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Cronache
8 mesi di reclusione per il camionista che uccise Gabriele Caccavaio. "Giustizia è fatta"
Oggi pomeriggio, 11 gennaio, la Corte d’Appello di Campobasso ha ribaltato la sentenza di primo grado condannando l’autotrasportatore 52enne imputato per omicidio colposo dopo il tragico incidente del 5 agosto 2010. Sulla provinciale 166 tra Bonefro e Casacalenda perse la vita il ragazzo di 29 anni che morì sul colpo dopo essersi scontrato frontalmente contro il tir. «I giudici - ha spiegato il legale difensore della famiglia Caccavaio, Erminio Roberto - hanno ritenuto che l’imputato fosse corresponsabile e, riconoscendo anche il concorso di colpa della vittima, lo hanno condannato a otto mesi di reclusione con pena sospesa e al risarcimento del danno a favore delle parti civili».


Campobasso. Si sono abbracciati, poi sono scoppiati in un pianto liberatorio nell’aula della Corte d’Appello del Tribunale di Campobasso. In secondo grado i giudici hanno condannato a 8 mesi di reclusione (con pena sospesa) l’autotrasportatore di 52 anni di San Giuliano di Puglia. Contro il suo mezzo pesante si era scontrato e poi era morto sul colpo Gabriele Caccavaio. Un incidente tragico, avvenuto il 5 agosto del 2010 sulla provinciale 166 tra Bonefro e Casacalenda e che ha spezzato troppo presto la vita del ragazzo campobassano.

Quella morte – e probabilmente in tanti lo ricorderanno ancora - ha sconvolto tutta la città. Ma soprattutto ha lasciato nella disperazione i genitori e il fratello di Gabriele, il ragazzo dagli occhi color del cielo che sognava di diventare infermiere e si stava per laureare alla Cattolica di Campobasso.

Oggi pomeriggio, 11 gennaio, nel tribunale di viale Elena, il collegio giudicante (composto dal presidente Pupilella, dalla dottoressa Paolitto come relatore e dal dottor Fiorilli) ha ribaltato la sentenza di primo grado pronunciata a novembre del 2016 dal Tribunale di Larino: il camionista, accusato di omicidio colposo, era stato assolto perché «il fatto non costituisce reato», venne riconosciuto all’epoca. Sentenza che è stata impugnata dai legali rappresentanti della famiglia Caccavaio, gli avvocati Roberto e Piacci.

«La Corte d’Appello ha ritenuto che l’imputato fosse corresponsabile e, riconoscendo anche il concorso di colpa della vittima, lo ha condannato a otto mesi di reclusione con pena sospesa e al risarcimento del danno a favore delle parti civili», ha spiegato l’avvocato Erminio Roberto. La famiglia di Gabriele si era costituita parte civile nel processo.

I giudici hanno riconosciuto la corresponsabilità dell’incidente, imputandola per il 60% al camionista e per il 40% alla vittima. «Siamo soddisfatti per questa sentenza – ha aggiunto il legale – perché c’era una perizia disposta dal Tribunale che ci era negativa e che io e la collega, l’avvocato Piacci, abbiamo smontato quello che era un ostacolo duro».
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Anche per la famiglia, che ha perso improvvisamente un figlio a 29 anni, finisce un calvario. La sentenza di assoluzione del camionista era stata per loro un macigno sul cuore, aveva aggiunto dolore al dolore. Al lutto la madre di Gabriele, la signora Carmen Fichera, ha provato a reagire dando vita alla sezione di Campobasso dell’Associazione familiari e vittime della strada. Oggi pomeriggio, quando il giudice ha finito di leggere la sentenza, le lacrime hanno rigato il volto dei genitori e del fratello del 29enne. Nessuna intervista agli organi di informazione, troppo forte la commozione.

Solo Simone, il fratello di Gabriele, in un post su Facebook si è limitato a scrivere: «Oggi il tribunale di Campobasso ha condannato l’assassino di mio fratello. Sette anni di agonia che non potrò mai cancellare. Ora, Gabri, vola libero».
SP

(Pubblicato il 11/01/2018)

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