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Cronache
Giordano Bruno Guerri gli "ruba" la foto quando era lavapiatti. "Questa satira non mi piace"
La foto di Paolo Leone, trentacinquenne termolese protagonista di un viaggio per il mondo in autostop nel 2014, è finita sulla pagina twitter del giornalista Giordano Bruno Guerri che ha pubblicato lo scatto che ritraeva il ragazzo mentre lavava i piatti in una pizzeria in Australia. «Non mi ha chiesto il permesso - racconta Paolo Leone - e l’ho trovata grazie ad un amico. L’ha pubblicata per dire che sono andato dall’altra parte del mondo e ho imparato l’inglese per poi fare il dishwasher. Ma io quella satira non l’ho capita e non mi è piaciuta». Dopo la pubblicazione, sulla sua pagina facebook Paolo ha fatto partire una catena di aiuto da parte dei suoi amici e anche il giornalista si è scusato con lui.


Garo Vini
Per raccontare questa storia il dove è importante, ma il dove non c’è. O meglio, c’è ma è virtuale. È il mondo dei social network, un botta e risposta tra Twitter e Facebook, che ha origine da Google, il motore di ricerca più conosciuto al mondo dove basta una parola per trovare di tutto. Il punto di partenza ’virtuale’ in questa storia è ’lavapiatti’, parola che il giornalista Giordano Bruno Guerri ha digitato sulla barra delle ricerche. Tra i tanti scatti di persone, perlopiù giovani, che ha trovato in rete ha scelto quello che ritrae Paolo Leone, trentacinquenne termolese che nel 2014 fu protagonista di un viaggio intorno al mondo in autostop. L’ha salvata e ripostata, ovvero ripubblicata, con una didascalia che diceva: “Prima non sapeva l’inglese e faceva il lavapiatti. Ora sa l’inglese e fa il dishwasher”. Peccato però che foto e didascalia, arrivate agli occhi del protagonista dell’istantanea, non sono piaciute.

«A me quella satira non è piaciuta - confessa al telefono Paolo Leone, mentre si trova in Toscana - per niente - aggiunge - non l’ho capita. Non ho capito cosa intendesse dire. Non mi ha chiesto il permesso e non si è informato». Così Paolo, lontano dal lavoro a Padova e momentaneamente a Lucca, torna con la memoria al dicembre 2015 «quando ero un lavapiatti in una pizzeria in Australia - a Brisbane - gestita da una famiglia di napoletani dovo sono stato benissimo per quattro mesi. Mi sono divertito tantissimo, avevo pizza gratis, che era anche buona - rivela sorridendo - e quel lavoro mi serviva per pagare l’affitto di casa».

Infatti nel 2014 e per quasi due anni Paolo è stato protagonista di un viaggio che lo ha portato in giro per il mondo facendo solo l’autostop. Dopo aver lasciato il suo lavoro nel mondo dell’informatica, ha venduto tutto e si è preparato per il viaggio della vita, anzi l’avventura della vita, per scoprire il mondo e mettersi in gioco. «Ho visitato e lavorato in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Canarie, Inghilterra, Marocco e poi ho fatto tappa ad Hong Kong prima di arrivare in Australia».

E proprio da quel continente così lontano arriva la sua foto, fatta in un momento bellissimo. «L’esperienza più bella della mia vita - confessa - quella del giro intorno al mondo. E’ stata edificante, questo posso dire per riassumerla in una sola parola - la rifarei anche domani e altre mille volte ancora». Proprio in Australia, dove nel frattempo aveva mollato il lavoro in pizzeria per diventare fotografo in un parco di koala, lo aveva raggiunto anche la ragazza Arianna per un viaggio in camper che lo aveva portato ad incontrare anche tanti compaesani.

Al giornalista che ha ripubblicato quella foto Paolo Leone ha risposto tramite facebook dopo che un amico gli ha fatto notare che la sua faccia si trovava al centro di una discussione sui lavori degli italiani all’estero. Sulla sua pagina, Paolo si è rivolto direttamente al giornalista lanciando anche il commento "Gbg, ma che stai a dì" con una faccia che interpreta un punto di domanda. «Un lampante esempio di cattivo giornalismo/satira che, secondo il mio modesto parere, sfocia quasi in una fake news - ha scritto - Io non ci sto - ha aggiunto - Se stai cercando di far passare l’idea del "traditore" che lascia l’Italia per andare all’estero e vantarsi di fare una lavoro come quello del lavapiatti e magari di fare il "figo" usando il termine inglese ’dishwasher’, ti sbagli di grosso.
Eattico - Pesce di Strada
Se stai cercando di far passare qualsiasi altro messaggio, bé forse è meglio che rivedi il tuo piano editoriale perché oggettivamente non sei riuscito a trasmettere niente, visti anche i commenti confusi che hai ottenuto».

E dopo aver ricordato che il lavapiatti è un lavoro umile, che non è emigrato per andare in cerca di lavoro, ci tiene a lasciare un insegnamento «un’avventura come la mia, ed in generale di tutti coloro che si confrontano con mentalità e cultura estera, serve proprio a portare in Italia un serie di esperienze ed un bagaglio culturale che vanno considerati come oro». Per questo, con ironia, ha invitato il giornalista a fare un viaggio addirittura su Marte e da lì ha dato il via ad una catena di commenti e di post di amici che, pubblicando a loro volta proprie foto con la faccia interrogativa, lo hanno supportato.

E il giornalista ha risposto: "Caro Leone, divertito e per niente disturbato dalla simpatica campagna di reazione, anzitutto le chiedo scusa, poi le spiego: ho trovato la sua foto su google, digitando "lavapiatti", e l’ho usata non sapendo affatto di chi fosse: sono stato imprudente. Quanto al testo, mi creda: non ce l’ho né con chi fa il lavapiatti (l’ho fatto anch’io), né con chi va in Inghilterra né con chi studia l’inglese (tantomeno). La battutina che ho messo su twitter fa parte di una mia personale campagna - avrà visto che mi occupo volentieri dell’uso dell’italiano - a proposito dell’uso di termini inglesi anche quando si hanno a disposizione termini ugualmente efficaci in italiano. Se desidera la tolgo. Un cordiale saluto, con simpatia, contento di avere avuto modo di conoscere il suo spirito».

«Vada per le scuse», conclude Paolo Leone che nel frattempo, tornato a lavorare a Padova come sviluppatore web, non ha abbandonato la sua passione per i viaggi. «Sono a Lucca infatti, una estemporanea ogni tanto me la concedo». (Elb)

(Pubblicato il 24/02/2018)

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