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Il processo di Bari
Il direttore di Telemolise: “Paolo Frattura ha mentito e continua a mentire, ecco i riscontri”
Manuela Petescia replica punto per punto alle dichiarazioni del Governatore che ha relazionato in Consiglio regionale dopo l’interrogatorio di garanzia a Bari. “Ha detto di essere stato iscritto dopo le mie denunce, ma è falso: l’iscrizione, come aveva annunciato lo stesso pubblico ministero, è una conseguenza della assoluzione mia e di Fabio Papa”. La verità della giornalista, che carte e date alla mano, smonta le contraddizioni e ripercorre una complessa vicenda giudiziaria “che ha rischiato di far sequestrare una tv per tappare la bocca a chi racconta le sue malefatte”.


«Paolo Frattura non ha detto la verità quando ha denunciato la sottoscritta e Fabio Papa per un presunto ricatto che il giudice ha completamente scardinato. E la documentazione, la ricostruzione dei fatti, la sentenza di assoluzione e il confronto tra le parole e gli atti lo inchiodano». Manuela Petescia, direttore di Telemolise, ex imputata col magistrato campobassano Fabio Papa nel processo che si è svolto a Bari con rito abbreviato passato alle cronache come “la cena dei ricatti”, ricostruisce un’altra verità “carte” e date alla mano. E precisa, interpellata da Primonumero dopo i chiarimenti in sede di Consiglio regionale del Governatore: «Frattura continua a non essere credibile nemmeno ora, dopo l’interrogatorio subito l’altro giorno per calunnia con il concorso del suo amico e avvocato Salvatore di Pardo.

Dalla sentenza di assoluzione con formula piena – contro la quale la Procura di Bari ha fatto ricorso – alle ultime affermazioni del presidente della Giunta regionale: Manuela Petescia chiarisce a sua volta (qui l’intervento completo) come dietro questo complesso caso giudiziario, che si trascina da anni e rischia di trasformarsi in una bomba giudiziaria nell’imminenza delle elezioni regionali, ci siano affermazioni menzognere, illazioni e contraddizioni ad hoc per confondere le acque e occultare il fatto che «è stato iscritto sul registro degli indagati per il reato di calunnia dopo la nostra assoluzione» e non prima su denuncia di parte, come Frattura ha lasciato intendere in aula specificando che il fascicolo che lo riguarda è datato 2015.

«Ignora o finge di ignorare sia quello che aveva detto il pubblico ministero Drago prima della sentenza (“Se li assolvete, giudice, prendo la copia del dispositivo la inserisco nel fascicolo, iscrivo questi due signori per calunnia, è matematico e doveroso”) sia che il fascicolo a cui si riferisce Drago è del 2015 e peraltro è un mega fascicolo che contiene le indagini sulla squadra mobile e su alcuni magistrati di Campobasso per ipotesi di reato connesse al fascicolo 1414 del 2012 (quello sul Sistema Iorio, ndr). Quel fascicolo è del 2015 – continua la giornalista – ma l’iscrizione di Frattura è del 2017, e segue la sentenza».

«Frattura, come se questa sentenza non fosse mai stata pronunciata, come se il giudice non lo avesse sconfessato su tutta la linea, come se i fatti non fossero stati minuziosamente vagliati attraverso una miriade di documenti e di verifiche, dalle intercettazioni telefoniche ai tabulati, dai video ai verbali alle informative alle agende istituzionali e ai sopralluoghi, continua a ripetere le sue accuse sostenendo che la cena c’è stata e che gli abbiamo chiesto soldi. Ma la verità è agli atti ormai, e dimostra il contrario».

A cominciare dal fatto Frattura ha detto «che a stento mi conosceva, quando atti e intercettazioni hanno provato il contrario, come hanno dovuto ammettere infine gli stessi avvocati». Arrivando al particolare che ha dichiarato, sempre Frattura, «che cercavo di usare Salvatore Di Pardo per arrivare a lui, ma dagli atti emerge che non ne avevo affatto bisogno visto che eravamo grandi amici». E ancora: Telemolise, nel 2013, gli aveva riservato una campagna elettorale massacrante? «In realtà è provato che Telemolise lo aveva attaccato mediaticamente nel 2011 e non nel 2013 perché durante la sua seconda campagna elettorale per le regionali i rapporti erano ottimi».
Ci sono intercettazioni – aggiunge Manuela Petescia - «in cui io, lui e il suo sodale Salvatore Di Pardo concordiamo le strategie future e ipotizziamo l’ingresso nella società editoriale di Telemolise di nuovi imprenditori amici loro. Dunque è del tutto falso, come ha detto, che non aveva alcuna intenzione di finanziare Telemolise».

E Frattura «dice il falso anche quando si contradice descrivendo quando e come si è svolta la cena. Prima afferma che è avvenuta “nella villetta dove alloggiavo con Fabio Papa quando mi fermavo a Campobasso”, poi qualche mese dopo dichiara di aver appreso dell’esistenza del nostro rapporto “con sommo stupore”. Un’altra volta sostiene che la cena si era svolta nella “mia villetta”, poi dichiara che era disordinata perché Fabio Papa stava traslocando».


Infine una domanda, la stessa che a Paolo Frattura hanno già posto in tanti, senza però finora ottenere una risposta plausibile: come è possibile che un presidente di Regione non riesca a fornire una data e non riesca in alcun modo appuntamenti e spostamenti circoscritti a un mese, al massimo due mesi? «Eppure ha un nutrito staff di segreteria, alcuni impegni istituzionali compaiono perfino su internet attraverso i comunicati stampa del presidente che sono pubblicati sul sito della Regione Molise. Frattura – conclude il direttore della tv molisana – ha detto il falso anche sostenendo che la sua denuncia non aveva secondi fini, mentre si conclude con la richiesta di sequestrare Telemolise, tappare per sempre la bocca a una televisione che si occupava dei suoi affari e le sue malefatte. Per tutte queste ragioni la credibilità di Paolo Frattura è pari a zero”.

(Pubblicato il 09/02/2018)

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