Micaela Fanelli
PRIMONUMERO - CITTA' IN RETE
La Vida Welness
 
Cronache
Ospite a casa dell’amico di chat, l’incontro finisce con una denuncia: “Mi ha violentato”
Il campobassano e il torinese, entrambi 40enni, si erano conosciuti su facebook e avevano deciso di incontrarsi nell’abitazione di campagna del molisano. Ma il fine settimana tra amici è finito nella caserma dei carabinieri. Dove il piemontese ha raccontato di essere stato sequestrato e violentato dal coetaneo che vive vicino il capoluogo. Questi ieri sera ha presentato un esposto per calunnia: "Racconta il falso, mi estorceva denaro". Sono in corso le indagini dei militari ma il paese difende il suo concittadino: "Quel forestiero si è inventato tutto"


E’ scappato dalla casa dove era ospite, è corso al riparo e ha chiesto aiuto ai carabinieri ripetendo quello che gli era successo: «Il mio amico mi ha violentato».

La vittima è un uomo sulla quarantina. Il presunto maniaco pure. Il primo è originario della provincia di Foggia ma ormai confinato in Piemonte per motivi di lavoro. Il secondo è di Campobasso, operatore sanitario con un ottimo impiego presso una clinica del Molise. Di famiglia benestante e anche proprietario di una casetta in campagna in un paesino dell’hinterland campobassano solito utilizzarla per trascorrere i fine settimana in compagnia di amici.

E il progetto iniziale doveva essere proprio questo anche per il fine settimana tra sabato 10 febbraio e domenica 11. Un weekend programmato con l’amico di Torino che aveva conosciuto nella chat di Facebook e con il quale aveva scoperto di avere molte cose in comune: passione per la buona cucina, per lo sport e i viaggi. Quindi i preparativi fino alla partenza di venerdì e l’incontro a Campobasso sabato mattina. Una giornata in giro per la città tra shopping e passeggiate, fino ad arrivare alla sera progettata in completa spensieratezza sul divano in campagna, sprofondando in qualche bel film, patatine, pizza e qualche drink.

Fino a che l’incantesimo si è rotto.


Forse complice anche l’alcol, a dire del torinese, pare che il professionista di Campobasso ad un certo punto della serata avrebbe avanzato esplicite richieste sessuali all’impiegato. Aspetto che non sarebbe mai stato messo in conto durante le loro lunghe chiacchierate e di cui i due - sempre a dire del piemontese - non avevano mai esplicitato alcunché. Sta di fatto che a questo punto della storia, il molisano, stanco del rifiuto di quell’amico, avrebbe chiuso il portone con il chiavistello costringendo il coetaneo ad avere un rapporto sessuale. Con la forza e sotto la minaccia di fargli del male qualora avesse reagito. Quindi la violenza e l’abuso. Fino a quando ad un certo punto della serata il piemontese sarebbe riuscito a fuggire e a dirigersi verso la caserma dei carabinieri. Una volta all’interno della Stazione avrebbe esposto i fatti e denunciato il 40enne di Campobasso per sequestro di persona e violenza carnale.

I militari, raccolta la querela, hanno iniziato a cercare conferme al racconto e le indagini sono ancora in corso. L’operatore sanitario è molto apprezzato in paese, nessun precedente, persona per bene, seria e grande lavoratore.
Del torinese invece nessuno conosce nulla. Il molisano ieri - 12 febbraio - è stato anche ascoltato dai carabinieri ai quali avrebbe esposto i fatti in forma completamente opposta al primo e, anzi, di certo ha provveduto a firmare una controdenuncia per calunnia. L’operatore avrebbe raccontato che quell’amico di chat una volta entrato nella sua casa avrebbe iniziato a minacciarlo e ad estorcergli denaro. E che quindi rispetto al suo rifiuto si sarebbe vendicato inventando di sana pianta la storia dello stupro.

Una pattuglia dei carabinieri avrebbe fatto un sopralluogo anche nell’abitazione per verificare l’attendibilità dell’accusa di sequestro che stando alle prime indiscrezioni non avrebbe trovato conferme ma è ancora presto per tirare le somme: sono tuttora in corso accertamenti e verifiche. E finora quelle che si inseguono, a parte la certezza delle due denunce, sono voci e sussurri.
Intanto non è escluso che per sciogliere eventuali dubbi venga chiesta finanche una perizia medica. Dalla sua, il professionista di Campobasso avrebbe il sostegno del paese dove sono accaduti i fatti. Dove tutti sono certi della buona fede dell’uomo. Per gli investigatori, però, c’è ancora molto da capire. E ancora di più da scavare nella vita del torinese.

(Pubblicato il 13/02/2018)

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Antonio D'Aimmo
 
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