno ben interpretato la normativa, ma l’hanno anche rafforzata dando in concessione l’area demaniale per 75 anni».

Di parere diverso Nico Venditti, presidente del sindacato dei balneatori per il Molise e titolare de "La Lampara" sul lungomare nord. «La legge attuale che si rinnova di sei anni in sei anni va bene, l’importante è che il rinnovo non avvenga attraverso bandi di gara ad evidenza pubblica». Un non rinnovo della concessione viene contemplato solo se «lo Stato sull’area demaniale deve costruire un’opera pubblica, ma non nel caso di una concessione ad un privato».

(Pubblicato il 21/04/2018)

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