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Quinto assessore, ci risiamo: modificato Statuto. Ora si può aggiungere un’altra poltrona
Il Consiglio regionale ha cambiato lo Statuto della Regione Molise: ora sarà possibile nominare un quinto assessore in Giunta. Con la modifica si istituisce anche la figura del sottosegretario alle presidenza. In aula fioccano le polemiche "perché così aumentiamo i costi dribblando i tagli del decreto Monti" dice Totaro (Mdp). Contrari anche Patrizia Manzo (M5S) e Massimiliano Scarabeo, ex capogruppo del Pd.


Campobasso. È uscito dalla porta per rientrare dalla finestra: il quinto assessore è di nuovo nominabile grazie a una modifica allo Statuto regionale approvata nella seduta del 6 febbraio e votata dalla maggioranza di centrosinistra unitamente al centrodestra. A palazzo D’Aimmo se n’è parlato dopo che il governatore Paolo di Laura Frattura ha chiarito la sua posizione sulla famosa ’cena dei ricatti’.
Patrizia Manzo, Francesco Totaro e Massimiliano Scarabeo sono i tre consiglieri che si sono opposti alla possibilità di allargare l’esecutivo dopo che il decreto Monti aveva fissato a quattro il numero massimo di assessori in giunta.

Il nuovo Statuto, infatti, stabilisce che il numero massimo di assessori potrà essere “un quinto dei componenti del Consiglio regionale arrotondato all’unità superiore”. Considerato che i consiglieri sono 20, con il presidente della Giunta 21, e che un quinto di 21 è 4,2, arrotondando per eccesso si arriva a 5.
Si tratta, comunque, di una possibilità, sia chiaro, non è certo un obbligo aggiungere un’altra poltrona in campagna elettorale.


Ma c’è dell’altro: grazie alla modifica dello Statuto l’aula di Palazzo D’Aimmo potrà dotarsi anche di un sottosegretario alla presidenza, figura deputata al mantenimento dei rapporti tra Giunta e Consiglio. Si tratta di una «figura che parteciperà alle sedute di Giunta senza diritto di voto, che potrà essere incaricato dal presidente di seguire specifiche questioni e che sostituirà gli assessori nella risposta alle interrogazioni dei Consiglieri. Insomma – questo scrivevano i portavoce del Movimento 5 Stelle durante la prima lettura di novembre 2017 - una figura che dovrebbe conoscere ogni materia, ogni atto, un tuttologo che quindi servirà a poco se non a nulla». Da qui la scelta di votare no alla modifica «anche perché siamo ancora senza il nuovo regolamento di funzionamento del Consiglio regionale che si muove ancora come se ci fossero 30 membri», ha aggiunto Manzo.

Convinto di un lievitamento della spesa anche Francesco Totaro (Mdp): «Ho votato no – ha detto il consigliere – perché ci saranno costi in più con il quinto assessore e il sottosegretario. Per me questa manovra è solo un modo per ‘dribblare’ il taglio ai costi della politica voluto da Monti.
Non dimentichiamo che già la nuova legge elettorale ha previsto la sospensione dalla carica di consigliere per chi diventa assessore. Così facendo il Consiglio tornerà a 25, praticamente ci avviciniamo sempre più ai 30 consiglieri prima che Monti imponesse la sua cura per contenere la spesa».


Tuttavia, a palazzo D’Aimmo si è fatto sentire pure il clima da campagna elettorale. Dall’introduzione del quinto assessore e del sottosegretario, il dibattito si è spostato poi sui costi della politica e sull’abolizione del vitalizio. In quest’ultimo caso, si è scatenata una vera e propria ’corsa’ a rivendicare la paternità della decisione imposta dall’ex governo tecnico guidato da Mario Monti e recepito nel 2012 dall’allora esecutivo targato Michele Iorio. «Ma è grazie al voto di alcuni esponenti dell’attuale maggioranza se il vitalizio è stato abolito a partire dalla legislatura corrente», hanno ricordato Parpiglia e Ciocca. Tuttavia, il ’mercato’ con l’offerta più attraente per l’elettorato che si è scatenato in via IV Novembre non è piaciuto a molti. La Lattanzio ha abbandonato l’Aula, mentre l’atteggiamento di alcuni consiglieri è stato stigmatizzato pure dal governatore Paolo di Laura Frattura.

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(Pubblicato il 06/02/2018)

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Enrico Colavita
 
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