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Cronache
Accusati di omicidio colposo dopo la morte di una donna, assolti 4 medici del Cardarelli
Erano stati trascinati in Tribunale dalla famiglia di una 75enne morta a seguito di un trauma cranico e il ricovero nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di Campobasso. Il pm aveva chiesto un anno e sei mesi di reclusione. Questa mattina, 9 febbraio, la sentenza del giudice Roberta D’Onofrio: in primo grado sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo. Per i quattro medici finisce un incubo. Ma la famiglia della signora, tutelata dall’avvocato Silvio Tolesino, non si arrende: «Aspettiamo le motivazioni, poi valuteremo il da farsi». Non si esclude il ricorso in Appello.


Garo Vini
Campobasso. Per la famiglia era il classico caso di malasanità finito purtroppo in tragedia. Tutto era nato nel marzo del 2012 dopo una caduta accidentale per le scale, che aveva provocato un trauma cranico. La corsa all’ospedale Cardarelli, gli accertamenti medici e le cure farmacologiche. Nulla da fare. La donna protagonista di quell’incidente domestico era deceduta. Una morte che gridava vendetta per i familiari. Questi ultimi, dopo il lutto e la normale sofferenza dovuta ad una scomparsa così improvvisa, hanno deciso di denunciare e trascinare in Tribunale i quattro medici del reparto di Neurochirurgia della struttura sanitaria di contrada Tappino. Dal loro punto di vista, erano gli unici responsabili di quella morte.


Omicidio colposo: questa l’accusa per i quattro neurochirurghi, a cominciare dal direttore Leandro Tomeo e poi Massimo Ianiri, Maria Michela Niro e Giovanni De Caro. La 75enne, secondo la tesi del pubblico ministro, doveva essere operata d’urgenza perchè c’era una emorragia in atto. E in questo modo poteva essere salvata. Per questo, aveva chiesto una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione.

Sei anni dopo, il colpo di scena. Al termine di un processo complesso e in cui è stato necessari richiedere alcune perizie tecniche, per gli imputati finisce un incubo. Questa mattina, 9 febbraio, il giudice del Tribunale di Campobasso Roberta D’Onofrio li ha assolti in primo grado. Tutti con formula piena, ad eccezione di uno: la dottoressa Niro, colei che era stata considerata la principale responsabile del decesso. In questo caso, è stata utilizzata la formula dubitativa.

La difesa dei quattro medici è riuscita a dimostrare la correttezza della diagnosi formulata dai medici. E che comunque l’intervento non avrebbe potuto salvare la vita alla 75enne, come invece sostenuto dalla famiglia, che nel processo si è costituita parte civile.
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Quando il giudice D’Onofrio ha letto la sentenza, nell’aula del palazzo di Giustizia di viale Elena i medici hanno tirato un sospiro di sollievo. «C’è soddisfazione per aver dimostrato la piena correttezza dell’operato dei medici intervenuti e che è emersa attraverso un’articolata istruttoria dibattimentale durante la quale sono stati ascoltati diversi periti», il commento a caldo dell’avvocato Fabio Del Vecchio, legale difensore del dottor Leandro Tomeo. «Quindi, è emersa la piena legittimità dell’operato dei medici e siamo riusciti ad accertare l’effettiva verità dei fatti».


Diverso lo stato d’animo delle figlie della signora, rappresentate dagli avvocati Silvio Tolesino e Alessandra Carlomagno. «Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza per valutare il da farsi», ha sottolineato il legale. «Mi riservo qualsiasi iniziativa». Non è escluso che la sentenza di primo grado sarà impugnata in Appello.


SP

(Pubblicato il 09/02/2018)

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