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Trattative
Caos dopo no di Di Pietro. E Di Giacomo tentenna. Rispunta l’ipotesi della Grosse Koalition
Centrosinistra nel pallone dopo il rifiuto di Tonino Di Pietro che solo 24 ore fa sembrava aver messo tutti d’accordo facendo fare un passo indietro sia a Ruta che a Frattura: l’ex pm ha ribadito che non sarà della partita. La trattativa sul nome dell’aspirante governatore è nella mani dei due soci di maggioranza: Micaela Fanelli (Pd) e Danilo Leva (Molise 2.0). E non c’è ancora ufficialità neppure sulla candidatura del giudice Di Giacomo che nel centrodestra tutti indicano come l’uomo della sintesi. Per arginare il Movimento 5 Stelle rispunta anche la possibilità di creare una coalizione allargata.


di Assunta Domeneghetti

Campobasso. I telefoni squillano a vuoto. Nessuno ha voglia di parlare dopo il rifiuto di Tonino Di Pietro che solo 24 ore fa sembrava aver riportato la pace nel centrosinistra facendosi incoronare come leader della coalizione. Poi il “coup de théatre” a Telemolise dove l’ex pm, alla domanda: “Sarà lei il candidato governatore alle Regionali?”, risponde: «No, no grazie, c’ho da potare l’ulivo», per poi chiudere frettolosamente la telefonata imprecando contro il cielo «perché sto in camicia e qua fa un freddo della…».
Laura Venittelli, con una faccia da premio Oscar, non riesce a commentare, si mostra sorpresa perchè "tutti i giornali lo hanno detto", non sa che dire. Pur sapendo, l’ex onorevole democratica che è anche Presidente del Pd Molise, che le trattative erano state chiuse dal suo partito 24 ore prima, proprio sul nome di Di Pietro, e non certo dai giornalisti.

Tutto inspiegabile o solo l’ennesima strategia? Oggi, 10 marzo, quando sono passate da poco le 16, arriva una nota nelle redazioni molisane in cui si dice che la trattativa sul candidato presidente del centrosinistra non sarà più affidata a tavoli, riunioni e assemblee con centinaia di persone. Questa volta la democrazia passerà per quello che si diranno due persone soltanto: Micaela Fanelli – per il Pd – e Danilo Leva per Molise 2.0 (Ulivo 2.0, Democratic@ e Centro Democratico). E quello che ne verrà fuori sarà - dovrebbe essere, dovrà essere - il candidato a Governatore.
Tre righe soltanto, inviate dall’ex senatore Ruta, dicono che “a seguito del passo indietro di Paolo Frattura, abbiamo dato prova di disponibilità alla ricerca di una sintesi nel centrosinistra. Visti i tempi stretti, per il prosieguo, Molise 2.0 ha incaricato Danilo Leva di interloquire con il segretario del Pd Molise, nel rispetto di quanto deliberato nel corso dell’ assemblea dei 1300 delegati”.


La proposta che Leva porta per conto di Molise 2.0 (stamattina una piccola riunione coi partiti e movimenti del contenitore) è di nuovo Roberto Ruta. Fanelli insiste con Di Pietro. Questa mattina una delegazione di piddini ha fatto visita all’ex pm di mani Pulite alla masseria di Montenero di Bisaccia. «Un viaggio a vuoto» commentano i bene informati perché Tonino anche a loro ha ribadito – o meglio, avrebbe ribadito, meglio andarci piano in questi casi – che non può candidarsi. Non se la sente e ha troppi impegni campagnoli. Insomma, non sarà della partita. Ma cosa è accaduto in queste ultime 24 ore, resta un mistero degno di un giallo di Camilleri. E nel marasma di possibilità si fanno tanti altri nomi come quello di Rossella Gianfagna, di Piepaolo Nagni e di Michele De Santis.

Eppure sembrava davvero cosa fatta. Il consigliere regionale Cristiano Di Pietro ieri commentava su fb: «Sono pronto a tornare a fare il soldato e ad attaccare i manifesti da militante! Tornerei volentieri al mio lavoro sapendo di affidare la Regione Molise alla sua competenza», queste le esatte parole riferite sul ritorno di papà Tonino sulla scena politica. Poi, a rifiuto avvenuto, ha scritto: «Vabbè, peccato. Andiamo avanti». Solo uno sprovveduto potrebbe pensare che lui e suo padre non abbiano un filo diretto sulla questione. Più difficile è comprendere quali siano le ragioni di questo passo indietro che avrebbe messo insieme Pd e Molise 2.0, i soci di maggioranza del centrosinistra.

Un po’ di ipotesi, però, si possono fare. E tutte giustificano la confusione che regna sovrana in queste ore quando mancano un paio di settimane appena alla presentazione delle liste.
La prima, questa almeno accreditata dalla corrente dissidente di Molise 2.0: Di Pietro ha rifiutato perché sa che il suo nome non avrebbe messo tutti d’accordo e quindi, non capendo bene chi sta con lui chi contro di lui, ha preferito lasciar perdere la corsa per il vertice di palazzo D’Aimmo.
Garo Vini

La seconda: il suo avversario, 5 Stelle a parte, dovrebbe essere il giudice Enzo Di Giacomo, un uomo per il quale proprio Di Pietro aveva fatto un mezzo endorsement quando Renzi lo ha scartato dalla lista dei candidati al parlamento per il Pd. Che credibilità potrebbe mai avere Di Pietro in corsa contro uno che ieri avrebbe appoggiato?

Il presidente del Tribunale di Isernia – apriamo una piccola parentesi – non ha ancora sciolto le sue riserve. Il centrodestra lo ha indicato come uomo della sintesi ma lui non ha formalmente ancora accettato. Anzi, a voler restare alla sua ultima dichiarazione, Di Giacomo quella proposta l’ha rifiutata «perché – aveva detto – non ci sono le condizioni». L’impressione che si ha è che anche lui sta a guardare cosa farà il centrosinistra.


E in questo amorevole scambio di sguardi tra centrodestra e centrosinistra arriviamo alla terza ipotesi, forse la più banale ma non per questo la meno probabile: hanno tutti una gran paura di perdere e di prendere una “tranvata” dal Movimento 5 Stelle che in Molise è andato addirittura meglio che a livello nazionale, riportando percentuali bulgare e facendo l’en plain di deputati e senatori al primo colpo.
Se questa paura, questo timore dell’onda gialla, è fondato, si arriva dritti dritti a riconsiderare la coalizione allargata come ultima, e forse unica, possibilità per non regalare la vittoria ai grillini che hanno già, nel giovane avvocato Andrea Greco, il loro candidato Governatore.
La Grosse koalition in salsa molisana non accontenterà tutti, ma potrebbe mettere d’accordo parecchie anime mettendo (almeno!) la parola fine alla strenua ricerca di leader in coalizioni che dei leader veri non li hanno più da tempo.

(Pubblicato il 10/03/2018)

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